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Dal Vuoto Quantistico alla Coscienza

Nuove Scienze

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Dal Vuoto Quantistico alla Coscienza

I princìpi che regolano il mondo quantistico sono validi anche a livello macroscopico? Possono darci indicazioni concrete sull'evoluzione individuale e globale della coscienza? La teoria del vuoto quantistico tridimensionale atemporale unifica spazio, mente, materia e vita.


Redazione Scienza e Conoscenza

I princìpi che regolano il mondo quantistico sono validi anche a livello macroscopico? Possono darci indicazioni concrete sull'evoluzione individuale e globale della coscienza? La teoria del vuoto quantistico tridimensionale atemporale unifica spazio, mente, materia e vita.

Nella scienza attuale, svariate significative ricerche puntano verso l’esistenza di una struttura profonda, a una prima analisi “nascosta”, “invisibile”, che possiamo chiamare il “livello fondamentale” o il “campo fondamentale”, che sottende il mondo macroscopico della nostra esperienza quotidiana e che lo determina.

Si pensi, per esempio, alla teoria dell’ordine implicito di David Bohm, alle moderne teorie quantistiche dei campi, o anche, su un versante più filosofico, alla visione del campo akashiko di Ervin Laszlo. Tutte queste teorie comportano che le caratteristiche delle diverse entità presenti nel mondo che percepiamo, nonché il loro comportamento e la loro evoluzione, derivano da un’informazione (invisibile) associata a un livello fondamentale.


Spazio Tempo e Vuoto Quantistico

Nella visione sviluppata in una serie di scritti recenti dall’autore di questo articolo e dallo scienziato sloveno Amrit Sorli, lo spazio-tempo che percepiamo nella nostra esperienza quotidiana non ha un’esistenza primaria ma deriva in realtà da un vuoto quantistico tridimensionale atemporale non-locale (che rappresenta quindi il vero background, il vero “teatro” dell’universo, in cui avvengono tutti i fenomeni e che determina tutti i fenomeni).
Si tratta di una struttura avente le seguenti caratteristiche:

  • è atemporale (nel senso che il tempo non può essere considerato una dimensione a sé stante, che scorre da sé, in modo indipendente da tutto il resto ma esiste solo come sistema di misura dell’ordine numerico del movimento),
  • granulare (nel senso che non è indefinitamente divisibile ma è costituito da dei mattoni elementari, che possiamo chiamare quanti di spazio, aventi grandezza dell’ordine della lunghezza di Planck, qualcosa come 10 alla meno 35 metri),
  • ondulatoria (nel senso che ciascun costituente elementare, ciascun quanto di spazio, è descritto da una sua specifica funzione d’onda)
  • e vibrazionale (nel senso che ciascun quanto di spazio ha la proprietà di vibrare ad una certa frequenza). 


Tutte le cose che vediamo attorno a noi nel mondo dell’esperienza quotidiana e i loro comportamenti derivano dall’informazione associata alla natura atemporale, granulare, ondulatoria e vibrazionale del vuoto quantistico, in particolare dalle specifiche frequenze di vibrazione dei costituenti elementari, dei quanti di spazio che essi occupano.

 

Il modello transazionale

In una serie di articoli recenti, i fisici italiani Leonardo Chiatti e Ignazio Licata hanno sviluppato un interessante approccio, noto come modello transazionale, in cui l’arena fondamentale dell’universo è un vuoto arcaico, atemporale che vincola e regola i processi dinamici che osserviamo in natura. Nel modello di Chiatti e Licata, il vuoto costituisce la rete di tutte le possibili transazioni di modi del campo fondamentale in un’ “interezza indivisa” e deve essere considerato come uno stato radicalmente non-locale e simmetrico. Si tratta di un pre-spazio da cui lo stato di minima energia emerge quando si crea la teoria quantistica dei campi. L’approccio di Chiatti e Licata è basato sull’idea che le sole “cose” veramente esistenti nel mondo fisico sono gli eventi di creazione e di distruzione di certe qualità. In questo quadro, tutti gli altri oggetti della fisica – come la nozione stessa di spazio-tempo continuo – hanno il ruolo di connettere casualmente le proprietà misurate: essi sono “emergenti” rispetto alla rete degli eventi.

In analogia all’approccio di Chiatti e Licata, nel modello di vuoto quantistico tridimensionale suggerito dall’autore e Sorli si assume che gli eventi di creazione di una particella, o oggetto, dal vuoto quantistico tridimensionale e distruzione di una particella o oggetto dal vuoto quantistico tridimensionale sono i due eventi fisici primari. L’apparizione di materia corrisponde insomma a fluttuazioni della densità di energia del vuoto quantistico associati a opportuni processi di creazione/annichilazione di quanti materiali.

Inoltre, il comportamento e l’evoluzione di ogni oggetto materiale sono determinati da appropriate onde del vuoto associate ai processi di creazione e distruzione di quanti e quindi alle loro corrispondenti fluttuazioni della densità di energia. Le onde del vuoto agiscono in modo non-locale attraverso un potenziale quantico del vuoto (che, per così dire, coreografa i processi di creazione e distruzione di quanti nel vuoto quantistico tridimensionale). In virtù della realtà fisica primaria dei processi di creazione e distruzione e dell’azione non-locale del potenziale quantico che è associato ad essi, nel vuoto quantistico tridimensionale il tempo non ha una realtà fisica primaria ma esiste solo nel senso di ordine numerico. In altri termini, il vuoto quantistico tridimensionale, come teatro fondamentale che sottende le forme osservabili di materia, energia e spazio-tempo, è un background atemporale: il tempo esiste semplicemente come parametro matematico che misura la dinamica di una particella o di un oggetto.

Ora, nel modello del vuoto quantistico tridimensionale atemporale non-locale sviluppato dall’autore e Sorli, un punto chiave è che le fluttuazioni di energia associate ai processi di creazione e distruzione di quanti corrispondono a determinati stati vibratori, caratterizzati da opportune frequenze.
E sono le frequenze di vibrazione dei quanti di spazio in cui hanno luogo questi processi di creazione/distruzione, queste fluttuazioni di energia nel vuoto quantistico atemporale gli elementi fondamentali che danno vita all’informazione, la quale costituisce il “ponte” con il mondo tangibile che percepiamo, la quale determina le proprietà delle cose che vediamo attorno a noi, nonché il loro comportamento e la loro evoluzione. Le frequenze di vibrazione dei quanti di spazio sono le entità elementari che consentono a ogni cosa di esistere e di avere un comportamento nella realtà tangibile in grado di produrre fenomeni evolutivi.

 

Le applicazioni del vuoto quantistico nel quotidiano

Il comportamento e l’evoluzione di ciascuna cosa che esiste nella nostra realtà quotidiana deriva dall’informazione creata dalle particolari vibrazioni dei quanti di spazio che costituiscono la regione in considerazione. In altre parole, le vibrazioni dei costituenti elementari del vuoto quantistico atemporale possono essere viste come delle forme intelligenti e, quindi, l’universo stesso, sotto questo punto di vista, può essere considerato un fenomeno “consapevole”. Come conseguenza del fatto che ciascun quanto di spazio, vibrando ad una certa frequenza, produce evoluzione, ciascuna entità dell’universo possiede, in una qualche misura, una sua “coscienza” e "consapevolezza".

Nell’ambito del modello del vuoto quantistico atemporale sviluppato dall’autore di questo articolo e da Sorli, si può quindi dire che ogni cosa che ci circonda nella nostra realtà quotidiana ha un suo grado di consapevolezza. Siccome nell’universo ci sono diverse vibrazioni, ci saranno di conseguenza diversi gradi di consapevolezza.

Articolo di Davide Fiscaletti tratto da Scienza e Conoscenza n. 56 - Macro Edizioni 2016 - 


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Scienza e Conoscenza è la rivista ufficiale del Gruppo Editoriale Macro. È un trimestrale che parla di medicina integrata, medicina non convenzionale, scienze di frontiera, coscienza e consapevolezza, e che si avvale di un comitato scientifico di medici, ricercatori, scienziati e giornalisti.Operano in redazione: Marianna Gualazzi, Romina... Leggi la biografia

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