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Blue Mind: Silvia Dell'Orco ci parla del legame tra psicologia e acqua

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Blue Mind: Silvia Dell'Orco ci parla del legame tra psicologia e acqua

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Blue Mind: Silvia Dell'Orco ci parla del legame tra psicologia e acqua
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Silvia Dell'Orco, Dottore di Ricerca in Scienze Psicologiche, ci parla in questo articolo degli aspetti psicologici che riguardano il rapporto con l’acqua, in relazione al libro Blue Mind. 


Redazione Web Macro

Blue Mind è il libro che spiega, attraverso scienza e con poesia, il profondo legame che esiste tra l'acqua e il più complesso dei nostri organi, il cervello. Il libro parla e dimostra come i neuroscienziati e gli psicologi, attraverso la ricerca, stiano iniziando a imparare che il nostro cervello reagisce all'acqua in modo positivo.

Blue Mind è la scienza che rivela in modo sorprendente come lo stare vicino o in contatto con l’acqua può renderti felice e più connesso. E com'è solito dire l'autore di Blue Mind, Wallace J. Nichols, “Interessarsi alla scienza della meraviglia e dell’amore non rende questi ultimi meno meravigliosi”.

Infatti, nel 2011, Nichols ha riunito neuroscienziati, biologi marini, artisti, ambientalisti, medici, economisti, atleti e psicologi cogntivi per indagare sui modi in cui il nostro cervello, il nostro corpo e la nostra mente vengono potenziati dall’acqua. C'è da dire poi che solo il 5% quelle acque è stato esplorato, così come la scienza ha solamente iniziato a scoprire i meandri del cervello umano. Le nuove tecnologie ci stanno permettendo sempre di più di immergerci nelle profondità del cervello e del mare

A parlarci dell'aspetto psicologico legato all'acqua è Silvia Dell'Orco, Dottore di Ricerca in Scienze Psicologiche e Docente a contratto presso l'Università degli Studi della Basilicata.

Gli ambiti di ricerca della dott.ssa Silvia Dell'Orco riguardano soprattutto le neuroscienze cognitive, la psicologia e la psicopatologia clinica.

 

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Silvia Dell'Orco: Blue Mind

"C’è un sentimento misterioso che lega l’uomo all’acqua, non riconducibile solo alla storia che da circa 3 milioni di anni racconta l’evoluzione della vita sul nostro pianeta. L’uomo può contemplare se stesso, la propria anima nelle infinite rifrazioni dell’elemento acqua.

Da sempre il mito, la poesia, la filosofia trovano in essa motivi di ispirazione estatica e potenza simbolica. D’altra parte, non è forse lo spirito dell’uomo amaro quanto quello del mare? Non è forse la vita dell’uomo movimentata, come il mare in tempesta? Non è, infine, l’ultimo viaggio di Ulisse nell’oceano minaccioso la metafora più alta sulla ricerca della conoscenza come unica meta dell’uomo, che Dante designa nella Commedia come orizzonte della dignità e della libertà umane? Nel rapporto con l’acqua, nelle sue diverse forme, c’è qualcosa di ambivalente e conflittuale, un’affinità-rivalità che va oltre il rapporto uomo-natura. L’uomo e il mare conoscono la vita e la morte, entrambi custodiscono ricchezze profonde, ci trasmettono sensazioni misteriose e familiari. Ma vi è qualcosa di più.

Il mare ci attrae e cambia all’improvviso il nostro stato d’animo e il fluire stesso dei nostri pensieri. Potremmo trascorrere ore ad ascoltarne il ritmo, il suono, l’eco. Potremmo osservarlo a lungo mentre avanza e arretra sulla riva, in quegli istanti in cui il tempo rallenta. 

Le sensazioni che il mare ci rinvia arrivano al nostro cervello e il loro effetto è tanto più potente quanto più siamo abituati ai ritmi convulsi di un mondo che ha rotto i suoi legami con la natura. Il fragore dell’onda che si infrange sulla battigia è uno dei tanti suoni “bianchi” presenti in natura. A questi suoni – caratterizzati dall’assenza di periodicità e dall’ampiezza costante su tutto lo spettro di frequenze (esattamente come la luce bianca contiene la somma di tutti i colori dell’iride) – appartengono anche altri suoni della natura, come ad esempio il fruscio del vento o lo scroscio della pioggia.

Quello del mare, in particolare, sembra evocare una condizione di vita primordiale, una finestra che si affaccia direttamente sulle nostre emozioni profonde. É come se tutto il resto fosse risucchiato in quei vortici di onde sonore, permettendo alla nostra mente di trarre beneficio dalle sue vibrazioni. Ma c’è di più. Questi suoni sollecitano il nostro cervello a produrre endorfine, sostanze chimiche dotate di una potente attività analgesica ed eccitante. Le stesse prodotte dal cervello quando ci divertiamo, quando pratichiamo attività fisica, quando corpo e mente vivono una situazione di intenso benessere. L’effetto di queste sostanze si ripercuote anche sulla riduzione dei livelli di quella che Wallace J. Nichols definisce Red Mind, ovvero una condizione di disagio quotidiano (stress, ansia, iperattività) che caratterizza in maniera sempre più pervasiva gli stili di vita moderni.

La Blue Mind, al contrario, arricchita dalla nostra vicinanza all’acqua – a quella immensa tavola blu che il nostro occhio riesce a cogliere solo fino all’orizzonte – ci riporta nel “qui ed ora”. Passato e futuro non esistono. Il corpo si riposa, si ripara, la mente comincia a produrre onde cerebrali lente e ampie (onde alfa e theta al tracciato EEG) estremamente benefiche, che ci conducono in uno stato di rilassamento profondo. Ma a sedurci è soprattutto il contatto del mare.

Quando vi siamo immersi il nostro corpo è come amplificato: è più pesante e insieme più leggero; è protetto ma anche più libero. In fondo, come ci ricorda l’oceanografo Jacques-Yves Cousteau, “dal momento in cui nasciamo portiamo sulle nostre spalle il peso della gravità. Solo sotto la superficie dell’acqua siamo liberi”."

 Silvia Dell’Orco, PhD

Adjunct Professor
University of Basilicata - Italy
http://silviadellorco.com

 

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Blue Mind

Mente e Acqua. Il Legame Nascosto tra l'acqua e la nostra mente.

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