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Chi erano gli gnostici? La conoscenza proibita che parlava di arconti duemila anni fa

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Chi erano gli gnostici? La conoscenza proibita che parlava di arconti duemila anni fa

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Chi erano gli gnostici? La conoscenza proibita che parlava di arconti duemila anni fa

Per quasi duemila anni abbiamo conosciuto gli gnostici soltanto attraverso i loro accusatori. Le loro opere erano scomparse, le loro scuole distrutte e il loro pensiero relegato alla categoria delle eresie. Poi, nel 1945, una scoperta archeologica destinata a cambiare la storia delle religioni riportò alla luce decine di manoscritti rimasti nascosti nel deserto egiziano. Ma la domanda più interessante non è che cosa contenevano quei testi., ma perché era considerata una conoscenza così tanto pericolosa da essere cancellata dalla storia?

A cura di Daniela Calbucci


Redazione Web Macro

Nel dicembre del 1945, vicino al villaggio di Nag Hammadi, nell'Alto Egitto, alcuni contadini scoprirono casualmente una giara di terracotta contenente tredici codici in pelle. Al loro interno erano custoditi oltre cinquanta testi antichi, molti dei quali appartenevano alla tradizione gnostica.

Per gli studiosi fu una scoperta paragonabile a quella dei Rotoli del Mar Morto. Per la prima volta, infatti, divenne possibile leggere direttamente le opere di una corrente spirituale che per quasi duemila anni era stata raccontata quasi esclusivamente dai suoi avversari. Quei manoscritti aprivano una finestra su una visione del mondo radicalmente diversa da quella che avrebbe poi dominato la cultura occidentale.

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Chi erano davvero gli gnostici?

La parola "gnosi" significa conoscenza, ma non nel senso accademico del termine. Per gli gnostici la vera conoscenza era un'esperienza diretta della realtà, una forma di consapevolezza interiore capace di mettere l'essere umano in contatto con la dimensione più profonda dell'esistenza.

Secondo numerosi studiosi, gli gnostici non consideravano il divino come una realtà distante e separata dal mondo, bensì come una presenza vivente e immanente nella natura e nell'essere umano stesso. Ne emerge una spiritualità in cui il pianeta non è una risorsa da sfruttare ma un organismo vivente, una realtà intelligente con cui entrare in relazione.

Approfondisci con l'articolo: La minaccia degli Arconti

La cancellazione del sapere

Tra il IV e il V secolo, con l'affermarsi del cristianesimo imperiale, molte correnti spirituali considerate eretiche vennero progressivamente perseguitate. Le biblioteche vennero distrutte, i testi proibiti, le scuole chiuse, i maestri messi a tacere. Il risultato fu che gran parte della letteratura gnostica scomparve dalla storia per oltre millecinquecento anni.

Gli studiosi discutono ancora oggi sulle dimensioni reali di questa repressione, ma è indubbio che intere tradizioni filosofiche e spirituali siano state marginalizzate o cancellate dalla memoria collettiva. La scoperta di Nag Hammadi ha mostrato quanto fosse incompleto il racconto ufficiale delle origini del cristianesimo.

Dalla dea alla macchina

Uno degli aspetti più affascinanti emersi dagli studi successivi riguarda il rapporto tra le antiche tradizioni spirituali e il mondo naturale. Molte culture precristiane consideravano la Terra una realtà sacra e vivente. Le divinità femminili legate alla fertilità, ai cicli naturali e alla rigenerazione occupavano un ruolo centrale nell'immaginario collettivo.

Con il passare dei secoli questa visione lasciò progressivamente spazio a una concezione più gerarchica e separata della realtà: l'uomo da una parte, la natura dall'altra. Secondo numerosi ricercatori contemporanei, proprio questa frattura culturale rappresenta una delle radici profonde dell'attuale crisi ecologica. Quando la natura smette di essere percepita come una presenza vivente, diventa più facile considerarla una materia prima da utilizzare, controllare e consumare.

Una saggezza che ritorna

Perché il ritrovamento di Nag Hammadi continua a suscitare interesse dopo ottant'anni?

Forse perché quei testi pongono domande ancora attuali.

  • È possibile vivere senza sentirsi separati dalla natura?
  • La coscienza è soltanto un prodotto del cervello o parte di qualcosa di più ampio?
  • Esiste una conoscenza che nasce dall'esperienza diretta e non soltanto dall'autorità esterna?

È da queste domande che prende avvio il libro Guerra contro la vita, nel quale Per Shapiro interpreta la distruzione della sapienza gnostica come uno dei passaggi che hanno contribuito ad allontanare l'essere umano dalla sua relazione originaria con la Terra, aprendo la strada a una cultura fondata sul dominio, sul controllo e sulla separazione.

Una riflessione che invita a guardare la storia non soltanto come un racconto del passato, ma come una chiave per comprendere il presente.

Scopri il libro di Per Shapiro: La Guerra contro la Vita


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