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La dieta mediterranea fa bene al cervello

Scritto da: Redazione Web Macro | Alimentazione e Diete, Salute e Benessere

La dieta mediterranea fa bene al cervello

Dal 12 al 19 marzo in tutto il mondo si stanno organizzando eventi legati alla Settimana del Cervello: un'occasione per approfondire le più recenti conoscenze neuroscientifiche e per sensibilizzare l'opinione pubblica circa l'importanza della ricerca.

Come Macro, l'occasione ci porta a far riflettere che anche per il cervello, come per ogni altra parte del nostro corpo, sono fondamentali anche la cura e conoscenza che si ha di sé stessi e di quanto il benessere è legato anche allo stile di vita e alle scelte che si fanno, in primis a tavola.

C'è, per esempio, un diretto collegamento tra dieta mediterranea e la difesa da uno degli attacchi più insediosi che il cervello umano sta subendo sempre di più, ovvero la demenza di Alzheimer.

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Che cos'è la Dieta Mediterranea

Tutto cominciò nel secondo dopoguerra quando la fondazione Rockefeller incaricò un team di epidemiologi di studiare l’alimentazione, supposta molto carente, della sottosviluppata isola di Creta.

In quel luogo, le calorie della dieta erano derivate per il 61% dai vegetali, per il 7% da cibi animali (soprattutto pesce) e per il 32% dai grassi, dei quali il più rappresentato era l’olio di oliva.

A quel tempo la dieta americana ricca di proteine animali era ritenuta la migliore, ma la scoperta che a Creta vi fosse un tasso estremamente basso di malattie degenerative e cardiovascolari suscitò molte perplessità.

Lo studio venne completato negli anni Settanta da A. Keys e rimase noto come “Studio dei sette paesi”, ossia quei Paesi che si affacciavano sul Mediterraneo tra i quali l’Italia. Sino ad allora nessuno aveva prestato attenzione a un’alimentazione povera come quella mediterranea.

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La prevenzione delle malattie degenerative

Un aspetto vantaggioso di questo sistema nutrizionale è innanzitutto quello legato al ruolo primario che la fibra alimentare possiede nella prevenzione delle malattie degenerative.

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Ancora ai primi del Novecento, l’alimentazione tradizionale dei contadini, specie nel Sud dell’Italia, era costituita da pane integrale, ortaggi, olive nere, frittelle di ceci, pasta con formaggio grattugiato (non tutti i giorni), cicoria ed erbe selvatiche. L’uso della carne era sporadico o riservato alle festività.

Uno studio recente afferma che pesce, olio di oliva, frutta e verdura abbondanti, e d’altro canto basse quantità di carne, possano fare molto bene alle nostre cellule cerebrali rallentando il processo fisiologico dell’atrofia cerebrale, cioè il “rimpicciolimento” del cervello che si manifesta con il passare degli anni, soprattutto nella terza età, con conseguente perdita delle sue connessioni e funzionalità.

L’effetto antiossidante e neuroprotettivo della dieta mediterranea si pone come un valido aiuto per contrastare il declino cognitivo di ogni età e ritardare l’evoluzione di malattie devastanti come, appunto, la demenza di Alzheimer.

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