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La corazza emozionale

Nuove Scienze

La corazza emozionale

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La corazza emozionale

Wilhelm Reich, allievo di Sigmund Freud, divenne noto per le sue ricerche sul ruolo sociale della sessualità nonché sulla teoria della cosiddetta energia orgonica. Le sue idee rivoluzionarie nell’ambito della psicologia sociale e sessuale furono fortemente osteggiate, eppure oggi, leggerlo e rileggerlo, attraverso l’opera di Jesús Garcia Blanca, ci aiuta a comprenderlo e a riconoscere il suo genio e la verità delle sue teorie. 

A cura della redazione Collana Scienza e Conoscenza


Redazione Web Macro

Dal lettino al cosmo

Fin dalla giovane età Reich fu attratto verso la sessualità e la psicanalisi; il giovane psicanalista si sforzò di concepire i disturbi e le sofferenze che osservava nei suoi pazienti in termini di energia, traducendo in una formula di economia energetica lo stato di salute e di malattia, intesi anche come la capacità, l’incapacità di provare piacere, che diventa poi angoscia a causa delle difese innalzate dall’individuo per proteggersi, prima dal mondo esterno e poi da se stesso.

Freud fece una scoperta geniale, ovvero l’esistenza nella nostra mente di una zona occulta che ha un’influenza enorme sul nostro comportamento, che gli chiamò inconscio. Tuttavia, né lui né la maggior parte dei suoi allievi furono all’altezza delle conseguenze etiche, sociali, intellettuali che la presenza di queste territorio oscuro implicava. Quando Reich entrò in contatto con il movimento psicanalitico si imbatte così in una teoria sofisticata ma corredata da una pratica clinica ancora poco sviluppata senza risultati tangibili che gli permettessero di metterla alla prova in modo sistematico e rigoroso e cercò in un primo momento di riempire queste lacune provocando però un conflitto insolubile che terminò con l’esplosione di Reich dalla Società psicanalitica.

Freud aveva individuato nel principio di piacere l’assunto basilare che muoveva l’azione umana e aveva sviluppato una tecnica analitica in cui il paziente, steso sul lettino raccontava i propri sogni, ed effettuava associazioni libere, poiché si supponeva che in questo modo le frustrazioni dell’inconscio sarebbero venute a galla e il paziente semplicemente sarebbe guarito. Reich osservò che nella maggior parte delle sessioni sussisteva una resistenza all’azione terapeutica, e che quella resistenza faceva parte di un meccanismo di difesa perfettamente costruito che proteggeva il paziente non solo dagli stimoli interni ma anche dagli impulsi interni stabilendo una specie di equilibrio nevrotico. Questo meccanismo di difesa è il carattere, il cui scopo finale è quello di evitare il dolore.

La corazza

Analizzando il carattere Reich giunse alla conclusione che questo non è altro che un’alterazione dell’io, cronica e rigida, a cui diede il nome di corazza. L’origine della corazza è da rintracciarsi in un conflitto tra richieste istintive dell’individuo durante l’infanzia e il mondo esterno frustrante. Prima i desideri vengono repressi per paura della punizione, poi vengono trattenuti ma, di fronte al timore che gli impulsi repressi irrompano senza controllo, l’individuo sviluppa una difesa automatica per proteggersi dall’angoscia che tutto questo genera, che diventa sempre più rigida.

Ogni volta che un bambino allunga la mano per afferrare la vita, qualcosa lo ferma: il rigido muro innalzato da una società fredda, autoritaria e repressiva. Le frustrazioni si immagazzinano come cicatrici e, piano piano, il muro viene interiorizzato. Non si tratta soltanto di grandi traumi, ma anche di piccole frustrazioni, di gesti apparentemente innocui come togliere la mano dalla bocca del bambino perché non si succhi il dito, zittirlo quando piange seppur in tono affettuoso, o rimproverarlo. Questa corazza è un muro interiore di natura psico- emotiva ma anche fisica: ancorandosi alla muscolatura compromette il flusso dell’energia vitale e blocca il contatto con l’esterno e con il proprio stesso essere.

I segmenti della corazza

Reich scopri che la corazza ha una conformazione segmentata. Gli anelli della corazza sono perpendicolari alla colonna vertebrale e alla direzione della circolazione sanguigna e delle eccitazioni emotive, sono come lacci che stringono una pompa nella quale circola acqua, rendendone difficile, se non bloccando completamente, il flusso. Egli descrisse i segmenti dopo molti anni di osservazione nella terza e ultima edizione di Analisi del Carattere:

  1. Segmento oculare: contrazione dei muscoli degli occhi, delle palpebre, della fronte, delle ghiandole lacrimali ecc. Genera un’espressione vacua, come di maschera, dalla fronte corrugata, spesso causa miopia, astigmatismo o altri problemi della vista, oltre all’incapacità di piangere.
  2. Segmento orale: coinvolge la muscolatura del mento, della gola e della zona occipitale, incluso il muscolo orbicolare della bocca; e legato alle emozioni di pianto, al riflesso del vomito e al desiderio di succhiare.
  3. Segmento cervicale: muscolatura profonda del collo, sternocleidomastoideo, lingua e pomo d’Adamo; e legato al “mandare giù” emozioni e al riflesso del vomito.
  4. Segmento toracico: attitudine cronica dell’inspirazione, caratterizzata da respirazione superficiale e immobilita della cassa toracica; coinvolge anche il petto: muscoli intercostali, pettorali, muscoli delle spalle e delle scapole. E solitamente accompagnata da pressione alta, tachicardia, ansia e in alcuni casi dilatazione del cuore. Esprime principalmente autocontrollo e ritenzione del rancore. Braccia e mani, con i relativi movimenti espressivi, fanno parte di questo segmento.
  5. Segmento diaframmatico: include il diaframma e gli organi situati al di sotto di esso, come stomaco, plesso solare, pancreas, fegato, nonché la muscolatura che ricopre le vertebre toraciche inferiori. E' un segmento chiave nel processo di ristabilimento della mobilità, ma è anche molto complesso, dal momento che le espressioni emotive che riflette non possono essere tradotte in linguaggio verbale giacche nascondono aspetti sconosciuti del funzionamento della vita.
  6. Segmento addominale: si manifesta sotto forma di spasmo dei muscoli addominali e contrazione di quelli laterali, dalle costole inferiori fino alla pelvi, inclusi i muscoli della colonna vertebrale. I muscoli sembrano corde rigide dolorose al tatto.
  7. Segmento pelvico: comprende tutti i muscoli della pelvi, gli adduttori della coscia, lo sfintere e i glutei. L’eccitazione o altre sensazioni non vengono percepite e compaiono numerosi sintomi patologici: tipsi, lombaggine, infiammazione delle ovaie, polipi uterini, tumori, irritabilità della vescica, impotenza erettile o eiaculazione precoce nell’uomo, e insensibilità vaginale o vaginite nelle donne.

Guarire è liberare l’energia

Secondo Reich l’energia scorre in un organismo sano e ristagna in un organismo malato. Anche quella sessuale, essendo questa la forma di energie più potente che esista: energia creatrice.

Secondo la teoria psicanalitica esistevano una serie di tappe rigide che includevano un’ipotetica distorsione durante la “fase anale sadica” o un “periodo di latenza” della sessualità, il quale “casualmente” coincideva con la scolarizzazione obbligatoria, in cui l’energia ristagnava a lungo per fare di nuovo la sua comparsa con la pubertà. Ma Reich aveva ben chiaro che questa normalità era una costruzione culturale, un processo artificiale. Le ricerche di antropologi come Bronisław Malinowski o Margaret Mead costituirono una conferma pratica delle ipotesi di Reich: in società non autoritarie delle isole del Pacifico in cui la sessualità non veniva repressa, in cui non esistevano punizioni violente, non si era obbligati al controllo degli sfinteri e non c’era un’organizzazione familiare patriarcale autoritaria, non si rintracciavano comportamenti distruttivi e violenti, psiconevrosi, crimini sessuali, psicosi funzionali, nè esisteva il complesso di Edipo. Ciò dimostrava che tali distorsioni non erano naturali, ma conseguenze della repressione, che non avevano cioè un’origine biologica, ma culturale. Si trattava dunque di recuperare la nostra parte animale, quella che ci connette ai ritmi naturali, ai flussi energetici, alla spontaneità e, in definitiva, alla vita. Mettendoci in connessione la nostra spontaneità, con l’energia sessuale che sostiene la vita, con le forze che palpitano in ogni essere vivente e lo connettono all’ecosistema si riescono a creare delle crepe nella corazza.

 

 

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