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Event 201: l'esercitazione-oracolo della pandemia da coronavirus

Attualità Storia e Misteri

Event 201: l'esercitazione-oracolo della pandemia da coronavirus

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Event 201: l'esercitazione-oracolo della pandemia da coronavirus

Nel progetto "Modellare il futuro della sanità" e "Modellare il futuro della mobilità", due degli argomenti principali del Forum economico mondiale di Davos del gennaio 2019, l'elenco dei partner è formidabile. Ci sono tutte le solite Big Pharma, quelle che conosciamo e anche quelle che non conosciamo ( ad esempio c'è la Schein, quella che fa i tamponi per i coronavirus, che non sono affidabili ma intanto hanno fatto impennare le sue quotazioni in borsa), c'è la Fondazione Gates, c'è l'IBM, c'è Edelman, la più grande azienda di pubbliche relazioni (leggi "propaganda e disinformazione") del mondo; c'è Omnicom, altra multinazionale della pubblicità, marketing, comunicazione, c'è la Fondazione Rockefeller, la Banca mondiale, la BBC, e via elencando aziende e organizzazioni dell'Impero (https://www.weforum.org/projects/managing-the-risk-and-impact-of-future-epidemics).


Sonia Savioli

En passant, il «futuro della mobilità» da loro modellato, in cosa pensate che consista? Trasporti pubblici non inquinanti e diminuzione drastica delle auto private e dei viaggi aerei, per salvare il pianeta? Credete ancora alle favole? Fate bene, ma limitatevi a Biancaneve e simili. La favola delle organizzazioni internazionali che lavorano per il nostro bene è una favola avvelenata. La loro "mobilità sostenibile", dicono, sono le auto senza conducente e i droni. Nel futuro che modellano non ci deve essere spazio nemmeno per i tassisti e per i fattorini, lo spazio lo vogliono occupare tutto loro.

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Per preparare questo futuro, con le sue pandemie, nell'ottobre 2019 hanno fatto un "esercizio di pandemia da Covid" chiamato Event 201

(https://www.centerforhealthsecurity.org/event201/recommendations.html).

Quando si dice le combinazioni! Lo hanno fatto i "nostri" del FEM, assieme alla Fondazione Gates-tentacolo dell'IBM, e assieme alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health. Sì, quel Bloomberg, quello della finanza globale. Anche lui filantropo impegnato ad assicurarci la salute. Sono tra noi da circa vent'anni, quelli del Johns Hopkins Center, nato nel 1998 per occuparsi di «malattie emergenti e pandemie» e delle «opportunità e rischi delle scienze biotecnologiche». I rischi e le opportunità sono, s'intende, quelli economici, e la scienza che concepiscono è quella del business dei farmaci e degli strumenti diagnostici su cui le multinazionali si sono buttate a corpo morto, mentre gli Stati si sono ritirati come la bassa marea sull'oceano Atlantico. I dirigenti del Johns Hopkins Center sono tutti ex funzionari di Stato USA. Facciamo due esempi: - Anita Cicero «ha creato e diretto numerosi consorzi di industrie farmaceutiche [...] ha lavorato col dipartimento della Difesa e col dipartimento della Giustizia». - Tom Inglesby, ha lavorato con il dipartimento di Sicurezza interna, per l'Agenzia per i progetti di ricerca avanzata della Difesa (https://www.centerforhealthsecurity.org/our-people/inglesby/).

Tutti loro, medici, avvocati, economisti, benché il Johns Hopkins Center sia privato, hanno lavorato con il governo USA e si sono occupati di terrorismo, biosicurezza, immancabilmente di mercati, leggi e regolamenti, brevetti, effetti delle radiazioni nucleari, sicurezza delle forze armate USA nei teatri di guerra, «eventi ostili deliberati contro l'agricoltura e l'industria», biotecnologia, studi sulla psicologia delle masse in contesti di bioterrorismo, pandemie influenzali (?!), strategie di biodifesa. Insomma, un centro di studio della guerra non convenzionale. D'altra parte, i governi che ci stanno dando dentro con la pandemia non hanno detto che siamo in guerra?

Piccolo inciso, la Johns Hopkins University ha circa quattromila brevetti registrati di prodotti farmaco-sanitari e cibernetico-digitali, il che ne fa una vera e propria multinazionale rappresentativa dell'odierno capitalismo globale che, senza produrre niente, guadagna vagonate di quattrini.

Nel loro incessante lavoro per i Padroni del mondo (che chiameremo d'ora in avanti PdM, visto che amano tanto le sigle), quelli del Johns Hopkins collaborano anche con The Economist Intelligence Unit, che «analizza gli sviluppi economici e politici, le regole di ogni Paese e le realtà di mercato», con l'Open Philanthropy Project (fondazione filantropica miliardaria che investe in ricerca sui farmaci e non solo), con la Gates Foundation, con la Robertson Foundation (emanazione del fondo speculativo miliardario Tiger).

Chi l'avrebbe detto che la finanza globale si preoccupasse tanto per la nostra salute? Davvero paterni. Ma torniamo alla pandemia, questa pandemia che solo alla Regione Toscana è costata 5 milioni di euro per le mascherine inutili (parola di Walter Ricciardi, rappresentante italiano presso il consiglio dell'Organizzazione mondiale della sanità), e che sta costando migliaia di miliardi di stanziamenti a Stati e Superstati (il nostro, di Stato, per esempio, darà 2 miliardi e 600 milioni a fondo perduto all'industria delle crociere "pandemizzata").

 

E torniamo all'esercitazione pandemica da coronavirus Event 201

Nella quale la cooperazione pubblico-privato è la parola d'ordine, oltre a "dati" e "controllo". A un certo punto una delle protagoniste dell'esercitazione dice: «Cosa ci serve? Soldi, soldi, soldi! Chi ha i soldi? Gli Stati [...]». Ed ecco che cosa propongono e vogliono imporre:

  1. Utilizzare le capacità delle corporazioni multinazionali, in particolare quelle con interessi-profitti nella logistica, social media, distribuzione. Per questo si dovranno «indirizzare i dettagli legali».

  2. Lavorare per «aumentare le scorte di prodotti medici detenuti a livello internazionale per garantirne la distribuzione durante una grave pandemia [...]. Aumentando le scorte di vaccini, compreso ogni vaccino sperimentale [...]. Una robusta scorta internazionale garantirà la fornitura». Che nessuno si sogni di produrli da sé, i prodotti sanitari, anche perché i PdM hanno nei cassetti un sacco di brevetti di medicinali "sottoutilizzati", perché fanno più danno, e in maniera troppo evidente, della malattia che dovrebbero curare. Ma in una pandemia, si sa, non si può andare troppo per il sottile.

  3. Sussidi governativi per mantenere le vie commerciali.

  4. «I governi dovranno fornire risorse e sostegno per lo sviluppo e la realizzazione di aziende dei vaccini, prodotti terapeutici e diagnostici». Che però, badate bene, continueranno ad appartenere ai privati, assieme ai profitti che realizzeranno.

  5. «I governi e il settore privato devono considerare un'importante priorità sviluppare mezzi per combattere la disinformazione [...]» (di cui, ovviamente, fa parte l'articolo che state leggendo). Inoltre «Questo comporta l'abilità di inondare i media con veloci e consistenti informazioni [...] [la capacità di utilizzo di] personaggi legati al settore privato per dare informazioni ai cittadini [per] [...] aumentare [...] inondare [...] amplificare [...].

Le multinazionali dei media assicureranno che messaggi autorevoli siano amplificati e i falsi messaggi soppressi» (https://www.centerforhealthsecurity.org/event201/recommendations.html), Dopo tutti questi mesi di bombardamento mediatico unidirezionale sorge spontanea anche qui una domanda: ci stanno riuscendo? O dobbiamo e possiamo fermarli?

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Sonia Savioli
Sonia Savioli è nata a Milano nel 1951, ma oggi vive in campagna dove coltiva con la famiglia un piccolo podere sulle colline tra Siena e Firenze.... Leggi la biografia
Sonia Savioli è nata a Milano nel 1951, ma oggi vive in campagna dove coltiva con la famiglia un piccolo podere sulle colline tra Siena e Firenze. Scrittrice e saggista prolifica ha pubblicato Campovento, Slow life, Alla città nemica, Il gallo di Misme, Brumba sull’albero, Il possente coro, Scemi di Guerra, Marea nera, La vita sacra, ONG: il... Leggi la biografia



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