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Pandemia Covid-19: retroscena e un po' di buon senso

Attualità e Cospirazione

Pandemia Covid-19: retroscena e un po' di buon senso

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Pandemia Covid-19: retroscena e un po' di buon senso

Se non mi sbaglio, la situazione mediatica in cui ci troviamo oggi una volta si chiamava "censura". Così come, una volta, il divieto di assembramento, riunione, manifestazione politica, volantinaggi, presidi, si sarebbe chiamato "dittatura".


Sonia Savioli

Ma i tempi sono cambiati e adesso ci imprigionano per il nostro bene. Per il nostro bene vengono immessi migliaia di miliardi di "liquidità" sul mercato, che arriveranno alle banche che decideranno a chi darli. Miliardi che creeranno anche inflazione e diminuiranno il potere d'acquisto della gente comune. Per il nostro bene tutte le piccole e medie aziende e i loro dipendenti, e tutte le attività autonome verranno rovinate, così potranno occupare tutto il mercato e prosperare ancora un po' quelle mille multinazionali/finanziarie globali del Forum economico mondiale (FEM).

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Quelli di Event 201, l'esercitazione di pandemia globale di coronavirus realizzata a New York nell'ottobre 2019 dal Forum economico mondiale e dal Johns Hopkins Center for Health Security, si sono fatti anche filmare. Sono psicopatici del tipo megalomane-esibizionista e stare dietro le quinte deve pesare loro parecchio. C'è un grande tavolo e i "giocatori" siedono intorno ad esso; sono illuminati mentre il "pubblico" è nella penombra, ma non dobbiamo credere che il pubblico sia meno importante. Forse sarà quello che giudica se il "gioco" può riuscire. Sì, lo chiamano «gioco da tavolo». Come monopoli, o il poker.

 

 

I giocatori (players, dicono) sono i dirigenti di alcune delle più note finanziarie e multinazionali globali, i dirigenti delle più grandi banche internazionali di consulenza finanziaria, un paio di dirigenti militari della Sicurezza sanitaria USA; Chris Elias della Gates Foundation, Piano sviluppo vaccini, e che dirige anche Investors Group of the Global Financing Facility (Gruppo di investimento agevolazioni finanziarie globali). Comunicazione, trasformazione digitale, energia, agricoltura, leggi e governi, catene alberghiere multinazionali, «gestione della reputazione» delle più grandi compagnie... Tutte le facce del dominio sono rappresentate. Sappiate che tutte queste brave persone insegnano ognuna in due o tre università, così magari cominciate a riflettere su chi sono coloro che indirizzano l'istruzione e la conoscenza delle nuove generazioni e per quali scopi.

D'altra parte il FEM, di cui Event 201 è appunto una delle iniziative, prevedeva che la spesa globale per la sanità crescesse da 7.700 miliardi a 10.000 miliardi nel 2020. Dandole un aiutino. Che pare riuscito.

Ma se diamo qualche dato e informazione reali su detta pandemia e suoi suoi retroscena ambientali possiamo comprendere che le cose sono un po' diverse da come vorrebbero che sembrassero

Al 16 aprile 2020, in Italia, i dati dell'Istituto superiore di sanità su 19.996 deceduti positivi al coronavirus davano solo 62 persone morte senza patologie pregresse, di cui l'età è sconosciuta. Il 61% dei deceduti aveva 3 o più patologie pregresse, il 20,7% ne aveva 2, il 14,9% ne aveva 1. L'età media dei deceduti era di 79 anni. Dalle prime autopsie effettuate su alcuni, si è constatato che un terzo è deceduto per insufficienza renale acuta. Come previsto, si dà la colpa al virus anche di ciò ma «non è da escludere un deterioramento determinato dalla tossicità dei farmaci con cui vengono trattati i pazienti affetti da Covid-19» (Fondazione Veronesi). Non è da escludere, dato che con la "pandemia" si sono sdoganati farmaci pericolosi e "sottoutilizzati", come dice la Fondazione Gates. Va tenuto poi presente che tra inizio settembre e metà ottobre 2018 nella zona tra Brescia e Mantova era scoppiata un'epidemia di polmonite: 878 malati, morti e ricoveri in terapia intensiva; morirono anche le anatre di un canale bresciano (https://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/polmonite-1.4339539).

Inoltre, tra gli eventi pregressi che fanno pensare va considerato anche un comunicato dell'azienda ospedaliera-universitaria di Modena del 2016 dal titolo Patologie autoimmuni e polmonite interstiziale: la definizione di una nuova sindrome, in cui si parla della ricerca a cura dell'Università di Modena più un gruppo di ricerca USA per la prevenzione e la cura della nuova malattia, che ha «un andamento progressivo con una prognosi solo marginalmente migliore rispetto a quella della fibrosi polmonare idiopatica». Una malattia grave, dunque, ancora poco studiata ma già molto diffusa, almeno in pianura padana: «a Modena seguiamo un centinaio di pazienti affetti da questa patologia, la cui prevalenza è certamente sottostimata a causa della sua complessità diagnostica». Ovvero i malati sono molti di più di quelli diagnosticati (http://www.aou.mo.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1084).

Sempre già nel 2016 un boss della camorra aveva raccontato di una «Lombardia piena dei nostri rifiuti tossici», lasciandosi andare a precisazioni del tipo: «Montichiari? Me la ricordo bene [...] fino a Mantova siamo arrivati». Infatti, diversi giornali avevano parlato di sversamenti di 110.000 tonnellate di fanghi tossici tra il 2012 e il 2015 in diversi comuni delle province di Lodi, Cremona, Pavia.

Se non bastasse, possiamo ricordare che nella sola Bergamo ci sono sette impianti di produzione industriale per il trattamento di sostanze chimiche in larga scala. Tra il 2017 e il 2019 si sono verificati tre incidenti con fuoruscita di sostanze tossiche. Nel maggio 2017, la ASL di Montichiari in un incontro col popolo infuriato comunicava i primi dati della mortalità in una delle zone del Comune: il 23% in più sulla media italiana di morti per patologie respiratorie.

 

 

Da tutto quanto precede emergono necessariamente delle riflessioni.

Se proprio è necessario, una pandemia si può sempre trovare

Si sceglie una zona dall'aria pesantemente inquinata, si sceglie il periodo dell'influenza stagionale, si sceglie un tipo di virus estremamente diffuso in ogni angolo del pianeta, si semina il panico inondando di notizie allarmanti tutti i media, si addebitano al virus la gran parte dei morti per qualsiasi causa, si offuscano persino i dati ufficiali con immagini di morte e titoli cubitali di narrazioni raccapriccianti.

Nei primi 60 giorni dall'inizio della "pandemia", in Italia sono morte di cancro 29.100 persone. Dal 29 al 7%, a seconda del tipo di tumore, avevano meno di 49 anni. Molti erano bambini. In Italia ci sono 50 ospedali con reparti oncologici pediatrici. Nascono bambini già malati di tumore. Tutti noi abbiamo molte più probabilità di morire di tumore che di qualsiasi virus. Il cancro è una malattia dello "sviluppo", di quello sviluppo che ha fatto dei combustibili fossili la fonte di energia di tutto il pianeta, delle radiazioni elettromagnetiche un consumo mondiale e che ha prodotto più di 100.000 sostanze chimico-sintetiche e ora anche biotecnologiche incompatibili con la vita naturale. Ma che hanno fatto guadagnare miliardi a quelle mille multinazionali/finanziarie globali del FEM.

Nessun governo e nessuna istituzione internazionale stanno facendo niente per salvarci da queste minacce. Stanno invece, grazie alla pandemia, diffondendo e proponendosi di diffondere altro inquinamento e privandoci della libertà e di ogni strumento che ci permetta di lottare e contrapporci. La mascherina ce l'hanno messa sugli occhi, strappiamocela e guardiamo in faccia la realtà. Il cambiamento climatico comincia a mettere a repentaglio le risorse alimentari, i Paesi produttori di cereali hanno deciso di bloccare o limitare le esportazioni.

Non è un virus che minaccia l'umanità,
è il sistema in cui viviamo che è
diventato una minaccia mortale.

Dobbiamo sopprimere il capitalismo prima che il capitalismo sopprima noi e il pianeta, magari con la scusa di salvarci.

LEGGI ORA IL LIBRO DI SONIA SAVIOLI
IL GIALLO DEL CORONAVIRUS


Sonia Savioli
Sonia Savioli è nata a Milano nel 1951, ma oggi vive in campagna dove coltiva con la famiglia un piccolo podere sulle colline tra Siena e Firenze.... Leggi la biografia
Sonia Savioli è nata a Milano nel 1951, ma oggi vive in campagna dove coltiva con la famiglia un piccolo podere sulle colline tra Siena e Firenze. Scrittrice e saggista prolifica ha pubblicato Campovento, Slow life, Alla città nemica, Il gallo di Misme, Brumba sull’albero, Il possente coro, Scemi di Guerra, Marea nera, La vita sacra, ONG: il... Leggi la biografia

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