Autosabotaggio nelle relazioni: come smettere DAVVERO
Psicologia e Crescita Personale
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Se nel primo articolo ti sei riconosciuto in quei meccanismi che ti portano a ripetere sempre gli stessi errori, allora sei già a un punto importante: hai iniziato a vedere ciò che prima agiva nell’ombra. Ed è un passaggio tutt’altro che scontato. Ma c’è un momento, subito dopo questa consapevolezza, in cui molte persone si fermano. È il momento in cui nasce una domanda silenziosa ma insistente: se ho capito da dove nasce tutto questo… perché continuo a comportarmi allo stesso modo? A cura di Daniela Calbucci referente collana Essere Felici
Redazione Web Macro
Perché capire l’autosabotaggio non basta per cambiare
La risposta è meno logica di quanto immagini. Gli schemi di autosabotaggio non sono idee da correggere, ma reazioni che si attivano prima ancora che tu possa pensarci davvero.
Accade tutto molto velocemente. Una relazione si fa più profonda, qualcuno si avvicina davvero, oppure qualcosa inizia finalmente a funzionare. E proprio lì, quando potresti lasciarti andare, senti qualcosa cambiare dentro: una tensione, una chiusura, un bisogno improvviso di riprendere il controllo.
Non è una scelta consapevole. È una risposta appresa. È come se una parte di te, molto più antica, intervenisse per dirti: “Fermati, qui potresti soffrire”.
E così, senza accorgertene, torni a fare ciò che conosci: ti allontani, ti difendi, oppure ti adatti troppo pur di non perdere l’equilibrio. Non perché vuoi rovinare ciò che stai costruendo, ma perché il tuo sistema emotivo sta cercando di proteggerti con gli strumenti che ha sempre usato.
Quando si attiva l’autosabotaggio nelle relazioni
L’autosabotaggio non è costante, non si manifesta sempre. Si attiva in momenti molto precisi, quasi sempre gli stessi.
Succede quando qualcosa diventa significativo. Quando inizi a sentirti coinvolto, quando l’altro diventa importante, quando c’è davvero qualcosa da perdere. È lì che il passato si sovrappone al presente e trasforma una possibilità in un rischio.
Spesso non te ne accorgi subito. Ti sembra solo di “sentire qualcosa che non va”. Magari inizi a vedere difetti che prima non notavi, oppure senti il bisogno di prendere le distanze. A volte ti convinci che non è la persona giusta, altre volte senti che non sei pronto.
In realtà, ciò che si attiva non ha a che fare con ciò che sta accadendo ora, ma con ciò che hai imparato molto tempo fa. È il tuo bambino interiore che legge il presente con gli occhi del passato.
In alcuni casi, come emerge chiaramente anche nei colloqui clinici descritti da Stefanie Stahl, questo meccanismo diventa ancora più evidente. Persone che desiderano profondamente una relazione stabile raccontano di allontanarsi proprio nel momento in cui tutto potrebbe funzionare. Non perché qualcosa vada storto, ma perché cambia il modo in cui percepiscono l’altro. È lì che il passato entra nel presente e lo trasforma, senza che se ne accorgano.
Come smettere di autosabotarsi: intervenire nel momento giusto
Il cambiamento non avviene quando capisci tutto della tua storia, ma quando riesci a intercettare quel momento preciso in cui stai per reagire come sempre.
È un istante breve, quasi invisibile. Ma è lì che si apre una possibilità nuova.
Forse senti una tensione nel corpo, o una sensazione di chiusura. Forse emerge un pensiero veloce, quasi automatico. Se riesci a fermarti proprio lì, anche solo per qualche secondo, succede qualcosa di diverso: tra ciò che senti e ciò che fai si crea uno spazio.
In quello spazio puoi iniziare a osservarti senza reagire immediatamente. Puoi chiederti, con sincerità: sto rispondendo a ciò che sta succedendo adesso… o a qualcosa che mi appartiene da prima?
Non serve avere subito una risposta chiara. Serve restare in quella domanda, senza scappare.
All’inizio può sembrare innaturale. Siamo abituati a reagire, a difenderci, a trovare una via d’uscita veloce. Ma restare è ciò che permette di interrompere l’automatismo.
E da lì, quasi impercettibilmente, puoi scegliere qualcosa di diverso.
Non qualcosa di perfetto. Qualcosa di appena diverso.
Magari resti invece di allontanarti. Oppure dici una cosa che di solito tieni dentro. O ancora, scegli di ascoltare senza preparare una difesa. Sono piccoli spostamenti, ma è proprio lì che inizia il cambiamento reale.
Autosabotaggio e schemi mentali: trasformare invece di combattere
L’errore più comune è pensare che l’autosabotaggio sia qualcosa da eliminare. In realtà, è una parte di te che ha imparato a proteggerti quando non avevi altre risorse.
Per questo non funziona combatterla. Funziona comprenderla e, gradualmente, aggiornarla.
Quando inizi a riconoscere questi schemi mentre si attivano, smettono di essere invisibili. Non spariscono subito, ma perdono forza. E soprattutto, smettono di guidare ogni tua scelta.
Quella che prima sembrava una reazione inevitabile diventa una possibilità tra le altre.
Il passaggio che cambia tutto
Forse è proprio questo il punto più delicato del percorso: accettare che quella parte che oggi ti blocca non è il tuo nemico.
È una parte che ha fatto il possibile per proteggerti.
Ma oggi non sei più quella persona di allora. E ciò che un tempo era utile, ora può diventare un limite.
La trasformazione non avviene quando smetti di avere paura. Avviene quando smetti, poco alla volta, di lasciare che sia la paura a scegliere per te.
E ogni volta che riesci a farlo, anche solo per un istante, non stai cambiando tutto.
Stai cambiando direzione.
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