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Il perdono nel tradimento

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Il perdono nel tradimento

Quando si vive un tradimento, sia che lo si abbia fatto o ricevuto, è necessario partire da ciò che si sente, si prova e si fa. Perché se non si ha la forza di affrontare o di cambiare la situazione esterna si può invece trasformare la qualità del proprio mondo interiore.


Daniel Lumera

Concedere o no perdono quando si è stati traditi o si ha tradito

Uno dei temi che trattiamo nella Scuola Internazionale del Perdono riguarda le relazioni. Un approfondimento è relativo alla decisione di concedere il perdono quando veniamo traditi.

La prima cosa che è necessario chiarire è che la maggior parte delle persone che iniziano un processo di perdono per un tradimento sono proprio coloro che hanno tradito! Sembra paradossale ma non lo è. Il senso di colpa a volte può rendere la vita impossibile. In ogni caso si arriva sempre alla consapevolezza che il vero perdono è rivolto solo e sempre a se stessi.

E questo vale anche per chi il tradimento lo ha ricevuto, perché uno dei capisaldi della filosofia de “I 7 Passi del Perdono” è la piena assunzione della propria responsabilità.

Il concetto di responsabilità e causalità

La prospettiva migliore per iniziare un processo di perdono consiste nell’assumersi la totale responsabilità di ciò che si è vissuto, per quanto doloroso possa essere stato. Partire da una condizione in cui si ammette il principio di causalità (secondo cui ognuno di noi è totalmente responsabile di ciò che vive, che pensa, che prova e che fa) da un grande vantaggio: se è vero che sono stato causa di tutto ciò e che è mia la responsabilità, è anche vero che posso cambiare ogni cosa perché così come l’ho creata posso “discrearla” ed essere causa di una nuova realtà più armonica e allineata con le mie esigenze profonde.

Il valore pedagogico del principio di causalità applicato al perdono ha un importanza enorme, anche se porta con se delle implicazioni a volte poco comprensibili da una mente troppo razionale. Ammettere la propria causalità e assumersi la responsabilità della propria vita può apparire complesso per due motivazione principali: la prima risiede nel fatto che ci si potrebbe sentire in colpa per ciò che si è vissuto; la mente ci suggerisce “Oltre il danno anche la beffa! Oltre a essere stato tradito e aver subito un torto devi assumerti anche la responsabilità di quanto è accaduto?!”. Se non si capiscono bene le ragioni e i vantaggi di questa prospettiva l’ego potrebbe sentirsi un tantino frustrato e ribellarsi.

La seconda motivazione è che prevale nella persona il senso di vendetta, di ingiustizia e il bisogno di rivalsa. Dobbiamo dunque partire da ragioni razionali e logiche per poter trovare una convenienza nel perdono e in questa prospettiva scegliere la strada della responsabilità.

Quanto è difficile perdonare

Normalmente chi prende in considerazione l’opzione perdono in un tradimento è perché ha maturato delle profonde ragioni esistenziali: non è semplicemente stufo di stare male, ma è stufo di essere stufo. Di norma è allora che si inizia a prendere in seria considerazione l’opzione apparentemente più irragionevole: amarsi veramente e integrare il vissuto.

In realtà sposare senza riserve la prospettiva di essere autori della propria realtà (a prescindere dal vissuto) risulta essere un espediente straordinario per poter recuperare il proprio potere personale rispetto all’accadute e alle persone coinvolte e riuscire dunque a liberarsi dalla sofferenza.

Prendere contatto con quella parte di se stessi che è origine delle emozioni e dei pensieri vuol dire potersi liberare dalle cause che creano in noi sofferenza. Ma si è veramente disposti a fare questo? Alcune persone sono così assuefatte dal proprio dolore che non vogliono rinunciare ad esso; non vogliono dare all’altro la soddisfazione di star bene.

Meccanismi contorti..

A volte scattano dei meccanismi di automanipolazione e perversione così sottili da essere veramente difficili da estirpare. “Non voglio dare all’altro la soddisfazione di vedermi star bene. Deve sentirsi in colpa per quello che ha fatto”. La propria sofferenza diventa la vendetta perpetrata. Rinunciamo al nostro benessere e felicità pur di punire l’altro.

Altre volte invece si concede il perdono proprio per dimostrare di essere superiori e non dar la soddisfazione di vederci star male. In tutti questi casi si tratta di un “falso” perdono.

Uno dei compiti della Scuola Internazionale del Perdono è innanzitutto quello di chiarire cosa sia il perdono autentico e come si possa raggiungere questa esperienza in una forma completa. I processi mentali distorti di un ego ferito, a meno che non ci sia un profondo lavoro di crescita personale, sono realmente tossici per se stessi e per gli altri.

Per sbarazzarci di tutto ciò è necessaria consapevolezza e il perdono è proprio uno strumento che permette di educarci e riprogrammare la nostra abilità di essere felici. I sintomi di chi ha raggiunto una vera esperienza di perdono sono i seguenti: si sente felicità incondizionata, leggerezza e gratitudine; si prova amore per tutto ciò che è stato e si sente un profondo senso di liberazione. Se manca anche solo uno di questi componenti il processo non è completo.

Perché perdonare fa bene

Al tema del perdono nelle relazioni in cui è avvenuto un tradimento la Scuola Internazionale del Perdono dedica un incontro di un intero fine settimana: 16 ore di formazione dove vengono insegnanti dei protocolli esperienziali per smettere di essere manipolati e manipolare e integrare il passato, guarendo le relazioni.

Uno degli obiettivi principali consiste nel far comprendere alle persone come costruire delle relazioni consapevoli e felici. Il punto di partenza rimane sempre uno: se stessi. Quando si vive un tradimento, sia che lo si abbia fatto o ricevuto, è necessario partire da ciò che si sente, si prova e si fa. Perché se non si ha la forza di affrontare o di cambiare la situazione esterna si può invece trasformare la qualità del proprio mondo interiore.

Il perdono parte da qui per poi incidere profondamente anche sulle relazioni esterne. Cambiare la propria interiorità è il modo migliore per poter cambiare il mondo che ci circonda. Innanzitutto perché, male che vada, non staremo più male per ciò che è successo, e poi perché più in profondità siamo capaci di andare dentro noi stessi e più saremo capaci di cambiare anche ciò che ci circonda.

Le nostre azioni, dopo un percorso interiore di perdono, non saranno più motivate da rancore, rabbia, confusione, dolore, ma saranno il prodotto di un senso di chiarezza, di liberazione e di consapevolezza. Le nostre scelte verranno prese da questo nuovo stato interiore e daranno dei frutti che incideranno positivamente sulla qualità della nostra vita.

Chi sa perdonare vive meglio, in salute ed equilibrio ed è capace di costruire relazioni prospere e consapevoli. Il perdono è una di quelle abilità fondamentali di un nuovo modo di essere umani e ci auguriamo che diventi presto una delle materie scolastiche presenti in tutti i livelli dell’educazione.

Da dove iniziare?

Nel libro “I 7 Passi del Perdono” vengono spiegate una serie di tecniche per comprendere il processo del perdono. Queste fanno parte di un metodo più ampio ed efficace (costituito da 21 protocolli esperienziali) che è oggetto di studio e divulgazione della Scuola Internazionale del Perdono e che fa parte del corso di specializzazione e del master attualmente attivi in Italia per diventare Life Designer sul perdono (I Life Designer sono specialisti capaci di facilitare le persone a tracciare un disegno di vita consapevole).

Tutte le tecniche presenti nel libro vanno bene per approcciarsi al tema del tradimento/perdono, tuttavia una in particolare rappresenta un ottimo punto di partenza. Si tratta del perdono ciclico.

Il perdono ciclico

Questa particolare tecnica di perdono permette di prendere contatto col proprio corpo e di liberare i blocchi e i pesi che somatizziamo a livello fisico e che hanno invece origine in come interpretiamo i vissuti e le situazioni che viviamo.

Se ci stiamo punendo con un senso di colpa o se siamo vittime di noi stessi e ci siamo rinchiusi in un meccanismo perverso di sofferenza, questa tecnica di perdono permette di prendere coscienza dei meccanismo distorti e gradualmente di liberarsi di essi.

Il consiglio è dunque quello di leggere il capitolo relativo alle fasi cicliche del perdono e di applicare la tecnica base del perdono ciclico. Si potrà eseguire la tecnica da soli o essere guidati da un’altra persona.

Nel caso si volesse approfondire il tema e sperimentare il protocollo del perdono ciclico nella forma avanzata rimandiamo il lettore a un seminario esperienziale su “I 7 Passi del Perdono” o alla partecipazione al Corso di Specializzazione (scopri qui gli eventi in aprile e quelli di maggio).

Perdona gli altri, non perché essi meritano il perdono, ma perché tu meriti la pace.
Buddha

Articolo scritto da Daniel Lumera, Direttore My Life Design Foundation

Daniel Lumera sarà presente alla fiera olistica @VIVI - Il benessere in tutti i sensi a Rimini con il workshop I 7 passi del perdono. La scienza della felicità. 


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