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Simbologia dell'albero: il significato dell'albero della vita

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Simbologia dell'albero: il significato dell'albero della vita
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L’essere umano si è evoluto nella Natura. Per migliaia di anni ha vissuto totalmente immerso in essa sviluppando un rapporto di simbiosi, imparando a temerla e ad amarla. In seguito ha riconosciuto in essa anche una parte sacra, simbolica e spirituale che si è sviluppata in tutte le culture tradizionali del mondo, ognuna con le proprie peculiarità dettate dalle particolarità di quella porzione di terra, dalla flora e dalla fauna che abitavano quello specifico luogo.


Mario Manzana

 

Proprio gli alberi, come abbiamo visto in precedenti articoli, uniti in quell’insieme che è il bosco, la foresta, risultano essere un vero toccasana per l’essere umano, sia da un punto di vista fisico che psicologico.

Le culture antiche hanno poi riconosciuto in essi anche un valore simbolico molto importante, in risonanza con la parte più profonda dell’individuo; una simbologia che permette di connettersi anche con gli archetipi e le energie spirituali e che col tempo si è evoluta, ha preso diverse forme ed è arrivato fino a noi oggi.

Fin da quando l’essere umano ha iniziato a lasciare traccia del suo passaggio sulla Terra, l’Albero è stato presente nei miti, nelle leggende e nei reperti archeologici. E’ stato chiamato in vari modi: l’Albero della Vita, l’Albero della Conoscenza, l’Albero del Paradiso, l’Albero dell’Universo.

Inoltre, l’Albero simbolicamente viene utilizzato anche per rappresentare graficamente la genealogia, sia di interi popoli che delle famiglie attraverso l’albero genealogico. Analizzare queste simbologie e i miti che le accompagnano richiederebbe tantissimo spazio che qui non abbiamo.

Poi, in tempi più recenti, anche il grande psicologo Carl Gustav Jung ha potuto riscontrare come l’Albero in forma simbolica apparisse ai suoi pazienti nei momenti di crisi “come immagine di sostegno nel processo di integrazione e di crescita” (citato da Fred Hageneder in Lo spirito degli alberi, Edizioni Crisalide).

 

 

Le culture tradizionali sciamaniche (o “a religione estatica”, come le definiscono gli antropologi) imperniavano intorno all’albero la loro visione dell’esistenza. Secondo tale visione, la realtà è suddivisa in tre mondi paralleli a loro volta accostati all’immagine dell’albero:

  • alle radici corrisponde il mondo infero (inteso come inferiore, cioè posto più in basso, senza che ciò sottolineasse una valutazione morale: infatti, è proprio questa parte dell’albero che funge da base per sostenere tutto ciò che sta sopra. In alcuni miti è proprio un Albero che regge l’intero pianeta Terra);
  • il tronco rappresenta il mondo di mezzo, quello fenomenico in cui viviamo attraverso il nostro corpo fisico;
  • mentre le fronde, la parte più alta dell’albero, corrisponde ai mondi superiori, quelli abitati dagli dei e dagli eroi delle diverse tradizioni, e nel quale si trova anche l’essenza di ogni individuo, il suo Sé o Spirito.

A questa visione si può anche accostare quella di alcune branche della psicologia moderna (per esempio, la Psicosintesi di Roberto Assagioli), per cui i tre piani dell’esistenza si possono far corrispondere ai tre livelli interiori della psiche umana:

  • l’inconscio inferiore, sede delle parti dell’individuo rimosse, di quella che Jung chiamava Ombra, di ciò che è il passato dell’individuo, è rappresentato dalle radici;
  • l’inconscio medio, ove si trova l’area della coscienza, ciò di cui siamo consapevoli nel presente, il qui e ora, rappresentato dal tronco;
  • e infine l’inconscio superiore, ove si trovano i talenti e le qualità individuali, dove si può entrare in contatto con gli archetipi e sede del futuro, di quelle parti di noi che premono per essere espresse, rappresentato dalla parte alta del fusto e dai rami più elevati.

Nel passato, quindi, gli alberi sono stati apprezzati per il fatto di donare cibo, bacche e frutti di ogni tipo, ma anche guarigione, infatti si sono scoperte diverse piante in grado di fornire sostanze in grado di ripristinare la salute.

 

 

Per esempio, per i Druidi (la casta sacerdotale dei popoli celti che considerava la Natura il vero tempio, e infatti non ne hanno mai costruito uno utilizzando invece le radure nei boschi a tale scopo) alcune piante erano particolarmente sacre perché, oltre a presentare particolari simbologie, erano anche utili per la cura delle malattie. Soprattutto, riportano i cronisti dell’epoca, trattavano con grande riguardo il vischio, principalmente quello cresciuto sulla quercia, la pianta a loro più sacra.

Dal punto di vista simbolico, probabilmente perché il vischio non ha radici nella terra, cresce solo su altre piante; quindi, è l’unico vegetale che è legato più al Cielo che alla Terra. Ma avevano anche scoperto che può essere usato per diversi scopi terapeutici, tanto che qualcuno riporta che essi lo ritenessero la panacea di ogni male. Oggi, solo per fare un esempio, il vischio è riconosciuto e utilizzato come un forte antitumorale.

Inoltre, attraverso i frutti di alcune piante gli esseri umani hanno imparato a produrre delle sostanze in grado di aiutarli ad avvicinarsi al mondo degli dei (ma questo è solo uno dei mezzi messi a disposizione dalla Natura a tale scopo). Per esempio, col frutto della vite si produce il vino, una delle bevande già usate nell’antichità per produrre quell’ebrezza che, se sperimentata in un contesto sacro, permette di ottenere esperienze transpersonali. Altro esempio è l’ayahuasca, oggetto di un precedente articolo, anch’essa ottenuta da due piante, che crescono in Amazzonia, e che si ritiene sia utilizzata da almeno 4-5000 anni a fini rituali, sacri e di conoscenza, sia di se stessi che dei mondi paralleli.

Infine, tornando ai Celti, gli alberi erano considerati talmente importanti che i Druidi hanno basato su di essi il loro alfabeto segreto. In effetti, questo popolo non ha lasciato nulla di scritto (la parola scritta era proibita, ma il motivo sarebbe troppo lungo da spiegare in questa sede); gli unici che possedevano la capacità di comunicare in questo modo erano gli appartenenti alla casta sacerdotale, i quali avevano messo a punto un alfabeto arboreo basato sulle iniziali dei nomi di alcune piante. E spesso, si ritiene, i messaggi venivano lasciati incisi proprio sui fusti di particolari alberi, messaggi destinati quindi a sparire con la crescita delle cortecce.

In questa epoca stiamo vivendo una sorta di “riscoperta” della Natura e dell’albero in particolare, sia da un punto di vista fisico che simbolico. Si torna, quindi, ad abbracciare gli alberi e a vivere momenti di connessione con la Natura più in generale; ma è utile anche meditare, se non proprio appoggiati a un albero, cosa non sempre possibile, almeno osservandone l’immagine, poiché sappiamo che anche in questo modo si possono ottenere dei benefici e delle intuizioni.

 

 

Un’esperienza consigliata, comunque, è da svolgere in un bosco. La cosa migliore da fare è di scegliere un luogo in cui ci si sente particolarmente bene, a proprio agio, magari in un luogo un po’ fuori mano, poco frequentato. Si entra nel bosco cercando di non avere pensieri di alcun tipo. Lo scopo è quello di “riconoscere” l’albero giusto, o di “sentirne” il richiamo. Per ottenere questo è necessario sgombrare la mente dai pensieri che ci riportano alla nostra quotidianità e focalizzarsi sugli odori del bosco, sull’eventuale brezza, su qualche immagine che ci attrae particolarmente.

Una volta individuato l’albero, bisogna instaurare un rapporto con esso osservandone ogni aspetto, la forma del tronco, eventuali rami spezzati o fuoriuscite di linfa e così via, e accarezzandone la corteccia. È importante instaurare un rapporto continuativo, tornando a più riprese a trovarlo, osservandolo nelle diverse stagioni, magari anche parlandoci e abbracciandolo. Col tempo, soprattutto svolgendo particolari meditazioni con la schiena appoggiata ad esso, si possono ottenere intuizioni e sensazioni di grande benessere in grado di influire positivamente sulla propria vita.

Queste simbologie sono presenti dentro ognuno di noi, fanno parte del nostro DNA, dell’eredità ancestrale che ci collega con i nostri antenati, con tutti coloro che ci hanno preceduto. Ed è quindi possibile, se ci si accosta con sensibilità e semplicità a queste pratiche, sentire rivivere dentro di noi questo profondo, inestinguibile legame con la Natura tutta e con l’Albero in particolare. Un legame che, se ben alimentato, può portare alla nostra coscienza intuizioni, calma, conoscenza interiore e benessere di cui in questa epoca frenetica si sente sempre più la necessità.

 

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Mario Manzana
Mario Manzana si è interessato fin da giovanissimo alle tematiche esoteriche e spirituali, che lo hanno portato a trascorrere un lungo e intenso... Leggi la biografia
Mario Manzana si è interessato fin da giovanissimo alle tematiche esoteriche e spirituali, che lo hanno portato a trascorrere un lungo e intenso periodo di vita comunitaria presso il Villaggio Verde Comunità Acquariana, situato in Piemonte e fondato dal professor Bernardino del Boca; nello stesso periodo è stato editore della storica casa... Leggi la biografia

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