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Intelligenza artificiale: la mente umana può competere con i robot?

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Intelligenza artificiale: la mente umana può competere con i robot?

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Intelligenza artificiale: la mente umana può competere con i robot?
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Uno degli ambiti che sta prendendo sempre più campo con sperimentazioni sia in area scientifica che tecnologica è l’intelligenza artificiale. Sperimentazioni con i robot sono in corso per quanto riguarda il loro impiego nella lotta al terrorismo, nella ricerca medica, nelle missioni spaziali. Quello di cui nessuno parla mai è il loro coinvolgimento in campo finanziario e governativo. Se è vero che i robot non sono né buoni né cattivi, è l’uso che si fa di questa tecnologia, che non sempre è nobile e rischia di essere impiegata per creare danni alla libertà di molti a vantaggio degli interessi di pochi.

Marco Della Luna approfondisce questo aspetto nel suo nuovo libro Tecnoschiavi.


Romina Rossi

A che punto è l’Intelligenza artificiale

Quando ero ragazzina una delle serie che mi piaceva di più era Ai confini della realtà: una serie visionaria dove in ogni puntata poteva accadere l’impossibile e dove la realtà non era mai come appariva. Se già negli anni Ottanta – la serie è della fine degli anni Cinquanta e inizi anni Sessanta – qualcuna delle tematiche affrontate poteva sembrare pura fantascienza, oggi potrebbero benissimo essere attuali se non sorpassate.

Se fino a qualche anno fa l’intelligenza artificiale e il mondo dei robot potevano sembrare un qualcosa degno dei migliori romanzi di fantascienza, oggi sono già una realtà e parecchio inserita nella nostra quotidianità. Se, però, la tecnologia del futuro non è controllata a dovere o viene usata per scopi sbagliati, rischia di creare danni e di ledere la libertà personale, o persino farsi portatrice di discriminazioni o di manipolazione dell’opinione pubblica.

Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capire a che punto è l’intelligenza artificiale oggi.

I robot senza patente

Ricorderete la notizia di qualche mese fa di un’auto senza conducente di Uber negli Stati Uniti che, durante un esperimento, travolse un ciclista, causandone la morte. L’auto non aveva conducente umano, ma uno robotico, progettato per riconoscere gli oggetti che si muovono o stanno fissi in strada, mentre, a sua volta, guida l’auto. In quel caso, però, il robot alla guida della vettura non è stato in grado di riconoscere correttamente il ciclista, travolgendolo come se si trattasse di un sacco dell’immondizia a bordo strada. A parte le polemiche che si sono scatenate, questo tragico incidente ha messo in evidenza che l’intelligenza artificiale non è ancora una tecnologia matura per poter essere utilizzata. O forse non sono abbastanza maturi gli uomini che devono supervisionare i robot.

I robot che fanno informazione

Un altro scandalo fu quello che ha travolto il social più famoso di sempre, creato da Mark Zuckerberg, con la compravendita di dati sensibili per influenzare l’opinione pubblica in ambito politico, scegliendo di mostrare a queste ignare cavie solo alcuni tipi di notizie. Qualche mese dopo, lo stesso Zuckerberg, per porre fine alla scia delle fake news, si è detto intenzionato a realizzare un sistema artificiale che sia in grado di bloccare la diffusione delle notizie false. Ma solo false o anche quelle che non piacciono o che si vogliono nascondere per qualche motivo?

I robot 007 con licenza di uccidere

Intanto, il Pentagono, la sede del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, ha dichiarato di voler investire nei prossimi mesi nello sviluppo di armi basate sull’intelligenza artificiale. Il Dipartimento si era infatti già interessato al potenziamento di alcuni droni che fossero in grado di riconoscere bersagli da abbattere o droni killer.

I robot spioni

In Cina il governo ha creato un mastodontico sistema di sorveglianza con telecamere, collegato a un software che permette il riconoscimento facciale. E se pensate che serva solo per individuare meglio i malviventi, vi sbagliate, perché il software se ne frega della privacy ed è in grado di riconoscere anche i comuni cittadini, specie di coloro che non condividono le idee del regime.

Il computer empatico

Pare che uno delle tecnologie al vaglio al momento sia quella di permettere ai computer – quelli che ormai un buon 70-80% di popolazione dai 3 ai 90 anni usa per lavoro o per svago – di identificare le nostre emozioni attraverso il riconoscimento facciale. Immaginate che mentre io stia scrivendo questo articolo e voi lo leggete, i nostri rispettivi computer capiscano come ci sentiamo in questo momento. Qual è lo scopo di tutto questo? Purtroppo, ancora non è dato saperlo, ma scommettiamo che non sarà per ricevere una pacca sulla spalla se il computer rileva che siamo giù di morale?

L’anello mancante: i robot e l’intelligenza artificiale in campo lavorativo

 

Quello di cui non sembriamo renderci conto è che la computerizzazione e la robotizzazione sono molto più profonde e radicate nel nostro quotidiano di quanto pensiamo. Pensate, ad esempio, a quante tessere fedeltà avete nel portafogli. Ormai ovunque andate avete la possibilità di fare la tessera che vi dà diritto a sconti, vantaggi, accumulare punti e ricevere regali in cambio.

In realtà quando facciamo una tessera diamo molto di più al negozio: gli diamo accesso ai nostri gusti, a ciò che compriamo, quanto spesso compriamo, quanto spendiamo in media, dove andiamo, cosa facciamo… Oppure, ancora, la robotizzazione è molto spinta nel mondo del lavoro, dove le prospettive non sono affatto rosee.

Spiega infatti Marco Della Luna: “La robotizzazione e l’informatizzazione (algoritmi, intelligenza artificiale in vertiginosa crescita) da una parte, la globalizzazione dall’altra (cioè la libera circolazione dei capitali e delle imprese alla ricerca del lavoro a basso costo), stanno rendendo inevitabilmente superflue crescenti masse di lavoratori (soprattutto i non giovani), precari gli impieghi, calanti i salari. Il lavoro è sempre meno richiesto, i lavoratori di livello medio e basso sono sempre più sostituiti dall’automazione e dai computer, ma lo stesso inizia ad accadere anche a quelli di livello superiore. Ogni robot introdotto riduce l’occupazione netta di 6,2 unità mediamente.

I fatti hanno dimostrato falsa la promessa che la tecnica e la globalizzazione avrebbero creato altrettanti nuovi impieghi per quelli che avrebbero estinto. Per tutti i suddetti fattori, i popoli hanno perduto quasi tutta la forza di contrattazione con la classe dominante; conseguentemente, la loro condizione giuridica, economica e morale sta radicalmente peggiorando: perdono costantemente diritti politici ed economici, come cittadini, elettori, lavoratori, pensionati, malati... a dispetto del parziale mantenimento delle forme giuridiche di democrazia, libertà e dignità”.

Fra un lavoratore umano e uno robotico la partita è presto decisa: un umano non può competere con i ritmi inumani di quelli di un robot. Ne sono la prova i dipendenti di Amazon, che da più tempo denunciano le condizioni disumane in cui sono costretti a lavorare, tenuti in scacco dalle operazioni di un algoritmo che determina il tempo ideale per preparare e spedire un ordine, senza tenere conto delle difficoltà oggettive e soggettive che si potrebbero presentare. Qualcuno dei più coraggiosi – o sfiniti – raccontava che la produttività per Bezos viene prima di tutto. Avendo Amazon sede in un Paese democratico, nessuno impedisce ai lavoratori di andare in bagno, ma siccome chi si azzarda a farlo viene visto come poco produttivo, nessuno ci va.

Immaginate una intera giornata lavorativa senza usare il bagno: i danni non sono solo psicologici ma anche alla salute. Nei magazzini di Amazon non ci sono robot fattorini o robot magazzinieri, è vero: sono le persone, se vogliono continuare a lavorare lì, a dover diventare dei robot.

E se da un lato siamo tenuti sotto scacco e sostituiti dai robot o da algoritmi matematici, dall’altro siamo sempre più controllati. Ed è proprio questa invasione della libertà personale e il rischio di essere costantemente tenuti sotto controllo e discriminati per il nostro pensiero e le nostre credenze a metterci in serio pericolo.

Afferma infatti Della Luna che: “Siamo oramai da qualche anno entrati in un’epoca nella quale scienza e tecnica offrono alla classe dominante un salto di qualità, una svolta storica nell’uso e controllo delle classi dominati, ossia la possibilità di monitorare, schedare e condizionare capillarmente e in diretta, intervenendo per legge persino nel corpo della gente, sul piano biologico: informatica, droni, smart dust, cibi, chimica, nanomacchine, denaro informatico.

Nel rapporto strumentale con i governanti, i governati gradualmente vengono sostituiti dall’intelligenza artificiale e dagli automi – che sono sempre più performanti, che surclassano gli umani e che sono (per ora) più affidabili. Si può congetturare che gli esseri umani come tali diventeranno superflui: verranno sostituiti dall’avvento dell’intelligenza artificiale e degli automi, proprio come i cavalli furono sostituiti dall’avvento delle automobili: gradualmente, via via che le automobili divenivano più efficienti e meno costose. Alla fine sono rimasti pochi cavalli, cioè tenuti perlopiù per compagnia e sport. Vi è poi il trans-umanesimo: gli umani potenziati geneticamente e/o con innesti elettronici; i cyborg, di cui parlano ormai anche studiosi accademici. Siamo nell’ambito della biopolitica (prefigurata da Russell e Foucault): manipolazione biogenomica, gestione zootecnica della popolazione”.

Della Luna sembra non avere dubbi su chi vincerà la battaglia giocata fra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Perché tutto è tenuto sotto controllo da una mano invisibile che tutto vede e tutto sente: “È ovvio che siamo in presenza propriamente di un nuovo ordine mondiale: basta guardare a come le decisioni principali nel mondo vengono prese da organismi centralizzati a livello globale, tecnocratici e irresponsabili, sganciati dalle nazioni, e che deliberano a porte chiuse; basta porsi di fronte ai dati di Wikileaks, ad apparati statali che nascostamente tracciano, intercettano e spiano ogni comunicazione, spostamento e transazione, acquisendo un irresistibile (o quasi) potere di controllo sociale e di distruzione individuale, a cui apparentemente niente sfugge”.

 

 

Gli strumenti di controllo sociale

Se nel secolo scorso la finanza e l’indebitamento pubblico e privato hanno pian piano soppiantato le ideologie e le religioni nella funzione di strumento di educazione e controllo, ora stiamo chiaramente assistendo al tramonto della finanza come strumento di dominio della società. Questo tramonto avviene non grazie alla crescente educazione finanziaria dell’esigua minoranza che legge libri, bensì con strumenti di controllo sociali più efficienti di quelli finanziari.

A soppiantare il controllo finanziario sono:

  • gli strumenti di ingegneria genetica,
  • il transumanesimo (impianti elettronici nel corpo umano),
  • il tracciamento totale della vita di ciascuno,
  • l'uso massiccio di nanomacchine di spionaggio e bio-condizionamento (smart dust),
  • la manipolazione del clima,
  • la manipolazione neuropsicologica,
  • la robotizzazione delle forze armate.

La Germania ha già sviluppato l’Industria 4.0, l’industria, cioè, interamente automatizzata, e Francia e Italia la stanno seguendo.

Oggi gli automi prendono autonomamente decisioni di investimento e disinvestimento, più velocemente di ogni supervisione umana. Inoltre, già camminano, corrono, saltano, combattono: esistono infatti gli automi-killer (aerei, acquatici, terrestri) dotati di armi e di capacità di scegliere, acquisire e colpire il bersaglio. Entro qualche lustro avranno capacità motorie, percettive e cognitive superiori all’uomo. Potranno operare in rete tra loro, in cloud computing: quello che uno apprende o fa, lo apprendono immediatamente tutti. E fanno tutto ciò che i loro padroni ordinano loro di fare, senza inibizioni morali, senza timori, senza stancarsi. Nell’uccidere come nel lavorare.

Nel migliore dei casi surclasseranno l’uomo e lo renderanno obsoleto in un ampio spettro di funzioni, proprio come i veicoli a motore hanno soppiantato i cavalli e gli asini, facendone crollare il numero. La loro tecnologia, la loro fabbricazione e il loro uso sono perlopiù segreti (come tutte le conoscenze che danno superiorità) e detenuti da pochissimi soggetti, quindi al di sopra di ogni controllo democratico e giudiziario.

Ma la diffusione dei robot non si ferma qui e sta prendendo il sopravvento anche nella società: pare siano allo studio donne robot in grado di soddisfare anche i bisogni complessi, e tutto questo dilagare di robotizzazione non lascia per niente tranquilli. Il perché ce lo spiega l’avvocato Della Luna: “È illogico pensare che saranno usati per rendere la vita più agevole e gradevole alla popolazione generale, perché l’uomo comune, per il sistema che lo governa, è solo un mezzo o un costo, non un fine.

Il transumanesimo, in particolare, con i suoi impianti bionici, dietro all’intento di migliorare le prestazioni e il funzionamento dell’essere umano, serve al fine di penetrare e controllare meglio le persone. Bertrand Russell l’aveva previsto nel suo saggio del 1951 L’impatto della scienza sulla società, in cui spiega come il sogno di un dominio mondiale restava tale nell’antichità a cagione della mancanza di mezzi di comunicazione, spostamento e controllo adeguati alle distanze; ma la tecnica moderna sta colmando, anzi direi ora ha colmato, tale inadeguatezza, e il dominio mondiale centralizzato diviene quindi tecnicamente possibile, almeno per qualche tempo”.

Le prospettive, dunque, non sono per niente rosee e il rischio è quello di vedere l’umanità, con tutte le sue imperfezioni, ma dotata di un cuore pulsante e in grado – la maggior parte delle volte – di agire con lealtà, generosità, correttezza, morale ed etica e dotata di intelligenza naturale, soppiantata da robot con un cuore e una intelligenza artificiali, che agiscono senza scrupoli, senza etica né morale e senza preoccuparsi delle conseguenze delle azioni meccaniche decise da qualcuno che ha ancora meno scrupoli di una macchina.

Per approfondire l'argomento leggi il libro di Marco della Luna "Tecnoschiavi"


Romina Rossi
Giornalista freelance e web writer, collabora con la rivista “Vivi Consapevole” e diversi siti web, occupandosi prevalentemente di medicina... Leggi la biografia
Giornalista freelance e web writer, collabora con la rivista “Vivi Consapevole” e diversi siti web, occupandosi prevalentemente di medicina naturale, benessere olistico e tecniche naturali di guargione.L’amore per la Natura e la curiosità di capire i complicati e delicati meccanismi di funzionamento dell’uomo, la portano a intraprendere... Leggi la biografia

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