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Trivelle: non solo Referendum

Scritto da: Redazione Web Macro | Vivere Ecologico, News

Trivelle: non solo Referendum

Di trivelle se ne sta parlando molto in questo periodo.

L'Italia è praticamente imprigionata da strutture operative connesse al ciclo del petrolio e degli idrocarburi.

Basti pensare, infatti, che il 25% della piattaforma continentale italiana è interessata da attività di sfruttamento degli idrocarburi offshore, mentre a terra la sola Basilicata detiene il primato con il 60% del suo territorio occupato da istanze e attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi. Come sottolinea Gaetano Benedetto, direttore generale di WWF Italia, 12 sono le raffinerie, 14 i porti che muovono prodotti petroliferi e petrolchimici; le coste italiane sono accerchiate da 50 depositi strategici di oli minerali, mentre sono 122 le piattaforme con strutture emerse e 13 le teste di pozzo sottomarine che sono riconducibili a 69 concessioni di coltivazione a mare.

Nel Mar Mediterraneo transita il 25% del traffico mondiale di idrocarburi. Il dato è ancor più sorprendente se pensiamo che il nostro Mar Mediterraneo costituisce lo 0,8% della superficie totale degli oceani. Ogni anno vengono versate in mare tra le 100.000 e le 150.000 tonnellate di idrocarburi per operazioni di routine.   

Il nostro Pianeta ha caldo

L'anno più caldo della storia fino ad allora? È stato il 2014, superato poi dal 2015. E purtroppo neanche questo 2016 non promette niente di buono. Da Aprile 2015 a oggi sono state registrati 10 mesi di temperature medie record a livello planetario.

Cosa sta succedendo? In atmosfera abbiamo una presenza enorme e senza precedenti di CO2, che ha sconvolto, ormai in maniera evidente, il nostro clima, con le tante conseguenze che ne conseguono: 

  • i ghiacciai stanno indietreggiando ad un ritmo mai visto in precedenza
  • l'alzamento dei livelli del mare
  • i sempre più frequenti eventi estremi come siccità e alluvioni
  • la minaccia alla biodiversità non è mai stata così reale e preoccupante
  • i processi di acidificazione dei nostri oceani stanno aumentando di velocità
  • le barriere coralline stanno morendo
  • le nevi in Artico sono ai minimi storici 

E la causa la possiamo far risalire anche al nostro smisurato ricorso alle fonti fossili, che rappresentano la principale causa delle emissioni di CO2 in atmosfera. "Abbiamo fatto qualcosa al pianeta che non era mai accaduto in sessantasei milioni di anni". 

Certo, lo dobbiamo ammettere: abbiamo avuto 150 anni di benessere sotto forma di elettricità, materiale plastico, trasporti veloci ecc. Tuttavia, se un tempo potevamo solo immaginare le conseguenze a lungo termine dell'utilizzo del petrolio, del carbone e del gas, oggi queste conseguenze sono purtroppo visibili a tutti: 

"Cent'anni fa aprivamo pozzi petroliferi dappertutto perché ritenevamo che così si dovesse fare. Nel 2016 si deve usare al meglio l’energia derivante dal sole e dal vento, dall’efficienza e dal risparmio energetico per fare tutto quello che sinora abbiamo alimentato con le fonti fossili ma senza mettere a rischio la vita di nessuno, senza martoriare l'unico pianeta che abbiamo".

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Un Patrimonio da salvare e le alternative

Non possiamo inoltre tralasciare il discorso Patrimonio Italiano, un bene comune che si trova a rischio davanti ai nostri occhi.

L'Italia è il primo Paese in Europa per la ricchezza della sua biodiversità e tra le nazioni più ricche del continente per biodiversità marina: la foca monaca e la tartaruga marina abitano ancora nel Mediterraneo; queste otto specie di cetacei - balenottera comune, capodoglio, tursiope, globicefalo, grampo, stenella, tursiope delfino comune, zifio- solcano comunemente le acque italiane; l’Italia dimostra di tenere a questo patrimonio: sono 33 i parchi nazionali e 27 aree marine protette.

È proprio vero: questo è l'unico pianeta che abbiamo. Tuttavia, le alternative esistonole rinnovabili, nonostante gli esorbitanti sussidi pubblici destinati a petrolio e gas dai governi di mezzo pianeta, sono pian piano diventate economicamente competitive con le fossili. E non parliamo più a livello teorico: negli USA, per esempio, negli scorsi anni anni il settore "green" ha portato più posti di lavoro che non il settore petrolifero, "creando occupazione grazie alle piccole e medie imprese, e distribuendo la ricchezza in modo più equo."  

E l'Italia?

"In buona sostanza, il nostro sembra un 'Paese che cadde sulla Terra', che non comprende bene le dinamiche in atto, in preda a forti resistenze e pressioni delle lobby fossili (anche 'interne' al sistema Stato), privo di una strategia, abituato a vivere alla giornata. L'esatto contrario di quel che servirebbe per darci un futuro."

 

Il WWF e Arianna Editrice per il Referendum Trivelle

L'ebook Trivelle Insostenibili, edito da Arianna Editrice e in collaborazione con il WWF Italia e scritto da Alberto Zorattisi propone di fornire un quadro il più possibile esauriente circa il calcolo costi-benefici di questa situazione e può fornire un valido aiuto per dubbi e questioni in merito al Referendum del 17 aprile.  

Come vedremo in questo dossier, le riserve certe di petrolio che si vorrebbero estrarre dai nostri mari andrebbero a coprire il fabbisogno energetico nazionale per appena 7 settimane (secondo dati del Ministero dello Sviluppo Economico).

"Ad oggi le piattaforme offshore che sono interessate da Referendum del 17 aprile 2016 sulla durata delle concessioni nella fascia di interdizione per queste attività delle 12 miglia dalla costa, producono solo l’1,9% del fabbisogno nazionale di gas. Ma se le istituzioni brancolano nel buio, è proprio il mercato a rispondere: già ora il 40% dei consumi elettrici del nostro Paese sono alimentati dalle fonti rinnovabili. Il WWF ha dimostrato che entro il 2050 è possibile raggiungere l’obiettivo del 100% rinnovabili."

Invece di cercare ancora i combustibili fossili, il WWF ci invita a pensare all’energia del futuro.

 

 

Trivelle Insostenibili

Come fare uscire l'Italia dall'oscurantismo energetico.

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