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Come orientarsi nel mare delle diete sul web

Alimentazione e Diete

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Oggi siamo letteralmente bombardati da ogni tipo di informazione sull’alimentazione e spesso ciò che leggiamo su internet o sui libri o sentiamo dagli esperti, è molto contraddittorio. Insomma si legge o si sente tutto e il contrario di tutto, quindi rischiamo di ritrovarci più confusi di prima oppure di sperimentare diete pericolose. Come possiamo quindi scegliere consapevolmente uno stile alimentare sano?


Dealma Franceschetti

Oggi siamo letteralmente bombardati da ogni tipo di informazione sull’alimentazione e spesso ciò che leggiamo su internet o sui libri o sentiamo dagli esperti, è molto contraddittorio.

Insomma si legge o si sente tutto e il contrario di tutto, quindi rischiamo di ritrovarci più confusi di prima oppure di sperimentare diete pericolose.

Quale stile alimentare scegliere allora?

Consiglio sempre di utilizzare questi 3 parametri come “bussola” per navigare nelle acque insidiose delle mille diete o stili alimentari.

1. L’alimentazione nella storia umana a partire dalla nascita dell’agricoltura fino alla rivoluzione industriale

Dalla nascita dell’agricoltura, circa 12 mila anni fa, tutti i popoli della Terra hanno consumato cibi simili. Possiamo individuare 3 alimenti in particolare: i cereali, i legumi e le verdure.

A questi 3 alimenti “cardine”, che hanno creato le fondamenta dell’alimentazione umana, si sono aggiunti altri cibi, a seconda dell’area geografica e del clima: frutta, semi oleosi, carne, pesce, uova, latticini, alghe, oli, sale integrale.

Ciò che ha accomunato la maggior parte dei popoli sono state anche le proporzioni di questi cibi: molti cereali, verdure e legumi e poco cibo animale. Fanno eccezione le popolazioni che vivono in luoghi con condizioni climatiche particolari, ad esempio gli Inuit, che vivendo sul ghiaccio, hanno a disposizione principalmente la carne di foca. Pagano questa condizione con una vita media piuttosto corta e un invecchiamento precoce.

È interessante notare che un’alimentazione a base vegetale, con poco cibo animale appartiene ai popoli più sani e longevi del pianeta. I più longevi sembrano essere gli abitanti dell’isola di Okinawa, in Giappone, che storicamente hanno consumato principalmente cereali, verdure, legumi, alghe (la Kombu in particolare), soia, frutta e pesce.

Quindi consiglio di diffidare di qualsiasi dieta o stile alimentare che si discosti troppo dalla storia alimentare umana, che è ben “rodata” nei secoli. Oggi abbiamo perso la bussola di questa alimentazione antica, eccedendo con cibi industriali, abusando di cibo animale e utilizzando alimenti vuoti come la farina raffinatissima “00” (mai esistita fino alla rivoluzione industriale) e lo zucchero. Forse dovremmo tornare indietro per poter andare avanti!

2. La dieta mediterranea antica

La cosiddetta Dieta mediterranea di cui tanto ci vantiamo nel mondo, non corrisponde certamente all’alimentazione moderna. La definizione “dieta mediterranea” è stata inventata dal biologo e fisiologo statunitense Ancel Keys.

Nel 1952 iniziò a studiare l’alimentazione dei napoletani per capire come mai le malattie cardiovascolari fossero pressochè sconosciute, se non nella esigua popolazione ricca. Il dottor Keys arrivava dagli Stati Uniti, un paese che già in quegli anni era flagellato dalle malattie cardiovascolari, tanto che il 50% dei maschi adulti moriva per infarto e all’epoca non si sapeva perchè. Scoprì che una dieta povera di grassi (soprattutto animali) e molto sobria, era la chiave della salute cardiovascolare dei napoletani.

Nel 1958 avviò lo studio “Seven Countries Study”, in cui venivano comparati i regimi alimentari di 12 mila soggetti di 7 paesi diversi, di tre continenti (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia). Scoprì che la mortalità per cardiopatia ischemica era molto più bassa tra le popolazioni del bacino del Mediterraneo che si cibavano in prevalenza di cereali, pasta, pesce, verdura, frutta e utilizzavano esclusivamente olio d’oliva come condimento. Al contrario, nei soggetti dei paesi nordici come la Finlandia, dove il regime alimentare quotidiano includeva molti grassi saturi (burro, strutto, latte, carne rossa), la mortalità era più alta.

Questo studio, in cui dimostrò lo stretto legame fra l’elevata incidenza delle cardiopatie coronariche e il consumo di grassi saturi in sette paesi, lo rese famoso in tutto il mondo. Coniò il termine “dieta mediterranea” per riassumere uno stile alimentare composto di cereali integrali e semi integrali, pasta, legumi, verdure di stagione, pesce, oli di buona qualità, semi oleosi e frutta.

Oggi l’alimentazione moderna è davvero lontana dalla dieta mediterranea originale, perché troppo ricca di grassi, di farine raffinatissime, di zucchero e di cibi industriali. Ed è povera di cereali integrali e legumi.

Di nuovo, il mio invito resta sempre quello di buttare un occhio al passato e diffidare di chi si allontana troppo dall’alimentazione antica del bacino del Mediterraneo. Può essere utile intervistare i nonni per farsi raccontare cosa mangiavano da bambini o ragazzi (prima della seconda guerra mondiale, altrimenti non vale!).

Leggi anche: la dieta mediterranea fa bene al cervello

3. Ascoltare il corpo

Il nostro corpo sa tutto. E’ più esperto del più eminente studioso, scienziato o guru del momento. La sa lunga….ed è in grado di guidarci nelle scelte alimentari, se glielo permettiamo.

Ma come si fa ad ascoltare il corpo? Due segreti:

  1. “pulizia”
  2. allenamento.

1. “Pulizia”: se il nostro corpo è intossicato ci manderà solo segnali di compensazione, che noi chiamiamo “voglie” e che non è bene ascoltare. Per poter sentire davvero i messaggi che ci possono aiutare, dobbiamo prima “pulire” il corpo e quindi l’alimentazione.

Significa ridurre drasticamente o addirittura eliminare per qualche tempo i cibi più intossicanti e che ci rendono “sordi” ai messaggi: carne, salumi, uova, formaggi, zucchero, alcol, farine raffinate, caffè, frutta tropicale, cibi industriali (anche quelli che sembrano sani perché sono bio o vegan, ecc.).

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2. Allenamento: come per ogni cosa bisogna allenarsi! Dopo aver ripulito il corpo possiamo iniziare ad ascoltare i suoi segnali e collegare i sintomi ai cibi. Se il giorno dopo alla pizza ci viene il mal di testa o ci sentiamo stanchi e con la pancia gonfia, dobbiamo pensare che non è “sfortuna” o una giornata storta, ma la pizza! Non solo, pian piano cominceremo a sviluppare una sorta di intuito, che ci dirà quali cibi sono adatti alle nostre esigenze e quali no. E’ un percorso graduale per riprendere contatto con il nostro corpo e migliorare la consapevolezza.

Ora che avete le idee più chiare (almeno spero!), scegliete il vostro stile alimentare con consapevolezza e buon senso, magari facendovi raccontare dai nonni (almeno ultra novantenni!) cosa mangiavano da ragazzini. Vi sarà utile per valutare tutto ciò che leggerete sul web e sui libri.

Leggi gli altri articoli di Dealma Franceschetti:

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Cereali integrali: pro e contro
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Dealma Franceschetti
Dealma Franceschetti è una autrice, cuoca, consulente macrobiotica e foodblogger.Diplomata a La Sana Gola di Milano, ha creato il progetto “La... Leggi la biografia
Dealma Franceschetti è una autrice, cuoca, consulente macrobiotica e foodblogger.Diplomata a La Sana Gola di Milano, ha creato il progetto “La via macrobiotica” attraverso un sito e un blog: quest'ultimo è diventato il più importante punto di riferimento sul web per la macrobiotica.Oggi Dealma Franceschetti tiene corsi di cucina... Leggi la biografia

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