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Nervo vago e disturbi a stomaco e intestino: le soluzioni

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Nervo vago e disturbi a stomaco e intestino: le soluzioni

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Nervo vago e disturbi a stomaco e intestino: le soluzioni

Sai che buona parte dei disturbi digestivi possono essere dovuti a una contrazione o infiammazione del nervo vago, uno delle dodici coppie dei muscoli cranici, che fa parte del sistema nervoso parasimpatico? La sua particolarità è quella di scendere verso il basso, fino a raggiungere testa e collo, motivo per cui influisce sugli organi che si trovano in questa parte anatomica, inclusi quelli che di trovano nella cassa toracica, cuore compreso.

Quando non è in equilibrio può facilitare diversi tipi di disturbi di salute, che spesso non vengono messi in relazione, compresi anche quelli gastrointestinali. Di come alleviare tali disturbi agendo sul benessere del nervo vago, anche attraverso esercizi mirati, ci parla Stanley Rosenberg nel suo libro Accessing the Healing power of the vague nerve.


Romina Rossi

Il nervo vago controlla molti organi

Il nervo vago rappresenta la decima coppia dei dodici nervi cranici: dalla scatola cranica è l’unico che scende verso il collo e si irradia ("vaga", come dice, appunto, il suo nome) fino a raggiungere il torace, scendendo verso i visceri. In questo modo si trova ad avere influenza diretta sugli organi che attraversa:

  • stomaco,
  • fegato,
  • milza,
  • reni,
  • cistifellea,
  • vescica,
  • intestino tenue,
  • pancreas,
  • colon ascendente e trasverso.

“Tuttavia – si legge nel libro – questa descrizione è accurata solo in parte, dato che alcune fibre che hanno origine nel nucleo motore dorsale del vago, situato nel tronco encefalico, influiscono anche sul cuore e sui polmoni, situati al di sopra del diaframma. Similmente, sebbene il ramo ventrovagale fornisca principalmente vie motorie agli organi situati al di sopra del diaframma, alcune fibre influiscono anche su organi al di sotto del diaframma stesso.

Tutte e tre le parti del sistema nervoso autonomo – i rami dorsovagale e ventrovagale e la catena del simpatico – hanno un effetto sulle funzioni vitali della respirazione e della circolazione sanguigna”.

E non è finita qui, dato che il ramo ventrovagale ha tutt’altra funzione: “Il ramo ventrovagale stimola la contrazione dei bronchioli, facilitando l’estrazione di ossigeno, mentre la regione troncoencefalica che controlla l’attivazione dorsovagale può comportare una costrizione cronica delle vie aeree, rendendo difficoltoso il passaggio dell’aria (ciò fa parte del meccanismo che viene attivato in uno stato di collasso o di shock. Questo restringimento dei bronchioli si verifica anche nella broncopneumopatia cronica ostruttiva, nelle bronchiti croniche e nell’asma)”.

Le funzioni sulla digestione

Come parte del sistema nervoso parasimpatico – quindi componente essenziale del sistema nervoso centrale – il nervo vago svolge diverse funzioni, fra le quali:

Tutti e dodici i nervi cranici fanno molto di più, come spiega Stanley Rosenberg: “Tutti e dodici i nervi cranici hanno una cosa in comune: ci aiutano a trovare cibo, a masticare, a deglutire e a digerire e, infine, a eliminare in quanto materiale di scarto il cibo non digerito. I nervi cranici controllano la secrezione degli enzimi e degli acidi nella bocca e nello stomaco, la produzione e l’immagazzinamento della bile – rispettivamente nel fegato e nella cistifellea – e la produzione e l’immagazzinamento degli enzimi digestivi nel pancreas.

Inoltre controllano e regolano il movimento del cibo indigerito lungo tutto il tragitto dallo stomaco al colon trasverso. Oltre a questo controllano il rilascio della bile e degli enzimi pancreatici nel duodeno, in quantità e tempi appropriati, allo scopo di digerire gli alimenti e scomporli nelle loro componenti. Dopo che le proteine, i carboidrati e i grassi sono stati sufficientemente scomposti, questi nutrienti possono essere assorbiti attraverso le pareti dell’intestino tenue”.

Vista la relazione fra il nervo vago e i processi digestivi è comprensibile il modo in cui una infiammazione del nervo possa influire negativamente su tali processi; allo stesso modo anche la continua infiammazione intestinale può disturbare la salute del nervo. Quando il nervo è infiammato, possono insorgere più facilmente:

  • problemi digestivi,
  • gonfiori gastrici,
  • dolori intestinali,
  • acidità di stomaco,
  • nausea.

Cosa infiamma il nervo vago

Le infiammazioni dei nervi sono comuni e creano stati dolorosi che possono temporaneamente limitare la capacità di movimento: se soffri di sciatalgia o lombalgia, sicuramente sai di cosa sto parlando. Il dolore scende dalla schiena lungo la gamba e nei casi più gravi arrivare alla punta delle dita dei piedi, il dolore è acuto e pungente e fare il minimo movimento procura scosse dolorose a tutto il, corpo, mentre diventa impossibile eseguire i movimenti più normali.

Ma quali sono i fattori che causano l’infiammazione dei nervi che ne provoca poi una ridotta funzionalità?

I motivi possono essere di natura diversa: per quanto riguarda il nervo vago, essendo parte del sistema nervoso parasimpatico, collegato al sistema nervoso centrale, un ruolo importante lo gioca il cervello, che comanda il nervo. Ad alterare l’equilibrio del nervo vago possono contribuire quindi diversi fattori soprattutto esterni, fra i quali:

  • stress prolungato,
  • problemi cervicali,
  • alimentazione errata e non equilibrata.

La notizia positiva è che si tratta di fattori del tutto modificabili: intervenendo sullo stile di vita e rendendolo il più equilibrato possibile, è possibile anche mantenere la salute del nervo vago oltre che di tutto l’organismo.

Il nervo si può aiutare anche con esercizi che permettono di allentare eventuali tensioni o contratture che andrebbero a ripercuotersi anche sulla salute generale.

Come trattare i nervi cranici

Come si trattano, però, i nervi cranici, vista la loro posizione? La risposta ci viene offerta dall’autore del libro: “Per trattare i nervi cranici dobbiamo avvalerci di tecniche diverse da quelle generalmente utilizzate per trattare i nervi spinali. Per trattare una disfunzione nei nervi spinali, alcuni terapisti utilizzano mobilizzazioni chiropratiche, o simili (in poche parole, manipolazioni ad alta velocità). Un fisioterapista può allungare e rafforzare i muscoli del collo e della schiena per riposizionare le vertebre, riducendo quindi la pressione sui nervi spinali. Se queste modalità falliscono, talvolta ricorriamo alla chirurgia ortopedica.

Tuttavia, se vogliamo migliorare o ripristinare manualmente la funzionalità dei nervi cranici abbiamo bisogno di un approccio differente. Dal 1920 esiste una forma di trattamento per affrontare le disfunzioni dei nervi cranici, la cosiddetta “osteopatia craniale”, “terapia cranio-sacrale” o “osteopatia in ambito craniale” o cranico”.

Fondata dal dottore in medicina osteopatica William Garner Sutherland, l’osteopatia craniale si fonda su 3 diversi approcci:

  1. approccio biomeccanico, nel quale il terapista agisce su due ossa craniche adiacenti allo scopo di mobilizzarle nelle suture (dove due o più ossa del cranio si uniscono). Questa azione può ridurre la pressione meccanica sui nervi cranici che passano attraverso le varie aperture del cranio;
  2. un secondo approccio prevede la distensione dei tessuti molli del cranio e della colonna vertebrale che rischiano di diventare meno flessibili con l’avanzare dell’età e a causa di malattie, certi tipi di antibiotici e traumi fisici;
  3. il terzo approccio è chiamato terapia craniosacrale biodinamica, la cui finalità è massimizzare il movimento del liquido cerebrospinale che circola intorno al cervello e al midollo spinale, apportando nutrimento ai tessuti e aiutando a eliminare i prodotti di scarto del metabolismo. Le tecniche biodinamiche agevolano questo rilascio sfruttando il flusso del liquido cerebrospinale contenuto all’interno delle membrane durali del cranio e della colonna vertebrale. Il terapista tiene tra le mani la testa del paziente con un tocco estremamente delicato, concentrandosi scrupolosamente sui minimi e sottili movimenti delle ossa craniche.

L’utilizzo di queste tecniche, insieme anche all’esercizio base che trovi qui ha permesso a Stanley Rosenberg di trattare molte decine di pazienti. Come scrive lui stesso: “Il mio metodo ha aiutato tante persone afflitte da una vasta gamma di problematiche, incluso lo stress, la depressione psicologica, l’emicrania, la fibromialgia, le difficoltà legate alla concentrazione e alla memoria, i disturbi del sonno, i problemi digestivi, il collo rigido e il mal di schiena o alle spalle.

Viviamo in un mondo in cui tutto è in costante cambiamento, dentro e fuori di noi. La nostra sopravvivenza, il nostro benessere e la nostra felicità dipendono da un sistema nervoso adattabile, che ci regoli e ci renda capaci di reagire nel modo appropriato ai cambiamenti che avvengono nel nostro ambiente e nel nostro stesso organismo”.

 

 

Prova gli esercizi della salamandra

TI propongo un esercizio che non agisce direttamente sulla digestione, ma aiuta a distendere i nervi cranici, compreso il vago, cosicché possa evitare di ripercuotersi sull'intestino, provocando dolori vari.

Gli esercizi della salamandra, infatti, aumentano progressivamente la flessibilità del tratto toracico della colonna vertebrale, liberando i movimenti nelle articolazioni tra le singole costole e lo sterno. Ciò incrementerà la capacità respiratoria, aiuterà ad attenuare la postura della testa in avanti riportandola a un miglior allineamento e ridurrà la scoliosi (una curvatura anomala della colonna).

Le fibre del nervo vago sono per l’80 per cento afferenti (sensitive o sensoriali), il che significa che portano informazioni dal corpo al cervello, mentre solo il 20 per cento è composto da fibre efferenti (motorie), ossia che portano istruzioni dal cervello al corpo. 

Migliorando l’andamento della respirazione con questi esercizi, diciamo al cervello (tramite i nervi afferenti) che siamo al sicuro e che i nostri organi viscerali stanno funzionando correttamente. Ciò a propria volta agevolerà l’attività ventrovagale.

Livello 1: Esercizio della mezza salamandra

Per eseguire la prima metà dell’esercizio della salamandra verso destra sedetevi o rimanete in piedi in una posizione confortevole.

  1. Senza ruotare la testa, lasciate che gli occhi guardino a destra.
  2. Sempre senza voltarvi né cambiare posizione, inclinate la testa a destra, in modo che l’orecchio destro si avvicini alla spalla destra. Non alzate la spalla.
  3. Mantenete la testa in questa posizione dai 30 ai 60 secondi.
  4. Riportate la testa alla posizione iniziale e lo sguardo al centro, guardando dritto davanti a voi.
  5. Ripetete la stessa cosa dall’altra parte: lasciate che gli occhi guardino a sinistra, quindi inclinate la testa a sinistra. Dopo 30-60 secondi riportate la testa alla posizione iniziale e lo sguardo al centro.

Livello 2: Esercizio della salamandra completa

L’esercizio della salamandra completa prevede il piegamento laterale non solo del collo ma di tutta la colonna vertebrale. Inoltre, qui utilizziamo una differente posizione del corpo.

  1. Mettetevi a quattro zampe, sostenendo il vostro peso sulle ginocchia e i palmi delle mani. Potete tenere le mani a terra, ma sarebbe meglio appoggiare i palmi su una scrivania, un tavolo, la seduta di una sedia o i cuscini di un divano. L’importante è che la testa sia in linea con la colonna vertebrale.
  2. In questo esercizio le orecchie non dovrebbero essere né più in alto né più in basso rispetto al livello della colonna vertebrale. Per trovare la corretta posizione della testa, sollevatela leggermente al di sopra di quella che pensate sia l’altezza giusta. Dovreste riuscire a percepire che la testa è lievemente sollevata. Poi abbassate leggermente la testa, al di sotto di quella che pensate sia l’altezza giusta. Dovreste riuscire a percepire che la testa è più in basso di come dovrebbe essere. Passate più volte tra queste due posizioni. Sollevate un poco la testa e poi abbassatela, sempre di poco. Cercate di trovare una posizione nel mezzo, in modo che la testa non vi sembri né alta né bassa. Anche se non doveste riuscire a trovare la posizione esatta, potete sempre ricominciare da capo.
  3. Una volta trovata una buona posizione della testa in relazione alla colonna vertebrale, portate lo sguardo a destra; mantenendo gli occhi in posizione, inclinate la testa a destra portando l’orecchio destro verso la spalla destra.
  4. Completate il movimento continuando a piegarvi di lato e coinvolgendo tutto il collo e tutta la colonna vertebrale, fino alla base.
  5. Mantenete questa posizione dai 30 ai 60 secondi.
  6. Riportate la colonna vertebrale e la testa alla posizione centrale iniziale.

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Romina Rossi
Giornalista freelance e web writer, collabora con la rivista “Vivi Consapevole” e diversi siti web, occupandosi prevalentemente di medicina... Leggi la biografia
Giornalista freelance e web writer, collabora con la rivista “Vivi Consapevole” e diversi siti web, occupandosi prevalentemente di medicina naturale, benessere olistico e tecniche naturali di guargione.L’amore per la Natura e la curiosità di capire i complicati e delicati meccanismi di funzionamento dell’uomo, la portano a intraprendere... Leggi la biografia

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