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La guerra e il mito di Caino

Nuove Scienze

La guerra e il mito di Caino

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La guerra e il mito di Caino

Moltissime persone dicono di voler trasformare se stesse e le loro vite per sintonizzarsi su una nuova vibrazione di pensiero. Ma quando arrivano le sfide necessarie, ecco che non ne vogliono più sapere e ritornano alla vita di sempre, fatta di pubblici ministeri, di avvocati difensori, di sentenze passate in giudicato, dei diritti della persona e di quelli della stampa e dell’opinione pubblica.

Vittorio Marchi nel saggio Mirjel, il meraviglioso uno, ci spiega anche la causa delle guerre e dei fratricidi, radicate in noi dal tempo di Caino. La sfida del nostro tempo è quella di comprendere che siamo tutti Uno e, con la coscienza del Tutto, andare oltre la dualità.

A cura della redazione della collana Scienza e Conoscenza.


Redazione Web Macro

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Comprendere l’Universo significa abbracciarlo

Le sfide di oggi potrebbero liberarci ed essere utili per capire che comprendere l’Universo significa abbracciarlo con il proprio Io, coestensivo all’eternità del tempo, con il PENSIERO (Spirito) con cui l’Universo si riproduce e prende sostanza da sempre.

Pensare l’impensabile diverrebbe un modo di vivere in collegamento con tutto ciò che esiste. Significherebbe vivere da consapevole una vita coesistente con ciò che l’Eterno Essere, esso stesso, vive: nell’ordine, quando questa condizione è presente allo stato di Pensiero Razionale (Conscio); nel disordine dell’apparente Caos (Inconscio), quando non è ancora il tempo del mutamento, in vista del quale ritorna alla vita l’anelito, che sembrava sparito, del perseguimento dell’Ordine. È importante rendersi conto che i due stati dell’Essere Unico, apparentemente contrastanti (come avviene in fisica tra entropia e neghentropia) possono essere entrambi veri, a seconda del livello di evoluzione da cui si osserva la situazione.

 

L’Univivente, pur essendo giusto, dotato di un forte senso dell’Ordine e della Legge, paradossalmente non può vivere, né potrebbe esistere, privo di quel disordine rappresentato dalle continue guerre, dai conflitti, dalle stragi, dagli attentati terroristici, dalle preoccupazioni finanziarie e dai moltissimi altri eventi, che sembrano fatti apposta per tenere l’umanità in un perenne stato di fermento e di ebollizione. Sembrerebbe incredibile; come può Dio ricollegarsi al suo vero “Io” – l’amore puro – mentre è sintonizzato su un tale livello di odio e di perversità? Ha un senso, tutto questo? Evidentemente sì, se si considera che Dio è anche quello che non potrebbe esistere senza quelle proprietà di carità, pazienza e tolleranza verso SE STESSO che ne fanno al tempo stesso un giudice inflessibile e un giudice comprensivo (nel senso che tutto rientra in Lui, come Accogliente) e quindi, in ultima analisi, un Giudice d’Amore per antonomasia.

Dalla dualità all’Unità

L’individuazione di Dio solo nel buono, nel giusto, nella felicità e nella gioia ha messo fine all’idea che questo aspetto di Dio è solo la metà di Lui, cioè dell’UNO, a spese della propria stessa integrità. Non tiene conto dell’appartenenza a lui anche dei riti sacrificali, degli eccidi, degli assassinii, delle violenze, degli abusi, dei misfatti, dei crimini contro l’umanità, delle esecuzioni, degli eventi di distruzione di massa. Sennonché la sua Legge vuole che, sì, Giustizia sia fatta, ma non con l’uso del taglione: con misericordia e compassione rivolte verso SE STESSO, quando questo suo SE STESSO è ancora in fase di formazione nel corpo di uomini il cui centro psichico si trova ancora ancorato al livello inferiore della loro umanità.

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A riassumere la sua natura di UNO fatto sempre di due aspetti, di metà (male) e metà (bene), è dotato il racconto biblico di Caino e Abele. Nella struttura del racconto, Dio è reso quale volontà esterna all’uomo, che non ha una volontà propria, e può solo inchinarsi alla divinità, offesa dall’atto mortifero e disobbediente di Caino e gratificata invece dal comportamento vivificante e ubbidiente di Abele. Così, leggendo il Sacro Testo, appuriamo che Caino, mosso da invidia e gelosia, uccide suo fratello Abele. Caino allora diviene l’archetipo dei fratricidi e assassini. Il fratello che uccide il fratello, perché Abele era il pre-diletto da Dio, che ne accettava le offerte, rifiutando invece quelle di Caino.

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Ma se le cose stessero veramente così, allora ciò sarebbe un grosso sgarro da parte di un Dio Giusto e Santo. In realtà, ovviamente, il mito va letto nella sua giusta luce. La prima cosa che stona, nel racconto biblico, è proprio questo Dio che, preferendo Abele, diviene ingiusto. Infatti, il vero Dio non è un Dio di parte. Siamo arrivati così a interpretare il vero significato analogico di questo mito, ossia l’uccisione di Abele da parte di Caino. Esso semplicemente significa che quando Dio, che si trova dentro noi stessi e mai in idoli o immagini fuori dalla nostra realtà personale, quella di qualsiasi individuo, prende il sopravvento sulla nostra interiorità, la uccide, cioè la annulla.

ll marchio di Caino

Forse è arrivato il tempo di dire basta a questo cumulo di menzogne e di tentare di capire e com-prendere in maniera oggettiva il messaggio che ci tramandano gli antichi attraverso questo racconto della nostra genesi. Per troppo tempo il nome di Caino è stato usato per farci credere che egli sia stato il nostro progenitore come modello di malvagità, crudeltà e invidia e che, di conseguenza noi, che siamo in un certo qual modo i suoi figli dobbiamo portare questo marchio indelebile per sempre: il marchio di Caino. Per troppo tempo ci è stato raccontato che i nostri progenitori fisici furono Adamo ed Eva, quando invece questo racconto è solo un mito come tanti altri per indicarci analogicamente una nascita spirituale, come secoli dopo lo fu il racconto evangelico della nascita di Gesù.

L’umanità ha sempre cercato un personaggio archetipo per imputargli colpe o azioni malvagie, senza conoscere realmente il vero spirito che guidava questi esseri e la loro reale storia. Così l’uomo ha penalizzato vari personaggi: Eva (archetipo della donna), come ingannatrice e falsa; Caino (archetipo dell’uomo attivo), come fratricida e assassino; Giuda (archetipo del segno dello scorpione), come traditore e spia; Akhenaton (creatore del monoteismo), come eretico e degenerato; San Pietro, come traditore del Maestro, rinnegato da lui tre volte; Maria Maddalena, come prostituta e peccatrice; Catari, come eretici; Templari, come eretici e bestemmiatori; Leonardo Da Vinci, come amorale e omosessuale; il Conte Cagliostro, come millantatore in tutti i sensi. La realtà è che il vero messaggio nascosto dietro alla semplicità dei racconti biblici è grandioso, bellissimo.

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Il ritorno all’Uno-Amore

Purtroppo sono una rarità coloro che hanno avuto il coraggio di andare oltre la lettura di superficie, di superare i diversi blocchi e le paure di una eredità terroristica. Pochi hanno notato che nel simbolico racconto biblico del delitto e della punizione di Caino, egli non fu né ucciso, né il alcun modo toccato. La sua punizione è stata quella di divenire Uno senza Casa (di non vedere più la totalità del proprio essere, avendo visto l’altro, il rivale da abbattere) e di trovarsi di fronte all’orrore del nulla (per la cecità di essersi visto separato dal Tutto). E nell’ombra o l’oscurità della propria vista Caino non ha mai cessato di produrre l’acuità necessaria a cancellare il peccato dell’incertezza della propria identità perduta e con la forza di volontà necessaria a ricuperare la coscienza della propria appartenenza al Tutto. Non vedendo più l’altro, rinascerà nell’UNO, con il riscatto della propria illusione del due, all’Amore per SE STESSO.


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