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Post parto: la fine e l’inizio di un viaggio

Femminile Sacro

Post parto: la fine e l’inizio di un viaggio

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Post parto: la fine e l’inizio di un viaggio

Il post parto è spesso raccontato come un tempo di assestamento rapido, quasi un ritorno alla normalità dopo l’esperienza più intensa che si possa provare nella vita: la nascita di un figlio. In realtà, è una soglia profonda, un passaggio che attraversa il corpo, le emozioni e l’identità. Questa riflessione nasce dal desiderio di restituire parola a ciò che spesso resta sullo sfondo: la fatica, le domande e la trasformazione silenziosa che accompagnano l’inizio della maternità.


Francesca Lanza

Oltre la narrazione edulcorata della maternità

Nella narrazione comune la nascita di un figlio viene spesso raccontata come un momento di gioia assoluta. Un racconto rassicurante, ma incompleto, perché, se si sposta lo sguardo dall’immaginario collettivo all’esperienza reale, il post parto emerge come una delle fasi più delicate nella vita di una donna, non solo sul piano fisico, ma soprattutto su quello emotivo e simbolico. Un passaggio a cui, ancora oggi, si tende a concedere poco spazio e poche parole.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa una donna su cinque sviluppa un disturbo dell’umore nel periodo perinatale. Un dato che non descrive un’eccezione, ma una condizione diffusa, strutturale, che rende evidente quanto il disagio psicologico nel post parto sia una realtà concreta e spesso silenziosa.

Una soglia: ciò che finisce e ciò che comincia

Il post parto è, allo stesso tempo, una fine e un inizio.
La fine di un percorso fisico intenso e l’avvio di un viaggio ancora più incerto, fatto di domande, responsabilità e trasformazioni profonde. Non una linea di confine netta, ma una soglia: ciò che è stato non è ancora del tutto alle spalle, ciò che verrà non ha ancora una forma definita.

La gravidanza rappresenta il primo grande attraversamento. Un tempo in cui il corpo modifica progressivamente il proprio assetto per accogliere, sostenere e nutrire una vita. È un corpo che si espande, che rallenta, che chiede ascolto. Anche quando è desiderata, la gravidanza non è priva di fatica: la nausea, il peso che aumenta, il respiro che cambia, l’energia che si ridistribuisce…Fino al giorno in cui, all’improvviso, tutto accade. Totalizzante, travolgente. Un’esperienza che toglie il fiato e lascia segni visibili e invisibili, impressi nel corpo e nella memoria.

Diventare madri senza un manuale

Dopo il parto, la maternità non si presenta come un sapere immediato. Ci si ritrova con una creatura tra le braccia, piccola, indifesa, che ha bisogno di tutto, e questa dipendenza assoluta rende evidente una verità raramente detta: diventare madri non è qualcosa che “si sa fare”, è qualcosa che si attraversa, spesso nella stanchezza, nel dubbio, in una vulnerabilità inedita. Ecco che il post parto non coincide con un ritorno alla normalità. È piuttosto un tempo sospeso. Il corpo non torna indietro, perché non può. È un corpo che si è allargato, disteso, trasformato per fare spazio a un cuore che ora è fuori, ma che non ha ancora smesso di appartenere.

Il ventre è diverso, i tessuti sono stanchi, il senso di forza convive con una fragilità nuova. Anche l’identità deve imparare una nuova forma, mentre i bisogni quotidiani non concedono tregua.

In questo tempo, gesti spesso raccontati come “naturali” possono rivelarsi complessi. L’allattamento, ad esempio, non è sempre immediato: può essere doloroso, faticoso, incerto. Il corpo è ancora in assestamento, il sonno frammentato, la mente costantemente vigile. Ogni difficoltà rischia di essere vissuta come una prova personale, quando in realtà racconta la fatica di un corpo che sta ancora cercando equilibrio.

La quotidianità che si restringe

Anche la quotidianità si trasforma. La casa, spesso in disordine, si riempie di visite, consigli, presenze non sempre desiderate. Il tempo per mangiare, dormire, lavarsi o semplicemente stare in silenzio sembra dissolversi. Il pianto del neonato chiede interpretazione continua, mentre la presenza del compagno, pur fondamentale, è spesso limitata da rientri lavorativi troppo rapidi. In questo scenario, i bisogni della madre scivolano facilmente sullo sfondo, come se non avessero diritto di esistere.

Il carico emotivo che ne deriva non sorprende. Il baby blues interessa fino al 70–80% delle donne nei primi giorni dopo la nascita, mentre la depressione post partum colpisce tra il 10% e il 15% delle neomamme. Eppure, meno della metà di chi vive una sofferenza emotiva arriva a chiedere aiuto. Il timore del giudizio e l’idea di dover “tenere” contribuiscono a rendere questo disagio ancora più invisibile.

Quando le parole diventano compagnia

È proprio in questo spazio, spesso privo di parole, che alcune letture possono offrire una forma di riconoscimento. Guida per neomamme smarrite nasce da questo stesso attraversamento: non come manuale che promette soluzioni, ma come racconto che accompagna.

Un libro che restituisce dignità alla confusione, alla stanchezza, alle emozioni contraddittorie del post parto, offrendo una guida che non pretende di insegnare, ma di stare accanto.

Dare voce alla fatica, ai dubbi, al senso di spaesamento significa sottrarre la maternità alla retorica e restituirla alla sua complessità. Il post parto è una fase che cambia, ma non tutto ciò che passa dovrebbe essere attraversato in silenzio. In fondo, mentre un bambino impara a stare nel mondo, anche chi lo ha messo al mondo sta imparando a farlo di nuovo. E sapere di non essere sole in questo passaggio può fare la differenza!

Una neo mamma sempre meno smarrita

Francesca Lanza





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