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Non è la mia anima gemella: come mettere fine a un rapporto

Nuova Saggezza

Non è la mia anima gemella: come mettere fine a un rapporto

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Non è la mia anima gemella: come mettere fine a un rapporto

Chi non sogna di trovare l'anima gemella? Questa infatti è descritta come la persona che ci completa, che ci permette di crescere e migliorarci attraverso l’amore, e che contribuisce alla nostra felicità di coppia. Eppure spesso ci inganniamo: pensiamo di averla trovata ma ci rendiamo conto, dopo un po' di tempo, che non è lei la nostra metà.

Come fare per mettere fine al rapporto e continuare a cercare la nostra vera anima gemella? Ce lo spiega Selene Calloni Williams nel suo ultimo libro Anima Gemella.


Romina Rossi

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Quando la connessione non c’è più

L'amore per un'altra persona è una esperienza totale: è un dare continuo, e uno scendere in profondità nell'immagine dell'altro talmente tanto che si finisce per trovare noi stessi. Si stabilisce una connessione con l'altra persona che è talmente profonda da permettere di rispecchiarsi nell'altro, comprendersi senza bisogno di parlare, condividere interssi, hobby e anche punti di vista, essere in sintomia su tutto, senza avere bisogno di troppe spiegazioni o ragionamenti.

Piacerebbe a tutti trovare una persona così, e ci mettiamo alla ricerca della nostra anima gemella, sperando, in mezzo a miliardi di persone, di trovare quella destinata a noi. Destinata, perché l'anima gemella viene scelta dalla nostra anima prima che si incarni nel corpo fisico; scelta che può essere determinata anche dal tipo di karma con cui dobbiamo fare i conti.

E ci sono persone che sono fortunate abbastanza da trovarla: si tratta di coppie solide, affiatate, che né il tempo né i problemi che di volta in volta si presentano riescono a scalfire. Affrontato tutti gli imprevisti che incontrano lungo il loro cammino con coraggio, complicità e amore, un amore che viene alimentato in continuazione da entrambi. Vi sarà capitato di incontrarle e di pensare a quanto sarebbe bello avere un rapporto di coppia così solido e nutriente per l'anima.

E poi ci sono persone che pensano di aver trovato la propria dolce metà, solo per accorgersi qualche tempo dopo che hanno fatto un errore grande come una casa. Ben presto il rapporto idialliaco dei primi mesi lascia intravedere le crepe della crisi: litigi, screzi, incomprensioni, delusioni fanno posto a insoddisfazione, musi lunghi, arrabbiature e pianti. In queste situazioni le soluzioni possono essere di due tipi: aggiustare o lasciare.

 

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Risolvere la crisi

Per poter risolvere una crisi di coppia sono necessari tre strumenti: attenzione cosciente, capacità di affidarsi e amore. Scrive la Calloni Williams nel suo libro: “Se la coppia è in crisi ma il rapporto è karmico perché le connessioni sono molteplici e intense, allora bisogna risolvere la crisi e questa sarà una crescita per entrambi”.

Un esercizio che può aiutare in questo senso, da fare in coppia, per ristabilire la connessione perduta è il seguente. “Raccontate ciascuno all’altro tre eventi in cui vi siete sentiti gratificati e tre eventi in cui vi siete sentiti delusi nella vostra relazione.

Sempli­cemente cercate di essere consapevoli di questi eventi, delle emozioni e delle sensazioni che essi vi hanno procurato o ancora vi stanno dando. Quindi chiedete agli eventi stessi che avete evocato dalla vostra me­moria di aiutarvi a trasformare i demoni della relazione in potenti al­leati per la vostra evoluzione spirituale e per l’evoluzione della coppia.

Questo esercizio aiuta a sviluppare attenzione cosciente all’attimo pre­sente, che di per sé è una medicina, e poi sostiene il cambiamento di pensiero, spostando la centralità della consapevolezza dal pensiero mentale che vede gli eventi come accadimenti meccanicistici alla poie­si del pensiero del cuore che vede gli eventi come entità senzienti. Per­ciò sostiene l’evoluzione personale oltre che la guarigione delle dina­miche di coppia”.

Risolvere la crisi è possibile solo se entrambi i partner si impegnano davvero per trasformare quelli che vengono sentiti come difetti e mancanza in strumenti per progredire sulla strada dell’appagamento nella relazione di coppia. Il lavoro da fare è duplice: da un lato bisogna lavorare su se stessi, sulle proprie emozioni, aspettative e sui propri difetti e, dall’altro, bisogna lavorare sulla coppia, alimentandola e cambiando gli aspetti che vengono percepiti come problematici.

Solo essendo se stessi, senza falsare ciò che si è, facendo finta di avere qualità che non si hanno ma impegnandosi per un costante miglioramento di se stessi si potrà risolvere la crisi con il proprio partner e ritrovare la serenità e la complicità all’interno della coppia.

Lasciarsi

Quando invece nella coppia non c’è più nulla da salvare, piuttosto che trascinare una relazione che ha lo stesso peso di una zavorra, che provoca solo sofferenza o che non permette più di crescere e tarpa le ali, meglio lasciarsi. Non sempre è facile fare il passo definitivo: ci sono persone che rimangono nello stallo a lungo, anche per anni, a causa delle abitudini, oppure per cause secondarie, come la casa in comune o i figli piccoli.

Seppur il bisogno di interrompere la relazione sia comune, il passo finale spetta sempre a uno dei due, che è quello che decide per entrambi: in questo caso la soluzione migliore è parlarsi con chiarezza, e comunicare i propri sentimenti e le proprie ragioni. Non dare cose per scontate né sottointenderle: a volte per paura di ferire l’altro o della sua reazione, o anche per non cominciare un litigio snervante, ci si trattiene dal dire fino in fondo ciò che si prova.

Ma questo atteggiamtento, dice la Calloni Williams è sbagliato, bisogna comunicare fino in fondo, perché il non detto rischia di ostacolare “il buon esito della separazione”, cioè di lasciarsi con serenità, senza farsi la guerra, con rispetto. I tempi di Kramer contro Kramer, con i coniugi pronti a farsi la guerra per qualsiasi cosa, a rovinare l’altro, a vederlo annientato, dovrebbero essere superati: questo tipo di vendetta richiede energia costante che viene distolta invece per poter iniziare un nuovo capitolo della propria vita. La rabbia può essere usata in maniera costruttiva, evitando che distrugga chi la prova e la persona cui è rivolta: lasciarsi dietro un cumulo di macerie non è mai una buona idea.

Allo stesso modo, meglio non usare parole nelle quali non si crede solo per alleviare il do­lore della separazione, non ricorrere a frasi del tipo “sarai sempre nel mio cuore” o “meriti di meglio”. Non bisogna aver paura del dolore, né del proprio, né di quello dell’altra persona. Semmai è utile portare attenzione cosciente al proprio dolore e guardarlo bene in faccia per trasformarlo in una forza alleata. “Ogni demo­ne, quando viene consapevolizzato e accolto con l’approccio del pensiero del cuore, si trasforma in un potente alleato”, afferma l’Autrice.

Anche pensare che il dolore per la fine di una relazione sia inevitabile è un concetto fuoriviante, frutto di un condizionamento di massa. “È un modo di pensare automatico che attribuisce al dolore un’accezione negativa prima ancora che esso abbia potuto esprimersi e mostrare a che cosa serva veramente. È chiaro che, se la pensiamo così, il dolore non ha nessuna pos­sibilità di mostrarsi a noi come forza del cambiamento, quale invece esso è. Se ci asteniamo dal giudicarlo e semplicemente siamo consapevoli della sua presenza, il dolore alla fine si rivela un potente alleato della nostra capacità di lasciare andare”.

E il tradimento?

Ci sono persone che pur avendo incontrato un altro partner, preferiscono tenere in piedi due relazioni, piuttosto che terminare quella precedente. Secondo l’autrice: “Se fin dall’inizio avete posto in chiaro che la relazione poteva essere aperta, allora non può esserci tradimento, anzi, in questo caso, tra­dire sarebbe impedire al proprio compagno o compa­gna di avere una nuova relazione. Ma se avete stabilito che la sola relazione possi­bile per voi è quella a due, allora se è arrivato un altro o un’altra, prima di unirti a lei o lui in qual­siasi modo, è bene chiarire le cose con il tuo part­ner attuale”.

Sempre meglio, insomma mettere le cose in chiaro con l’altro o gli altri, piuttosto che rimanere prigionieri di un mondo di bugie, che portano solo a effetti negativi.

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Prova la meditazione dei chakra

Questa meditazione può essere fatta in coppia, per ritrovare un perfetto equilibrio, ed eliminare blocchi, impurità, arit­mie nella circolazione del flusso pranico, dal mùlàdhàra al sahasràra, a vantaggio di un corretto funzionamento dei chakra. Attraverso la meditazione il corpo grossolano si fa puro e armonico, ca­pace di aprirsi all’intimo, diviene così possibile una maggior ricezione del pràna cosmico. L’uomo si fa in grado di attingere in più larga misu­ra all’oceano infinito dell’energia cosmica. Mentre si verifica un maggior assorbimento di ossigeno da parte del corpo fisico, contemporaneamen­te si produce un aumento pranico nei corpi sottili di cui l’individuo può usufruire per tutte le sue attività psicologiche.

Ecco come fare quella dei primi tre chakra

Respirate profondamente spingendo il pràna, l’energia vitale vei­colata dal respiro, nel vostro primo chakra. Ciò è fatto forzando il respiro alla base del corpo e immaginando una luce bianca pene­trare alla base del corpo. Create un ponte energetico tra il vostro chakra e quello del vostro partner a mezzo del respiro. Continuate per qualche minuto fino a che sentite i vostri chakra fondersi.

Fate la stessa cosa per ciascuno degli altri chakra fino ad arrivare al settimo, il chakra corona.

Per stabilire la durata della concentrazione su ogni chakra usa­te il medesimo sistema adottato nelle precedenti meditazioni: stringete la mano al vostro partner quando vi sentite pronti per cambiare chakra.

Nel vortice del primo chakra la kundalini è pura forza a carattere istintuale; l’uomo primitivo, la donna selvaggia, la fame primordiale risiedono in questo chakra come pure pulsioni vita­li. Quando espirate nei vortici dei primi chakra e unite le vostre energie, sentite che state unendo i vostri istinti selvaggi.

Simultaneamente date tutto l’amore di cui siete capaci a questa parte del vostro corpo: il primo chakra è una porta che dà sul mondo infero, l’underworld, la dimensione dell’Ombra, la quale contiene energie immense, straordinarie, le energie della terra, le informazioni della vita. È stando sottoterra che la ghianda riceve la spinta, la forza e le informazioni per divenire quercia.

Respirando profondamente nel primo chakra, amate la vostra anima selvaggia e il vostro istinto, le vostre pulsioni, in questo modo ne diverrete un po’ più consapevoli. Più si è consapevoli dell’Ombra e maggiormente la si può utilizzare come forza posi­tiva, anziché rischiare di esserne sopraffatti.

Quando uno dei due lo decide, stringe la mano dell’altro e la medita­zione cambia di livello. A livello del secondo chakra la kundalini diviene forti emozioni. Infatti, si dice che nel secondo chakra risiedano il nostro spirito animale e il nostro spirito bambino. Il bambino/la bambina che siamo stati è sempre qui con noi, tutte le sue emozioni sono re­gistrate in quest’area del corpo, la zona degli organi genitali, così delicata e non protetta da ossa.

Lo spirito animale è anche spesso identificato con la mera pulsione sessuale: nel secondo chakra vi è tutto ciò. Quando unite i vostri vortici energetici a questo livello, sentite che scambiate emozioni e istinti profondi. È anche possibi­le che in questa fase della meditazione voi vediate il vostro spirito animale incontrarsi con lo spirito animale del vostro partner.

Mentre crei il ponte energetico con il tuo partner a livello del secondo chakra, simultaneamente ama pienamente il tuo spiri­to animale, sia che tu possa vederlo, immaginarlo o meno, ama anche il tuo spirito bambino; se immagini della tua infanzia arri­vano spontaneamente, sii consapevole, cerca di ricordare le prin­cipali emozioni che provavi allora, non giudicare, semplicemente accogli, ama e respira.

Quando uno dei due lo decide, stringe la mano dell’altro e la medita­zione cambia di livello.

Nel terzo chakra l’energia nervosa a carattere sessuale definita kundalini diviene potere di volontà; perciò si dice che nel terzo chakra risieda lo spirito del mago, dello/della sciamano/sciama­na in noi. La magia è l’arte di operare il cambiamento attraverso la volontà e nel terzo chakra l’energia si trasforma in volontà.

Respirando profondamente, crea il ponte energetico con il tuo partner al livello del terzo chakra. Respira fino a che senti i vostri chakra fondersi, le vostre volontà unirsi in un unico grande, in­distruttibile volere. Simultaneamente ama nel profondo il tuo addome e tutti gli organi in esso contenuti. Focalizzati anche sui tuoi obiettivi e amali, sentendo che hai pienamente il potere di raggiungerli.

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Romina Rossi
Giornalista freelance e web writer, collabora con la rivista “Vivi Consapevole” e diversi siti web, occupandosi prevalentemente di medicina... Leggi la biografia
Giornalista freelance e web writer, collabora con la rivista “Vivi Consapevole” e diversi siti web, occupandosi prevalentemente di medicina naturale, benessere olistico e tecniche naturali di guargione.L’amore per la Natura e la curiosità di capire i complicati e delicati meccanismi di funzionamento dell’uomo, la portano a intraprendere... Leggi la biografia

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