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Cos'è lo Yin Yoga?... Yoga cinese?

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Cos'è lo Yin Yoga?... Yoga cinese?

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Cos'è lo Yin Yoga?... Yoga cinese?

Ma cos'è? Uno yoga cinese? No, tranquilli, trae solo i suoi concetti fondamentali dal Daoismo (o taoismo, «dottrina del Tao») che designa – fonte Wikipedia – le dottrine filosofiche e mistiche, esposte principalmente nelle opere attribuite a Laozi e Zhuangzi (composte tra il IV e III secolo a.C.); il termine designa anche la religione taoista, che non possiede un insegnamento fondamentale come il confucianesimo, né un credo e una pratica unitari; è principalmente una religione cosmica, centrata sul posto dell'essere umano, sulla sua funzione, su quella di tutte le creature e dei fenomeni. 

Recensione al libro LA GUIDA COMPLETA ALLO YIN YOGA di Bernie Clark

 


Cinzia Picchioni

 Nel libro La Guida Completa allo Yin Yoga  l'autore ci rivela (a pagina 10) che il taoismo ha influenzato lo sviluppo dello yin yoga e, visto che molti lettori del suo blog chiedono informazioni sul daoismo, ha pensato di mettere anche nel libro, a p. 20, l'imprescindibile Schema – semplice ed efficace – per entrare nel mondo dello yang e dello yin. Altrimenti non capiamo nulla! In Occidente è raro trovare una vera comprensione di yin e yang. Grazie per il riferimento nel libro al grande Carl Gustav Jung che con le sue comprensioni dell'Ombra ha aiutato moltissimi a capire qualcosa della natura umana.

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Dunque occorre esaminare le definizioni dei principi dello yin e dello yang per comprendere l’intenzione che ci spinge a praticare yoga e per analizzare i benefici e i metodi usati nella pratica dello Yin Yoga. Perché non basta affermare che lo Yin Yoga lavora sui tessuti più profondi del corpo. Occorre specificare – come l'autore fa a p. 18 – che oggi molte forme di yoga sono dinamiche, sono pratiche attive concepite per lavorare solo su una metà del nostro corpo, la metà muscolare, i tessuti «yang». Lo Yin Yoga ci permette di lavorare sull’altra metà, i tessuti «yin» più profondi costituiti da legamenti, articolazioni, reti fasciali e ossa. Per raggiungere una salute e una vitalità ottimali, tutti i nostri tessuti sono importanti e devono essere esercitati.

Esercitare le articolazioni?! Non è pericoloso?! Sì e no. Dipende da come lo si fa: possiamo esercitare le articolazioni in sicurezza se lo facciamo in modo intelligente. Se le esercitiamo in maniera scorretta, possiamo effettivamente farci del male, ma questo vale per qualsiasi forma di esercizio.

Un altro yoga?

Dunque abbiamo capito che no, non è un altro (l'ennesimo!) «nuovo» yoga. A p. 30 scopriamo che lo chiamiamo «Yin» Yoga dove Yin non è un termine indiano, ma cinese. E dove si è formato questo incrocio? Diamo un’occhiata allo sviluppo parallelo della pratica fisica da una prospettiva cinese, o daoista. E così c'è una lunga spiegazione del daoismo, che ha molti rami; e scopriamo che il ramo che ci interessa qui è quello del Daoismo alchemico interiore (intorno alle pp. 30 e ss.). Giustamente abbastanza all'inizio! E grazie invece alla fine del capitolo per le belle Note (e, per capire un po' di più le cose, c'è «l’orbita microcosmica», descritta nel capitolo 7.

Ma le posizioni sono le stesse?

Abbastanza. C'è la descrizione più approfondita delle posizioni di Yin Yoga, un numero maggiore di sequenze incentrate su temi più ampi, come situazioni particolari, per esempio con suggerimenti per modificare la propria pratica Yin Yoga durante la gravidanza o per favorire il concepimento. Vi è anche un esame più completo degli effetti dello Yin Yoga sui tessuti fasciali e sui muscoli. Ovviamente i benefici dello Yin Yoga vanno oltre il livello fisico e questo libro descrive anche i considerevoli benefici mentali, emotivi ed energetici che si possono ottenere attraverso la sua pratica (p. 8).

Lo Yin Yoga lavora prevalentemente sulla zona che va dalle ginocchia all’ombelico (ma da p. 196 c'è la parte superiore del corpo). Spesso i problemi alle ginocchia sono causati da problemi alle anche, per cui si è visto che lavorare sulle anche per aprirle in modo sicuro può ridurre il dolore alle ginocchia in alcuni casi (p. 263)

Sostegni e «zone obiettivo»

I primi (sostegni) vengono usati anche nello yoga «classico»; le seconde (zone obiettivo) sono invece proprie dello yin yoga. Così troviamo «approfondimenti sulla pratica dello Yin Yoga, fra cui anche nuove sezioni su: come e perché usare sostegni nella pratica; un approccio più funzionale basato sul concetto di zone obiettivo; [...] l’importanza della sollecitazione* nel ridurre la fragilità; [...] un elenco revisionato di controposizioni efficaci, [...] tante nuove foto delle posizioni e delle loro variazioni per diverse corporature, una panoramica aggiornata della fisiologia dei tessuti e del corpo energetico che tiene conto delle nuove scoperte scientifiche.

*«Uno dei principi dello Yin Yoga è quello di rilassare i muscoli in modo che la sollecitazione giunga ai tessuti connettivi profondi» (p. 56)

Ancora sulla sollecitazione...

A p. 27 troviamo una precisazione sull'uso diverso delle parole, per creare un lessico comune: «Quando usiamo il termine allungamento in questo libro, ci riferiamo a un allungamento dei tessuti (per esempio, allunghiamo un muscolo) o indichiamo che la sollecitazione applicata ha l’intenzione di allungare i tessuti. Per la nostra pratica Yin Yoga non useremo quasi mai il termine allungamento, ma impiegheremo il termine sollecitazione».

Vabbè', ma è come shtira-sukham no? Siccome non riesco tanto a vedere la differenza tra lo yoga tradizionale, quello di Patanjali (con, appunto, le sue indicazioni di che cosa sia asana: stabile e comoda, shtira-sukham) e l'attitudine che andrebbe perseguita nello yin-yoga, preferisco riportare le parole dell'autore da p. 11:

«Aggiungere un aspetto yin o più tranquillo alla nostra pratica yoga può offrirci la possibilità di trovare un equilibrio fisico/emotivo/mentale, coniugando uno stile di vita più dolce e contemplativo con le attività più vigorose che ci sono spesso imposte. Questo aiuta a ridurre gli estremi compulsivi del nostro comportamento, che ci fanno perdere l’equilibrio e la concentrazione e diminuiscono la nostra gioia di vivere. L’energia yang è necessaria per portare vitalità al nostro yin interiore, ma sono le qualità più calme dello yin che bilanciano le nostre forze yang. Se troppo spesso hai la sensazione che la vita non sia come vorresti, imparare l’antica arte dell’ascolto profondo, sintonizzarti con gli aspetti interiori, non concettuali e più sottili della tua natura yin potrebbe essere la direzione da intraprendere per la guarigione. Lo Yin Yoga, se insegnato bene, può offrire l’opportunità di entrare in sé stessi e riallinearsi. Questo ha degli effetti sul corpo fisico che possono essere sorprendenti. È semplice, ma allo stesso tempo è anche impegnativo. Quando iniziamo a prestare attenzione a ciò che sta davvero succedendo, qui e ora, ci dona momenti di grande quiete interiore. Può far scaturire intuizioni che ci inducono ad apportare cambiamenti significativi nella nostra vita o che ci permettono di accettare il fatto che ciò che sta accadendo ora è esattamente ciò che dovrebbe accadere ora».

Ah bene! Allora è «solo» un'attitudine un po' diversa da quella che ormai si sta diffondendo nella pratica dello yoga? Una piccola risposta si trova a p. 15: «Questo libro è un’esplorazione di quella metà mancante, lo Yin Yoga, che ti condurrà attraverso i fondamenti filosofici dello yin in contrapposizione allo yang e ti spiegherà i benefici derivanti dall’aggiungere una prospettiva yin alla tua pratica yoga. Sono benefici considerevoli che riguardano tutti gli aspetti della vita, dal benessere fisico a quello mentale ed emotivo».

Sì, ma il libro come è fatto?

Il capitolo 2 si occupa del come praticare lo Yin Yoga; il capitolo 3 esamina le asana più frequentemente usate, che sono molte meno rispetto alle pratiche più attive. Troviamo forse 36 posizioni al massimo (escluse le varianti), esaminate in dettaglio, comprese le opzioni e alcune controindicazioni; dopo aver visto le posizioni dovremo sapere come collegarle, ed ecco il capitolo 4 (p. 63), dove esploreremo diverse sequenze (con indicati solo i nomi delle posizioni, che occorrerà andare a cercare nel resto del libro) con un ordine logico e un tema centrale o uno scopo, dedicate a uno specifico tema o intenzione. E benché lo Yin Yoga si rivolga alla parte inferiore del corpo, è possibile applicarne la filosofia a qualsiasi zona: ci sono sequenze per colonna vertebrale, torso, anche e gambe. Ce n’è anche una che lavora su tutto il corpo. Se intendi lavorare sull’energia, ci sono 2 sequenze, una per i Reni e l’altra per il Fegato (e la maiuscola indica che si parla di meridiani "dei Reni" e "del Fegato" dell'agopuntura.

Chi ricerchi una pratica più consapevole e meditativa, scelga ognuna di queste sequenze; chi è agli inizi troverà 3 sequenze introduttive. Il capitolo 5 poi è dedicato a situazioni speciali:

«Lo Yin Yoga è dolce, arrendevole e rigenerante: ha molte delle qualità che attraggono le persone verso il restorative yoga. Ma sebbene quest’ultimo incorpori numerosi elementi yin, la forma di Yin Yoga descritta nel presente libro non è il restorative yoga, perché le intenzioni sono diverse. Il restorative yoga cerca principalmente di guarire problemi specifici e di far riacquistare la salute, mentre lo Yin Yoga parte dal presupposto che tu sia già sano e voglia andare oltre a questo per raggiungere il benessere e la salute ottimali.

Possiamo comunque usare il sistema di Yin Yoga descritto qui come aiuto quando non ci sentiamo a un livello di salute ottimale o quando abbiamo patologie particolari da tenere in considerazione. Prendendo un qualsiasi gruppo casuale di praticanti yoga possiamo riscontrare numerose patologie. Nel forum di YinYoga.com i praticanti fanno spesso domande per sapere come lo Yin Yoga può aiutarli per un loro infortunio o in una circostanza specifica e, attraverso i feedback della comunità, vengono forniti dei suggerimenti preziosi. In questo capitolo trattiamo tre delle situazioni più comuni: problemi a ginocchia, anche e zona lombare, gravidanza e fertilità», p. 262

Nel capitolo 6 troviamo i benefici fisici, con buona anatomia: perché sentiamo gli scricchiolii e perché non sempre sono segno di pericolo; collagene, acido ialuronico e altri misteriosi aiuti. I benefici energetici sono nel capitolo successivo, il 7, con un accenno all'anatomia sottile (pubblicità di Manuale del corpo sottile) e al daoismo (Teoria dei 5 Elementi, meridiani/organi ecc. e come le posizioni yoga agiscono anche su questi sistemi anatomici).

Nel capitolo 8 (p. 269), tutto alla fine può riassumersi così: una bella analisi del dolore lombare, con tanto di schema per vedere le molteplici cause (e non solo sollevando una pianta!), fattori psicologici come autostima, credenze, emozioni, istruzione! Altro che: «ho fatto un movimento strano...» o il classico spostamento di un mobile pesante!

Il dolore acuto nella zona lombare si risolve quasi sempre da solo senza interventi. Ma per molte persone gli episodi acuti iniziano a ripetersi, fino a sfociare in una vulnerabilità cronica. L’esame di tutti i modi con cui i fattori psicologici e sociologici possono generare dolori e disfunzioni croniche alla schiena va oltre il nostro scopo, ma probabilmente non è una sorpresa che la meditazione e la pratica consapevole dello yoga possano aiutare ad attenuare le cause psicologiche del dolore.

Riepilogo dei benefici energetici

«Ci sono 2 modi in cui lo yoga può influire sull’energia (apriamo il rubinetto e rimuoviamo i blocchi), ci sono 3 forme di energia che usiamo nel corpo (le energie del trasporto, della trasformazione e della comunicazione) e ci sono 4 modi in cui possiamo aprire il rubinetto e stimolare il flusso di energia (agopuntura, acupressione, consapevolezza guidata e respiro). Vuoi un modo semplice per ricordarlo? Pensa solo a: energia 2-3-4. Facendo queste cose otteniamo numerosi benefici, indipendentemente dalla mappa che scegli per spiegare i risultati ottenuti», p. 376.

E ancora nel capitolo 8 non potevano mancare i benefici per la mente e per il cuore, né l'eterna parabola della freccia e della sofferenza (raccontata da Buddha e citata ovunque) e nemmeno i benefici di una solida pratica di mindfulness, sinonimo di meditazione, che possono essere così riassunti: presta attenzione, impara a memoria questo breve detto: «Consapevolezza dell’esperienza presente, con accettazione» e «Ma per ora falla e basta» (p. 64) pubblicità BASTA POCO. C'è perfino un'utile tabella per riconoscere le sensazioni! Le scuse stanno a 0.

Ma comunque serve l'insegnante

«La pratica dello Yin Yoga è spiegata in dettaglio, ma un libro non può mai sostituire un insegnante. Se sei interessato a esplorare ulteriormente questa parte della foresta dello yoga, ti invitiamo a cercare un insegnante di Yin Yoga a cui fare riferimento. Come tutte le pratiche yoga, la sola teoria non è sufficiente: devi eseguire la pratica. Leggere come fare Yin Yoga è piacevole e istruttivo, ma il vero valore viene dal sedersi a terra e praticare.

Quindi... mentre inizi a leggere il libro, alzati dal divano o dalla poltrona, metti un cuscino sul pavimento e inizia a leggere seduto o sdraiato a terra. Muoviti quanto vuoi, ma resta sul pavimento finché puoi. Stai già iniziando la pratica».

Ma comunque serve il medico

Bene mi ha fatto trovare un «Nota bene» come quello che vorrei leggere su ogni libro, appeso in ogni bacheca dei Centri dove si insegna yoga:

Prima di intraprendere questa pratica, accertati di esserne in grado: consulta il tuo medico o terapeuta prima di iniziare qualsiasi pratica yoga. Le istruzioni fornite in questo libro non sostituiscono una consulenza medica e dovrebbero essere usate solo come integrazione se si è in cura da un terapeuta. Benché le istruzioni di questo libro siano state compilate con cura, non possiamo assumerci responsabilità per qualsiasi effetto collaterale derivante dalla pratica dello yoga. Se non sei sicuro di un qualsiasi aspetto della pratica o se non ti senti bene, consulta un medico. Leggi le controindicazioni di ogni posizione prima di provarla, in modo da sapere se quella particolare posizione può andare bene per te. Tieni presente le numerose opzioni disponibili che rendono ogni posizione più accessibile. Pratica con intenzione e attenzione.

Frasi koan dello yin yoga

Per me è bastato trovare queste frasi, disseminate nel libro, per incuriosirmi sull'autore e sul suo lavoro, perché mi sono sentita «affine» come insegnante, soprattutto sulla frase 3:

  1.  Il nostro scopo nella vita non è diventare perfetti, è diventare completi.
  2.  Lo Yin Yoga descritto qui non è il restorative yoga.
  3.  Non usiamo il corpo per entrare in una posizione; usiamo la posizione per entrare nel corpo (p. 39)!!!
  4.  Cerchiamo tre tipi di immobilità: a. del corpo, come una montagna maestosa; b. del respiro, come un tranquillo lago di montagna; c. della mente, come il blu profondo del cielo (p. 50)

Mai in piedi

Nello yin-yoga non ci sono posizioni in piedi (p. 60), ma 26 asana, tra cui: Anahatasana (Posizione della devozione); Bananasana ; Farfalla; Coda del gatto; Cervo; Bambino felice; Lumaca; Cigno; Stiramento dei piedi; Shavasana (!): Qualcosa di vecchio, ma mai abbastanza ripetuta Lo dico da anni: shavasana è la parte più importante della pratica, e anche se con lo yin-yoga non ci si riscalda e non c'è bisogno di raffreddarsi, occorre comunque ripristinare la neutralità nel corpo.

Ogni esercizio è composto da due parti: la sollecitazione e il riposo del corpo, ma molti insegnanti/allenatori/allievi non sono consapevoli dell'esigenza di bilanciare la sollecitazione col riposo e tralasciano shavasana, «il periodo di riposo al termine della pratica in cui i tessuti su cui abbiamo appena lavorato hanno l’opportunità di diventare ancora più lavorabili». Ma è meglio abbreviare le altre asana e tenersi a disposizione tutto il tempo necessario per shavasana, perché non tutte le forme di riposo sono uguali! E da p. 191 ben 5 pagine per spiegare come mai, con tanto di studio medico che ha dimostrato... eccetera.

Oh quanto sono d'accordo! Altro punto in comune con lo yoga tradizionale, senza nomi, senza «nuovi» modi! È vero che ormai lo yoga diventato di moda si occupa raramente di shavasana, anzi perlopiù ne ignora la pratica (o chi lo insegna non lo conosce perché nei corsi di formazione non se ne parla...). Perciò bene ripetere ancora una volta nozioni già note. Meglio una volta in più che in meno.

Qualcosa di nuovo, da ripetere d'ora in avanti

Che bello, anche, aver scoperto qualcosa di nuovo! Il mio compito dei prossimi giorni: intrecciare le dita dei piedi . A p. 241 (+ la nota 2 di p. 258) ho scoperto il detto taoista: «chi ha le dita dei piedi aperte ha la mente aperta» e ho deciso di sperimentarmi. E bello anche lo yin al muro! Da sperimentare anche quello!

Buon lavoro a me (e a tutti/e).

 

Sperimenta lo Yin Yoga con -  La Guida Completa allo Yin Yoga!

 

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Cinzia Picchioni
Inizia a praticare yoga nel 1979 a Milano, la sua città natale; nel 1985 si trasferisce a Torino per frequentare la scuola di formazione triennale... Leggi la biografia
Inizia a praticare yoga nel 1979 a Milano, la sua città natale; nel 1985 si trasferisce a Torino per frequentare la scuola di formazione triennale per insegnanti dell’Istituto Kuvalayananda, dove studia con insegnanti italiani e indiani e si diploma nel 1987. Co-fondatrice dell'Isyco (Istituto per lo Studio dello Yoga e delle Culture... Leggi la biografia

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