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Ayahuasca: anche in Italia la pianta sacra degli sciamani

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Ayahuasca: anche in Italia la pianta sacra degli sciamani

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Ayahuasca: anche in Italia la pianta sacra degli sciamani
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Negli ultimi tempi si fa un gran parlare dell' ayahuasca, in alcun casi anche a sproposito. Recentemente anche qui in Italia sono fiorite le offerte di “sciamani” o sedicenti tali che promettono grandi cose attraverso una seduta con l’ayahuasca. Ma di cosa si sta parlando veramente? L’ayahuasca è una bevanda sacra conosciuta e utilizzata da migliaia di anni in tutta la zona del bacino del Rio delle Amazzoni e che tuttora fa parte del sistema di guarigione e di crescita spirituale dei popoli che abitano quelle terre. Si tratta della combinazione di due piante, una foglia e una liana, che insieme producono un potente effetto psicoattivo. Come sempre, quando si tratta di sostanze utilizzate nell’ambito sciamanico, bisogna fare una netta distinzione: abbiamo a che fare con rituali trasformativi, dal forte impatto psichico, e non con sostanze idonee per un uso ricreativo e ludico.


Mario Manzana

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare dell' ayahuasca, in alcun casi anche a sproposito.

Recentemente anche qui in Italia sono fiorite le offerte di “sciamani” o sedicenti tali che promettono grandi cose attraverso una seduta con l’ayahuasca. Ma di cosa si sta parlando veramente?

L’ayahuasca è una bevanda sacra conosciuta e utilizzata da migliaia di anni in tutta la zona del bacino del Rio delle Amazzoni e che tuttora fa parte del sistema di guarigione e di crescita spirituale dei popoli che abitano quelle terre.

Si tratta della combinazione di due piante, una foglia e una liana, che insieme producono un potente effetto psicoattivo. Come sempre, quando si tratta di sostanze utilizzate nell’ambito sciamanico, bisogna fare una netta distinzione: abbiamo a che fare con rituali trasformativi, dal forte impatto psichico, e non con sostanze idonee per un uso ricreativo e ludico.

La conseguenza, ovviamente, è che tali sostanze devono essere trattate con grande cura e attenzione, e che vanno assunte sotto la guida di una persona esperta, possibilmente un vero sciamano.

Afferma Alonso del Rio nel suo libro I Quattro Altari - La Via dell’Ayahuasca:

«Proprio perché migliorano la nostra capacità di autoesplorazione, le piante maestre, e in particolare l’ayahuasca, possono convertirsi in un vero percorso evolutivo. Un sentiero sul quale l’elemento indispensabile è la propria sincerità, che smaschera l’autoinganno: la nostra verità contro la nostra menzogna».

Gli effetti, come spesso accade con le sostanze che producono un ampliamento di coscienza, dipendono molto dall’individuo che assume tali sostanze. Di nuovo, ci affidiamo alle parole di del Rio:

«Le piante sacre possono offrire luce ma anche oscurità e confusione. Possono aiutarci a evolvere oppure farci perdere attraverso l’abuso di potere e l’ignoranza. La linea che separa un’opzione dall’altra è realmente molto sottile, ma ciò che non dobbiamo mai dimenticare è che la scelta è sempre nostra».

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È bene essere consapevoli che le esperienze, possono variare di molto da persona a persona e da una volta all’altra; tuttavia, normalmente si ha la possibilità di esplorare la parte più profonda di se stessi (quella che la psicologia chiama “transpersonale”, in altre parole il nostro Sé, l’aspetto spirituale), ma se in precedenza non si è fatto un buon lavoro per integrare le parti ancora sepolte nel proprio inconscio, quelle che in tempi precedenti erano state rimosse, si può rischiare di entrare in contatto con i propri “demoni” senza esserne adeguatamente preparati (quest’argomento ovviamente è molto più articolato, ma non è questa la sede per trattarlo).

Ed è proprio in questo caso che la presenza di una persona esperta, in grado di guidare colui che sta facendo l’esperienza, diviene ancora più importante, anzi, indispensabile.

Gli effetti dell'Ayahuasca

Gli effetti collaterali, nella parte iniziale dell’esperienza, riguardano il livello fisico: infatti, poiché si ritiene che l’ayahuasca abbia un grande potere purificante, spesso molte persone provano l’irresistibile bisogno di vomitare o di liberare l’intestino.

Dopo di che, le esperienze, come detto, possono variare da individuo a individuo, tuttavia alcuni tratti che compaiono più spesso sono quelli di una forte empatia con tutto ciò che esiste, la percezione che ogni cosa nella vita è al suo posto ed è perfetta così com’è, e anche il contatto con energie superiori, entità che per ognuno possono assumere forme differenti: spesso le persone con un forte sentimento cattolico “sentono” di essere entrati in contatto, o addirittura di aver parlato, con Dio.

Queste sono caratteristiche tipiche di quelle che vanno sotto il nome di “esperienze delle vette” (o “peak experiences”), ma poi ognuno può avere percezioni, intuizioni o altro che riguardano la propria vita personale, il proprio sentiero di consapevolezza e la propria missione su questa terra.

Come accade anche con gli altri percorsi che prevedono l’uso di piante sacre, uno dei problemi che ci si trova ad affrontare consiste nell’uso che si fa della Conoscenza che strada facendo si acquisisce. Anche nelle tradizioni orientali viene posto l’accento sui “poteri” che si ottengono lungo il cammino che porta all’illuminazione. L’iniziato si deve confrontare, presto o tardi, col tema del potere e di come utilizzarlo.

Del Rio a riguardo si esprime in maniera molto semplice e diretta:

«Le piante maestre sono anche piante di potere e il potere non è né buono né cattivo, è potere: dipende da chi lo usa e per che cosa lo usa. Per questo insistiamo sul fatto che coloro che sentono la chiamata a condividere queste piante maestre durante le ceri­monie devono essere persone le cui vite devono orientarsi verso la virtù e l’amore, non verso la ricerca del potere. Perché il primo e vero potere è sapersi controllare, gestire le proprie emozioni e non fare del male a nessuno. È questo che fa la differenza tra la consapevolezza e l’inconsapevolezza, tra lo stregone e il guaritore».

E’ anche per questo motivo che risulta indispensabile, prima di accostarsi a questo tipo di esperienze, aver raggiunto un certo equilibrio interiore, aver riconosciuto e affrontato il proprio lato oscuro, l’ "ombra” di cui parla Jung.

LA VIA DELL'AYAHUASCA

  

L'Ayahuasca per aumentare la propria consapevolezza

Conoscere se stessi, aumentare la propria consapevolezza, e in questo le piante sacre come l’ayahuasca possono essere un utile strumento, è lo scopo principale di questo tipo di esperienze.

«Con l’ayahuasca abbiamo la possibilità di osservare – con un’impressionante chiarezza – la nostra mente e il modo in cui pensiamo. Non è solo possibile guarire le vecchie ferite della mente, ma possiamo soprattutto evitarne di future» 
del Rio, op. cit.

Infatti, l’ayahuasca viene utilizzata in diversi ambiti sotto il controllo di psicoterapeuti al fine di guarire e riequilibrare la psiche di persone con problemi anche molto gravi. Un esempio è il lavoro che sta portando avanti il famoso psichiatra, psicoterapeuta e antropologo cileno Claudio Naranjo. Candidato al premio Nobel per la pace, Naranjo è conosciuto soprattutto per il suo instancabile lavoro di diffusione della terapia Gestalt in tutto il mondo.

Rispetto all’ayahuasca Naranjo dice:

«Nel mondo di domani sarà di grande utilità la conoscenza del potenziale trasformatore di questa pianta magica, così apprezzata dagli sciamani delle culture autoctone sudamericane, che sicuramente ne sanno molto più di noi della trasformazione possibile della mente umana, e che ci considerano, nonostante la nostra arroganza tecnologica, i loro fratelli minori».

Sempre a questo riguardo, nell’ultimo libro dello psicologo e divulgatore José Lui Stevens in uscita nei prossimi mesi per Macro Edizioni, l’autore a un certo punto afferma:

«Appresi che da anni Rodrigo lavorava come ayahuasqero nel nordest del Perù e che era stato uno degli uomini più in vista presso una clinica in cui si somministrava ayahuasca ad alcolisti e cocainomani per aiutarli a combattere le loro dipendenze. La clinica era sperimentale e agiva sotto l’egida governativa, essendo in grado di produrre risultati molto positivi».

Tornando agli effetti principali ottenuti tramite l’assunzione dell’ayahuasca, senz’altro uno dei più importanti, e comune ad altre sostanze sacre, è la percezione di un senso di unità con tutto ciò che esiste, come accennato in precedenza. E questo genere di percezione rappresenta, probabilmente, l’ostacolo più grosso che si trova ad affrontare oggi l’uomo moderno, soprattutto occidentale, quando si incammina in un percorso che prevede l’uso di piante tradizionali: percepire di essere parte di tutto ciò che esiste presuppone infatti di perdere i confini del proprio io, presuppone il dissolversi del proprio ego. (Forse fu proprio questo a far credere ai primi studiosi occidentali delle culture sciamaniche di trovarsi davanti a intere tribù di pazzi: infatti, perdere i confini del proprio io è considerato, nella psichiatria, uno dei segnali della presenza di una psicopatologia).

Oggi, nel mondo occidentale, abituati a vivere in una società che invece spinge gli individui a rendere sempre più forte il proprio ego, a vivere per avere e non per essere, a temere e allontanare la morte, e quindi a negare l’esistenza di un’essenza spirituale, e non essendo perciò abituati a rivolgere lo sguardo all’interno di noi stessi, sperimentare una percezione di quel tipo rischia di spaventare e di mandare in frantumi ogni effimera certezza materiale e “scientifica”, e in qualche caso di renderci veramente folli, se non si è adeguatamente preparati.

Anche per questo motivo, assumere l’ayahuasca è solo l’ultimo passaggio di un rito che può comprendere un periodo di digiuno, meditazione, isolamento, l’allontanamento da tutto ciò che ci riporta alla nostra vita di tutti i giorni, quando si svolge una celebrazione seria e corretta. Allora l’individuo sarà pronto a sperimentare l’ineffabile, a conoscere le profondità dei propri abissi e le vette del proprio spirito, ad abbandonare ogni elemento della propria personalità per congiungersi con l’Uno da cui tutto proviene, ad assaporarne quel “vuoto” che in verità risulta essere “pieno”, a vedere con occhi nuovi e colmi di meraviglia ciò che ci circonda e che noi stessi siamo. E nulla potrà più essere come prima!

Leggi anche:

Gli sciamani e i viaggi nella coscienza
Il ritorno dello sciamanesimo

I QUATTRO ALTARI - LA VIA DELL'AYAHUASCA

  


Mario Manzana
Mario Manzana si è interessato fin da giovanissimo alle tematiche esoteriche e spirituali, che lo hanno portato a trascorrere un lungo e intenso... Leggi la biografia
Mario Manzana si è interessato fin da giovanissimo alle tematiche esoteriche e spirituali, che lo hanno portato a trascorrere un lungo e intenso periodo di vita comunitaria presso il Villaggio Verde Comunità Acquariana, situato in Piemonte e fondato dal professor Bernardino del Boca; nello stesso periodo è stato editore della storica casa... Leggi la biografia

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