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Respira che ti passa! Ram Rattan Singh ci racconta i benefici del Kundalini Yoga

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Respira che ti passa! Ram Rattan Singh ci racconta i benefici del Kundalini Yoga
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Per anni hai lavorato come medico chirurgo, poi nel 1991 hai iniziato a praticare Yoga Kundalini e dal 1998 ti dedichi all'insegnamento di questa disciplina. Scrive lo psicologo analista recentemente scomparso James Hillman nel libro Il Codice dell'Anima: "Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada". Come si è palesato per te quel “qualcosa”, quel destino, quel carattere, quel dàimon?


Redazione Web Macro

Per anni hai lavorato come medico chirurgo, poi nel 1991 hai iniziato a praticare Yoga Kundalini e dal 1998 ti dedichi all'insegnamento di questa disciplina. Scrive lo psicologo analista recentemente scomparso James Hillman nel libro Il Codice dell'Anima: "Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada". Come si è palesato per te quel “qualcosa”, quel destino, quel carattere, quel dàimon?

È difficile riassumere questa domanda facendo riferimento a un singolo evento, però me ne vengono in mente due significativi.

Io amavo andare in montagna e sono stato invitato da un amico ad un’impresa piuttosto impegnativa: la scalata del Monte Bianco. Ho accettato con coraggio e fiducia, capendo solo dopo che questo mio amico non ne sapeva poi molto di scalate di questo tipo! Siamo partiti intorno a mezzanotte e alle due ci siamo trovati soli, senza altre cordate vicino a noi, al buio, in mezzo al ghiacciaio e senza punti di riferimento. Io ricordavo la geografia della Valle Blanche che separa l’Italia dalla Francia e sapevo quale fosse il punto più sicuro vicino a noi, ma da esso ci separavano il buio, il freddo e tanti crepacci, i più profondi d’Europa probabilmente. Non so cosa ci ha aiutato, forse l’amore per la natura insieme alla conoscenza della zona che avevo già fatto con gli sci, insomma inaspettatamente sono diventato il capo cordata e siamo andati avanti, fino alla salvezza. Questo evento mi ha fatto capire che non c’era certezza di vedere il domani e ha fatto risvegliare la mia coscienza: improvvisamente oggetti inanimati come il ghiaccio, la neve, le stelle hanno iniziato a palpitare, a diventare vita intorno a me. Quando la mattina dopo siamo arrivati sani e salvi al rifugio, qualcosa era cambiato per sempre dentro di me. Poi ho capito che uno dei modi per tenere viva questa importante esperienza sarebbe stato lo yoga.

Riguardo invece alla decisione di diventare insegnante è stato fondamentale l’incontro con il maestro Yogi Bhajan, un’esperienza folgorante. Dopo il primo incontro il maestro mi scrisse una lettera in cui mi diceva che avrei dovuto insegnare il Kundalini Yoga, diffondere il Dharma e cambiare il volto delle persone. Da quel momento ho deciso di servire al meglio queste parole.

Che cos'è lo yoga kundalini e che cos'ha di attuale?

Il Kundalini è una scienza millenaria che permette all’uomo di sentire il canto della propria anima e di esprimerlo nel mondo. È importante per l’uomo moderno, in questi tempi complessi, perché viviamo un fenomeno particolare a livello planetario, la transizione fra l’Era dei Pesci e l’Era dell’Acquario: a un livello profondo stiamo diventando consapevoli che la fonte della felicità è ritrovare e mantenere la connessione con la nostra anima. Non farlo genera stress e il Kundalini Yoga ci può restituire la memoria della nostra identità e placare questo disagio esistenziale che percepiamo come vuoto interiore. Poiché spesso non comprendiamo questo processo, invochiamo come fattori di stress il lavoro, il traffico, il partner, ma queste sono solo proiezioni esterne, mentre invece tutto nasce dal nostro interno. Siamo esseri onnicreativi e possiamo co-creare la nostra realtà, è il dono più grande ed è il momento di riprenderne coscienza. Possiamo plasmare l’universo che è intorno a noi, invece di dipenderne ed essere infelici.

Uno dei capisaldi dello Yoga Kundalini è il controllo del respiro. Puoi spiegarci qual è il ruolo di un corretto respiro nella nostra vita, e perché essere consapevoli del proprio respiro, la pausa del respiro e gli esercizi di respirazione sono così importanti nello yoga?

Si dice che il respiro è vita e la vita è respiro. Vale a dire la qualità del nostro respiro determina la qualità della vita e la qualità della vita si riflette nel modo in cui respiriamo.

Nello yoga la lunghezza della vita umana è misurata dalla quantità di respiri che abbiamo a disposizione quando nasciamo, e non dagli anni. Noi veniamo al mondo con un dote, quantificabile come crediti di respiro a disposizione, quindi, più velocemente respiriamo meno viviamo. Questo sul piano fisico.

Sul piano sottile invece il respiro ci mette in contatto con l’ignoto, con la nostra parte più invisibile e potente, la mente. La nostra mente funziona in base al nostro respiro. Recuperare la consapevolezza del respiro permette quindi di acquisire il controllo del piano fisico e di quello mentale.

 Esiste quindi un ritmo personale di respiro con cui nasciamo? Poi nella vita questo ritmo viene modificato dallo stress, dall’ansia...

Interessante… secondo gli insegnamenti ognuno di noi viene al mondo vibrando a una frequenza specifica, la frequenza del proprio sé. Questa frequenza è espressa da un suono preciso, un codice frequenziale che nello yoga è definito dal nome spirituale. Ognuno di noi ha un codice frequenziale che è il proprio nome, e che descrive la propria identità. Riconoscere, proiettare e vivere questa identità è la fonte primaria di salute psico-fisica.

Ad ogni frequenza di respiro corrisponde uno stato di coscienza e una modalità di funzionamento psico-fisico. Un uomo mediamente dovrebbe respirare 15 volte al minuto, mentre gli Yogi dicono che il buon funzionamento dell’ipofisi comincia con una frequenza di 8 respiri al minuto, e se riusciamo a scendere a 4 al minuto possiamo avere un'esperienza di maggior equilibrio e benessere perché si attiva anche l’epifisi. I saggi compresero poi che per esprimere al meglio tutte le potenzialità dell’essere umano dovremmo respirare 1 volta al minuto.

In sintesi possiamo dire che più lentamente respiriamo più siamo noi stessi. Per rieducarci a questo un’ottima pratica è il cosidetto “one minute breath” o “Akal Pranayam” il respiro degli immortali (20 secondi di ispirazione, 20 secondi di pausa, 20 secondi di espirazione lenta e consapevole). Questa tipologia di respirazione, da praticare con gradualità e sotto la guida di un insegnante, si è rivelata altamente benefica anche nei pazienti oncologici. Chi si educa a respirare una volta al minuto ha il pieno controllo delle proprie cellule e del proprio bioritmo.

Per chi fosse interessato è possibile consultare l'intervista integrale.


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