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YOGA – Correggere con il tocco le posizioni

Yoga e Benessere

YOGA – Correggere con il tocco le posizioni

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YOGA – Correggere con il tocco le posizioni

Questo libro è la perfetta conclusione della «Stephens-triade»: con il Volume 1° avevamo un elenco di posizioni; col 2° volume abbiamo imparato a metterle nella giusta sequenza (sia per praticarle sia – cosa più importante – per insegnarle); con quest’ultima fatica Mark Stephens ci offre un aiuto insostituibile per il modo dell’insegnamento, in particolare la «correzione» tramite il tocco. Ma non è giusto scrivere così, sarebbe meglio la «direzione» e vorrei dire che «il tocco insegna» e non serve solo a correggere gli eventuali «errori». Dopo l’esempio, dopo le parole, dopo aver visto, dopo aver provato a copiare, l’allievo si trova a «provare sulla pelle» il tocco dell’insegnante. D’altra parte si dice così no? «L’ho provato sulla mia pelle» quando si vuole dire che l’abbiamo proprio vissuto in prima persona… 

Di Cinzia Picchioni


Redazione Web Macro

Scopri come correggere con il tocco le posizioni

 LIBRO YOGA - CORREGGERE CON IL TOCCO LE POSIZIONI

 

Lo yoga fa bene… no, fa male… no, fa…

Mark Stephens racconta la sua esperienza con il tristemente famoso articolo del «New York Times» (William J. Broad, How yoga can wreck your body [Come lo yoga può distruggere il tuo corpo, N.d.T.] che fece molto scalpore. Stephens rispose all’articolo, incontrò Broad di persona per verificarne le fonti e comprendere il suo punto di vista. Scoprì la gran mole di studi sulle lesioni provocate dallo yoga compilata dal National Electronic Injury Surveillance (NEISS), un organo della National Consumer Product Safety Commission, e alla fine – benché i dati non fossero tutti completamente affidabili – «il messaggio di Broad, ovvero che lo yoga può rovinare il nostro corpo, trova ampio riscontro nei fatti […] e dopo aver letto il libro di Broad intitolato The Science of Yoga e numerosi articoli di tenore analogo pubblicati negli ultimi vent’anni, ma anche dopo aver ascoltato le storie di innumerevoli insegnanti che di fronte ai problemi fisici degli allievi, anche quelli più banali, si ritrovavano incerti sul da farsi, mi sono reso conto chiaramente che era il momento di scrivere questo libro».

Il terzo libro

Nell’intento dell’autore dunque questo volume si propone illustrare i dettagli sottili dell’insegnamento delle asana per renderne la pratica accessibile alle persone in carne e ossa che frequentano le nostre lezioni; insegnando usiamo principalmente tre mezzi per guidarle: la dimostrazione visiva, l’istruzione verbale e quella tattile. Il volume si concentra sul terzo, con un mantra che ne percorre ogni pagina: sicurezza, sostenibilità, capacità trasformativa.

Sulla base di quella che Howard Gardiner (1993) chiama “qualità di intelligenza multipla”, occorre considerare che in una classe di allievi alcuni imparano grazie a modelli verbali, altri hanno bisogno di modelli visivi e altri ancora apprendono in modo principalmente tattile:

«Nelle lezioni di yoga, dove l’esperienza dell’apprendimento include elementi concettuali, emotivi, fisici e spirituali, questa gamma di modalità di apprendimento è costantemente in gioco».

Per fugare ogni dubbio o perplessità circa l’eticità del contatto fisico, e perché non si creino fraintendimenti, Stephens fa riferimento (tanto per cambiare) agli Yogasutra:

«I precetti etici delineati negli Yogasutra di Patañjali sono un utile criterio iniziale da applicare alle istruzioni fisiche, a cominciare dagli aspetti della nonviolenza (ahimsa) e della verità (satya), che sono strettamente interconnessi. Rispettare ahimsa nella conduzione manuale inizia da un atteggiamento di verità verso se stessi, avendo chiaro cosa sappiamo e cosa ignoriamo, e avendo chiare le intenzioni che animano il nostro tocco. Come per ogni altro aspetto dell’insegnamento, è importante condividere e donare ciò che si sa partendo da una condizione di reciproca comprensione, di gentilezza amorevole e di rispetto. Se non si comprende cosa vive un allievo durante l’esecuzione di un’asana, non si è preparati a dargli un’istruzione fisica. La chiarezza della propria intenzione nel dare questo tipo di istruzioni deve sorgere dalla conoscenza e dall’abilità maturata nell’osservazione degli allievi mentre eseguono le posizioni». Osservare.

Come? Dove? Quando?

Per rispondere alle domande (ben più di 3) che sorgono in tutti noi quando ci troviamo di fronte un gruppo di poche o tante persone tutte diverse, l’autore ci offre strumenti precisi: una serie di consigli per imparare a osservare gli allievi mentre praticano: come osservare, dove osservare, che cosa osservare per poi “correggere” con il tocco. Dopo aver osservato. E poi dove mettersi per correggere, in sicurezza e efficacemente, con foto esplicative, posizione per posizione (divise per categorie: in piedi, torsioni, di equilibrio, per rinforzare il core ecc.). E a proposito dell’argomento dell’intero libro ecco i Sette principi della correzione manuale: sviluppati uno per uno, con rassicuranti parole, esempi e consigli.

1. Insegnare soltanto ciò che si conosce

2. Chiedere il permesso di toccare

3. Avere un’intenzione chiara

4. Muoversi con il respiro

5. Tenere conto dei principi biomeccanici di sicurezza

6. Insegnare gli elementi essenziali di ciascuna asana

7. Sostenere basi di appoggio stabili

So di non sapere

Sulla base di questa umile realtà e su quella che essere capaci di eseguire un’asana perfettamente non significa saperla insegnare! Stephens non si stanca di ripetere che occorrono l’aggiornamento e la pratica continui, anche se insegniamo da 30 anni! Come amava ripetere Patthabi Jois in uno dei suoi detti più famosi: “Pratica, e tutto arriverà”. E «pratica» non è un sostantivo ma un verbo, imperativo, direi (ma anche un invito?)

Poi, giacché sappiamo di non sapere, ci aiuta un utile, utilissimo Glossario per i termini del libro e non solo; un’Appendice biblio-sitografica, con i vari stili di yoga elencati in ordine alfabetico (e i siti per saperne di più su tutti questi “pincopallo-yoga” alcuni dei quali nati come i funghi negli ultimi anni… altri, per fortuna, ci sono da millenni!); e be’ sì, troviamo anche posizioni impegnative, ma è ovvio. Il tentativo è quello di offrire consigli e indicazioni anche piuttosto precise per aiutare l’allievo – principiante e/o avanzato – a sperimentare le posizioni nel modo corretto, quindi ci sono posizioni “semplici” ma anche approfonditamente avanzate. Basta andare a cercare quella che ci interessa, o la famiglia di quelle che ci interessano. D’altra parte questo è il terzo volume di una serie, e se si ha bisogno di sapere un po’ più di cose su una posizione basta prendere – anche – il Volume 1°! Anche qui c’è comunque un’Appendice con tutte le posizioni in ordine alfabetico per ritrovarle subito e, credetemi, guardando tutte quelle piccole foto con tutte quelle posizioni tutte diverse, tutte con forme diverse, con simbologie diverse, fa veramente bene al cuore per rassicurarci sul tesoro rappresentato dalla disciplina che abbiamo scelto di praticare – auspicabilmente per tutta la vita – e di insegnare in modo rigoroso e responsabile (e se abbiamo comprato e stiamo leggendo questo libro – come gli altri 2 di Mark Stephens – vuol dire che vogliamo fare proprio così. E con sussidi come questo ci riusciremo di sicuro!)

Un augurio come fine

Credo di poter dire che Mark Stephens è il miglior insegnante (maschio) di yoga sulla faccia della Terra al momento. E comincio a coltivare il desiderio di fare l’allieva di sue lezioni. Lo portiamo in Italia?

Mentre aspettiamo, alla fine del libro troviamo le sue parole con cui si chiede (e ci chiede) che cosa ci aspetta come insegnanti del Ventunesimo secolo. E risponde con poche parole essenziali e che non ammettono repliche:

«[…] non c’è limite a ciò che possiamo imparare. Se, come comunità di insegnanti di yoga, siamo seriamente intenzionati a elevare la qualità dell’insegnamento, tanto da rendere la professione di insegnante di yoga un mestiere riconosciuto e legittimo, dobbiamo continuare a elevare i nostri standard. Il requisito minimo di 200 ore di formazione è destinato a imporsi come lo standard minimo richiesto per insegnare con una base minima di conoscenza e competenza, così come le 10 ore di formazione annuale continua richieste agli insegnanti affiliati a Yoga Alliance. Possiamo, e dobbiamo, fare molto di più per formare, guidare e sostenere i nuovi insegnanti, e dovremmo anche chiedere agli insegnanti di lunga data di continuare ad apprendere, di continuare a sviluppare le loro abilità e le loro conoscenze […]. Adesso sta a voi. Con ogni respiro avete la possibilità di evolvere consapevolmente come insegnanti, allievi ed esseri umani. Respirate profondamente per continuare ad aprivi alla possibilità di divenire il migliore insegnante che potete diventare; un insegnante che sa riconoscere e sostenere ciascun allievo nella scoperta del migliore maestro che mai avrà, ovvero quello che danza nel suo cuore»

 

Questo manuale pratico si rivolge a chi insegna yoga, e a chi lo fa in modo sicuro, sostenibile e trasformativo.


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