Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri MyMacro: Registrati Entra Scopri MyMacro: Registrati Entra
Benessere e conoscenza dal 1987
Home / Blog / Spiritualità

L'accettazione totale: la pratica buddista per vivere senza paura

Spiritualità

L'accettazione totale: la pratica buddista per vivere senza paura

Spiritualità

L'accettazione totale: la pratica buddista per vivere senza paura
3 condivisioni

Accettare se stessi con i propri limiti, le proprie paure, le ambizioni e i difetti sembra facile, ma la maggior parte di noi probabilmente non riesce a farlo perché si sente inadeguato. Guardiamo il giardino degli altri e lo vediamo più verde e più bello: gli altri sono più belli, più perfetti, più felici, smaglianti e brillanti.


Romina Rossi

Accettare se stessi con i propri limiti, le proprie paure, le ambizioni e i difetti sembra facile, ma la maggior parte di noi probabilmente non riesce a farlo perché si sente inadeguato. Guardiamo il giardino degli altri e lo vediamo più verde e più bello: gli altri sono più belli, più perfetti, più felici, smaglianti e brillanti. Viviamo quindi nell’inadeguatezza e pieni di paure che limitano la nostra esperienza di vita. Lottiamo per arrivare da qualche parte, per essere persone migliori, per raggiungere qualcosa, per evitare di fare errori. E ci convinciamo che siccome non siamo alla pari degli altri, non siamo amati. Viviamo in questa sorta di trance di inadeguatezza la maggior parte della nostra vita senza nemmeno rendercene conto.

I limiti dell’inadeguatezza

Questa inadeguatezza è la stessa che costruisce le sbarre della prigione dentro la quale ci condanniamo: vogliamo essere accettati dagli altri, ma per farlo abbiamo paura di mostrare ciò che realmente siamo, perché se mostriamo agli altri i nostri difetti e i punti deboli, gli altri smetteranno di amarci. Allora nascono la vergogna e il senso di inferiorità rispetto agli altri; tutto questo loop negativo alla lunga non fa che aumentare il dolore interiore con il quale con-viviamo.

Sotto il peso di questo ingombrante bagaglio perdiamo di vista la completezza del nostro essere. Alla meglio ci identifichiamo solo con un frammento del nostro io, che percepiamo come incompleto, a rischio e separato dal resto del mondo. Se la sensazione di chi siamo è definita dai sentimenti di bisogno e insicurezza, ci dimentichiamo che siamo anche curiosi, divertenti e affettuosi. Ci dimentichiamo del respiro che ci nutre, dell’amore che ci unisce, dell’enorme bellezza e fragilità che sono la nostra esperienza condivisa dell’essere vivi. Sotterriamo il nostro vero io e la sua natura consapevole sotto un cumulo di sentimenti negativi e autodistruttivi.

Uscire dalla prigione dell’inadeguatezza

Eppure c’è un modo per liberarsi di questo pesante fardello: la strada per uscire dalla nostra gabbia comincia con l’accettazione totale di noi e della nostra vita, abbracciandola con consapevolezza e attenzione all’esperienza che facciamo momento per momento. Accettare assolutamente tutto significa diventare consapevoli di quello che sta accadendo al nostro corpo e alla nostra mente in ogni momento, senza cercare di controllarli, giudicarli o allontanarci. Si tratta cioè di un processo interiore che ci permette di accettare la nostra esperienza presente: è provare dolore e tristezza senza resistervi, oppure desiderio e repulsione verso qualcuno senza giudicarci per ciò che proviamo o sentiamo. Detto in parole ancora più semplici, accettazione totale significa riconoscere quanto sta accadendo dentro di noi e guardare quello che vediamo con cuore aperto, gentile e amorevole.

Due ali per volare

L’accettazione totale ci fornisce due solide ali che ci permettono di spiccare il volo verso la felicità interiore. Ogni ala è importante ed è uno strumento che ci permette di accettare noi stessi e ciò che stiamo vivendo. Una delle due ali è costituito dalla mindfulness, una qualità della consapevolezza che riconosce esattamente quello che sta succedendo nell’esperienza del momento. Se siamo consapevoli della paura, ad esempio, saremo anche consapevoli che i nostri pensieri vorticano, che il corpo diventa rigido e tremante, che abbiamo l’impulso di scappare. Con la mindfulness, ossia la capacità di vedere chiaramente, accettiamo questo sentimento come parte di qualcosa che stiamo vivendo in questo momento.

L’altra ala è costituita dalla compassione, intesa come la nostra capacità di relazionarci in modo gentile e comprensivo con quello che percepiamo. Invece di resistere alle nostre sensazioni di paura o dolore, abbracciamo il nostro dolore con la dolcezza di una madre che tiene in braccio il proprio bambino. Grazie alla compassione possiamo avere un rapporto con la vita di questo momento così com’è.

Queste due ali sono inseparabili ed entrambe essenziali per uscire dalla nostra trance dell’inadeguatezza. Per esempio, se veniamo rifiutati da qualcuno che amiamo, piuttosto che cadere preda di pensieri ossessivi, dando la colpa a chi ci ha feriti e credendo di essere stati rifiutati perché siamo difettosi, possiamo trovare l’equilibrio e la chiarezza necessarie per scegliere cosa dire o fare.

Fare una pausa e dire sì

La prima reazione di fronte a qualcosa che non sta andando nel verso giusto è quella di prenderne il controllo, gestendo quello che sta accadendo. Paradossalmente più abbiamo paura del fallimento e più freneticamente corpo e mente lavorano. E sempre freneticamente riempiamo le nostre giornate con impegni correndo di qua e di là. E se nel bel mezzo di questi impegni ci fermassimo e prendessimo nota della nostra esperienza interiore?

Imparare a fermarsi è il primo passo da compiere nella pratica dell’accettazione totale. Possiamo fare una pausa nel bel mezzo di quasi tutte le attività e può durare qualche istante, per ore o intere stagioni della nostra vita. Potremmo prenderci una pausa dalle responsabilità che abbiamo sedendoci per meditare, oppure fermarci quando ci sentiamo felici o commossi, permettendo a quei sentimenti di entrare nel nostro cuore. Si può fare la prova anche ora, smettendo di leggere e sedendoci senza far niente, prendendo nota di quello che stiamo sperimentando.

Un altro utile strumento è la pratica del dire di sì alla nostra esperienza. Permettere a noi stessi di provare paura o vulnerabilità, avidità o agitazione, significa tenere in mano la nostra vita con amicizia incondizionata.

Dire sì non vuol dire tuttavia approvare i pensieri cattivi o affondare ulteriormente nei nostri sentimenti, ma piuttosto permettere in modo cosciente ai nostri pensieri e alle nostre sensazioni di nascere naturalmente e andarsene con altrettanta naturalezza. Piano piano possiamo allargare il sì a tutta la vita che stiamo vivendo. Questa pratica ha in sé qualcosa di liberatorio e coraggioso e prima che ce ne rendiamo conto la gioia inonderà la nostra vita!

Abbiamo a disposizione molti straordinari strumenti per liberarci dalle paure, dalle angosce e dai sensi di colpa, e per accettare quello che siamo e a convivere con i nostri sentimenti e le nostre "imperfezioni". Dobbiamo solo imparare a usarli e a metterli in pratica nel nostro quotidiano.


Romina Rossi
Giornalista freelance e web writer, collabora con la rivista “Vivi Consapevole” e diversi siti web, occupandosi prevalentemente di medicina... Leggi la biografia
Giornalista freelance e web writer, collabora con la rivista “Vivi Consapevole” e diversi siti web, occupandosi prevalentemente di medicina naturale, benessere olistico e tecniche naturali di guargione.L’amore per la Natura e la curiosità di capire i complicati e delicati meccanismi di funzionamento dell’uomo, la portano a intraprendere... Leggi la biografia

3 condivisioni

Potrebbero interessarti altri articoli del blog



Vivere Macro n. 18 - Chi non si ferma è perduto
Omaggio Vivere Macro n. 18 - Chi non si ferma è perduto

Iscriviti a My Macro e ricevi questo omaggio!

Voglio ricevere Vivere Macro n. 18 - Chi non si ferma è perduto