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David Bohm e la fisica olistica

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David Bohm e la fisica olistica

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David Bohm e la fisica olistica

David Bohm è riconosciuto come una delle menti più originali e profonde del XX secolo: scienziato e filosofo, le sue scoperte e riflessioni hanno influenzato in maniera decisiva la fisica contemporanea.

Massimo Teodorani, scienziato e astrofisico italiano, ne racconta le ricerche e le scoperte in un libro che è una storia di coraggio all’interno del mondo della fisica e al contempo un mini-trattato, sia scientifico che filosofico, di grande interesse per chiunque si ponga domande sull’intima struttura della realtà.

A cura della redazione Scienza e Conoscenza


Redazione Web Macro

 

Al principio della sua ricerca

Nel periodo in cui Bohm svolgeva la sua ricerca di dottorato presso il Lawrence Radiation Laboratory, iniziò a lavorare su investigazioni teoriche sui plasmi, ovvero gas contenenti elettroni e ioni positivi ad alta densità. Proprio nell’ambito di queste investigazioni si accorse che gli elettroni, una volta che diventano parte del plasma, smettono di apparire come particelle individuali e iniziano a comportarsi come se fossero parte di un tutto più grande e interconnesso, un mare di particelle che dà l’impressione di essere apparentemente vivo, intelligente e cosciente per via delle caratteristiche di auto-regolazione che vi si riscontrano. Fu proprio tramite questa ricerca che iniziò il cammino di Bohm verso quella “fisica olistica” che lo avrebbe reso famoso in tutto il mondo come uno dei fisici più eretici e al contempo più geniali e rivoluzionari mai esistiti.

Tutto è connesso

Nel corso delle sue ricerche Bohm gradualmente perse interesse nell’idea di spendere buona parte del suo tempo nella definizione matematica delle variabili nascoste insite nella definizione di potenziale quantico, e cominciò a porsi il problema della struttura, del processo e dell’ordine in fisica.

Si era sempre interessato a come l’ordine può emergere da un piano sottostante, sia esso un etere o una concentrazione di particelle. Il plasma era un esempio del genere, in cui le oscillazioni collettive emergevano da un numero smisurato di moti individuali, e sentì ben presto, nel corso delle sue sperimentazioni, di poter estendere questo concetto a tutto l’universo. Nel contesto del nuovo indirizzo che prese il suo lavoro, Bohm sviscerò una “cosmologia filosofica” (che può essere intesa anche come una metafisica), dove l’intero universo può essere pensato come un ologramma gigante con caratteristiche continuamente dinamiche. Esiste secondo Bohm un “olomovimento”, nell’ambito del quale si sviluppa in maniera implicita e non manifesta un ordine nell’universo, definito da lui ordine implicato, un ordine nascosto che permea ogni regione di spazio e di tempo.

 

Il mondo implicato, che è dunque nascosto, ordina e dà origine come per magia alla realtà fenomenica, quella della materia percepita coi nostri sensi e con i nostri strumenti, ovvero a quella realtà che opera sotto forma di quello che lui definisce “ordine esplicato”, il mondo aperto e rivelato palesemente.

Bohm giunse a conclusione che l’apparente stabilità e solidità degli oggetti e delle entità che operano nell’ordine esplicato siano generate e sostenute da un processo incessante di implicazione ed esplicazione, dove le particelle subatomiche si dissolvono costantemente nell’ordine implicato per poi ricristallizzarsi nell’ordine esplicato.

L’ologramma cosmico

I fisici tradizionali, ancora oggi, tendono a pensare in termini di ordine esplicato. Essi dissezionano la materia, cercando entità sempre più piccole fino alla particella ultima. Le loro equazioni fondamentali sono scritte usando le coordinate dello spazio e del tempo, e il loro mondo della fisica è distinto da quello della mente. Ma secondo Bohm ciò che nell’ordine esplicato è frammentato e separato da grandi distanze, nell’ordine implicato è intimamente interconnesso. Egli associa l’idea di un ordine implicato, quello che pilota la realtà, all’immagine di un ologramma, perché questa analogia rappresenta in maniera perfetta il concetto di totalità non frammentata. In questo modo concepisce ogni cosa come racchiusa in ogni cosa, ogni parte della realtà contiene informazione su ogni altra parte all’interno di essa, in maniera tale che si potrebbe dire che ogni regione di spazio e di tempo contiene la struttura dell’universo all’interno di essa.

Fisica e Metafisica

Da dove nasce quest’idea?

Il concetto di ordine implicato nacque in Bohm quando egli iniziò ad avere delle visioni dell’infinito, che vedeva rappresentato in forma di un numero immenso di specchi sferici che si riflettono l’uno nell’altro, dove l’universo era composto di una infinità di riflessioni, e di riflessioni delle riflessioni. Secondo la sua intuizione, ogni atomo riflette in questo modo e l’infinità di queste riflessioni è riflessa in ogni cosa: ognuna è una riflessione infinita del tutto. In generale non è difficile notare come le idee di Bohm sull’ordine implicato abbiano una connotazione marcatamente mistica: non è infatti difficile trovare nell’ordine implicato i concetti di spirito, coscienza e idealismo. L’ordine implicato sembra essere un po’ come il mondo delle idee di Platone che governa tramite meccanismi nascosti ma armoniosi la realtà che esperiamo tutti i giorni. Dal momento che l’ordine implicato e l’ordine esplicato non sono altro che due facce della stessa medaglia, allora la materia come ordine esplicato non può essere separata dallo spirito come ordine implicato. Da qualche parte esiste un modello fisico unificante che unisce queste due realtà, e Bohm lo cercò per tutta la vita, comprendendone e fissandone bene i concetti ma non formalizzandoli in un quadro matematico autoconsistente come di fatto si deve poter fare in fisica.

Raramente nella sua vita Bohm nominò la parola “Dio”, forse perché sembrava un po’ sviante, vaga e comunque irrazionale, per un fisico che alla fine voleva trovare proprio la formula di Dio. Eppure le sue spinte lo portavano alla trascendenza, una trascendenza via via più crescente, cesellata, spesso auto-corretta, e sempre più cristallina. Alla fine della sua vita pronunciò queste frasi che sono decisamente emblematiche in merito al fatto che in realtà, probabilmente, nel corso del suo cammino travagliato, ma coraggioso e luminoso, aveva sentito Dio, più di quanto avesse sentito il succo delle meditazioni di Krishnamurti:

Il campo del finito è tutto quanto possiamo vedere, udire, toccare, ricordare e descrivere. Questo campo è basicamente ciò che è manifesto, o tangibile. La qualità essenziale dell’infinito, di contrasto, è la sua elusività, la sua intangibilità. Questa qualità si trasmette nella parola Spirito, il cui significato originario è “vento, soffio”. Questo suggerisce l’esistenza di un’energia invisibile ma pervasiva, alla quale il mondo manifesto del finito risponde. Questa energia, o spirito, pervade tutti gli esseri viventi, e senza di essa ogni organismo si spezzerebbe nei suoi elementi costituenti. Ciò che realmente è vivo nell’essere vivente è questa energia dello spirito, ed essa non è mai nata e mai morirà.

Forse David Bohm aveva intuito che esiste una fisica dell’anima e con essa voleva tracciare il cammino per un’umanità alla deriva.


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