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È giusto donare gli organi?

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È giusto donare gli organi?

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È giusto donare gli organi?
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Un'indagine coraggiosa e senza pregiudizi su un tema scomodo e troppo spesso dato per scontato a cura di Valerio Pignatta, collaboratore e membro del Comitato Scientifico della rivista Scienza e Conoscenza. 


Redazione Scienza e Conoscenza

I trapianti di organo sono ormai abbastanza diffusi nella popolazione dei paesi ricchi occidentali. Tutti noi più o meno conosciamo o sappiamo di qualcuno cui è stato trapiantato il fegato, il cuore, il polmone, il rene ecc. Ma un trapianto può riguardare non solo degli organi ma anche parti del corpo umano più specifiche come cornee, ossa, tendini, o anche insiemi complessi come una mano.

Gli organi o i tessuti da trapiantare possono essere ricavati da un tessuto rigenerabile proprio del paziente e ricorrendo alle tecniche di crioconservazione, o essere derivati da materiale animale oppure ancora essere ottenuti (secondo varie modalità) da un altro essere umano. In quest'ultima situazione si accavallano da sempre problematiche di tipo medico, etico, filosofico, spirituale e non ultimo economico. Innanzi tutto occorre ricordare che ogni trapianto di organi prevede a monte un espianto di organi su un soggetto dichiarato deceduto.

Qui sopravviene subito il primo problema. In ogni paese, ad esempio, si è morti secondo diverse disposizioni di legge. Un morto in un paese potrebbe non esserlo in un altro. In Italia abbiamo due diversi tipi di morte riconosciuti:

a) la morte per cessazione cardiaca e fermo della circolazione sanguigna per più di venti minuti e monitorata con elettrocardiogramma;

b) la morte encefalica, ovvero una situazione del paziente per cui per almeno sei ore vige la cessazione dell'attività elettrica cerebrale, lo stato di incoscienza, la respirazione solo se indotta artificialmente e l'assenza di riflessi del tronco encefalico.

Nel caso sia stabilita la morte encefalica, previo consenso dei familiari, può essere effettuato il prelievo degli organi o dei tessuti. 
Ovviamente prima va verificata la biocompatibilità tra donatore e ricevente per quanto riguarda il gruppo sanguigno, il fattore Rh e altre caratteristiche. Una volta trapiantato l'organo, il ricevente dovrà sottoporsi per tutta la vita a un trattamento immunosoppressivo per ridurre le probabilità di rigetto dell'organo stesso vissuto come non self dall'organismo ricevente.


La morte cerebrale

Un primo problema che viene sollevato da chi non vede di buon occhio la trapiantologia è che nel momento in cui viene effettuato l'espianto, il cuore di colui che sarà il donatore è ancora battente e il sangue circolante, anche se la respirazione viene indotta artificialmente. In pratica, il paziente a livello fisiologico (non cerebrale) è moribondo ma vivo. E anche sul livello di funzionalità cerebrale ci sono alcuni dubbi.

Se secondo molti neurologi la morte encefalica è determinata e sicura, secondo altri lo è meno.

Ad esempio, secondo un paio di medici della nota Harvard Medical School di Boston, il dottor Robert D. Truog e il dottor James C. Fakler accertare la cessazione irreversibile di tutte le funzioni cerebrali è impossibile (1).

Altri medici sono ancora più radicali. Il dottor David Wainwright Evans, specialista in cardiologia al celebre centro trapianti del Papworth Hospital di Cambridge (proprio dove ultimamente hanno trapiantato per la prima volta in Europa un cuore da cadavere, ne parliamo poco oltre) già molti anni fa era divenuto noto nel suo paese per il fatto di aver abbandonato il centro stesso in seguito a episodi legati a interventi di trapiantologia in cui si era rivelato palese che il cuore veniva espiantato a persone ancora vive e in alcuni casi anche in grado di vivere senza respiratore artificiale, emettere gorgoglii, boccheggiare in pieno intervento chirurgico di espianto (2).

In effetti, i criteri di morte cerebrale, dalla loro prima formulazione dell'Harvard Medical Report del 1968 (messa a punto da un team di scienziati sempre dell'Harvard Medical School), che ne fu il testo base per tutte le legislazioni nazionali, a oggi, sono stati resi sempre più elastici. Ad esempio, nella prima definizione, per essere dichiarato morto il paziente non doveva manifestare alcuna reazione riflessa.

Oggi la situazione è diversa. Per esempio in Germania i riflessi compatibili con la definizione di morte cerebrale sono diciassette per gli uomini e quattordici per le donne. Secondo Renate Greinert, che ha fondato un'associazione informativa sui trapianti in quel paese, il 75% dei morti cerebrali è ancora in grado di compiere movimenti riflessi anche notevoli (3).

Ma non solo. La pressione esercitata dal meccanismo economico e scientifico dei trapianti ha indotto il legislatore del nostro paese ad approvare un decreto nel 2008 che va a modificare il concetto di morte cerebrale a cuore battente (4).

Questa nuova normativa impone (anche in assenza di consenso) esami diagnostici per verificare lo stato di morte cerebrale attraverso il controllo del flusso ematico a livello del cervello. Ma tali angiografie, doppler, test dell'apnea sono metodiche dimostratamente (5) invasive e con effetti indesiderati drammatici nelle situazioni di pazienti in quello stato. Il decreto abbassa poi i tempi di osservazione e i controlli medici prima di partire con gli espianti, aumentando il tal modo le possibilità di errori diagnostici.

Molti medici (6) hanno infine riferito che in seguito alla dichiarazione di “morte” il solo cambio di “destinazione” del paziente, da destinatario bisognoso di cure a potenziale donatore, fa scattare un atteggiamento nel personale che induce spesso a trascurare la sua sofferenza e in funzione del recupero del materiale biologico che serve, cancellando ogni dignità rimanente della persona morente e impedendole di morire in pace.

 

Il silenzio-assenso

Come ci si può porre quindi di fronte a questa situazione, anche dal punto di vista legale? La cosiddetta legge del silenzio-assenso (n. 91 del 1° aprile 1999) che regola la materia prelievi e trapianti, prevederebbe l'emanazione di un successivo Decreto ministeriale per la manifestazione di volontà, negativa o positiva, alla donazione degli organi. Il decreto in questione tuttavia, sino ad oggi, non è mai stato emanato. La motivazione data dal Centro Nazionale Trapianti, è attribuita al costo eccessivo per persona (10 euro) al di fuori della portata delle ASL che non hanno fondi da destinare a tale informativa/raccolta di pareri ai pazienti.

In sostanza, sino ad oggi, siccome siamo nella situazione di disposizioni transitorie previste dalla citata legge, chi volesse essere sicuro di poter rifiutare di donare i propri organi in caso di situazione drammatica e non cosciente dovrebbe preventivamente fare una dichiarazione scritta e autografa della sua volontà e possibilmente appoggiarsi all'associazione che tutela questo diritto in Italia (www.antipredazione.org) oppure registrarla presso lo studio di qualche notaio e presentarla poi in caso di ricovero.

Nel mondo la situazione delle normative che regolano i trapianti sono comunque varie. Mettendo a confronto le varie legislazioni si può notare che il tema investe profondamente la cultura di un popolo, le proprie credenze etiche, religiose e scientifiche e finanche logistiche e di organizzazione di una società.

In Belgio, ad esempio, la pratica da noi liberamente attuata a partire dal 2010 della cosiddetta donazione “samaritana” (da una persona sana che vuole cedere a uno sconosciuto un proprio organo presente “a coppia”) è vietata per legge.

In Cina, cittadini privati e organizzazioni pubbliche non possono accettare i corpi come “donazioni”. Solo istituti medici, scuole di medicina e istituti di ricerca possono farlo. Inoltre i cadaveri possono essere spostati all'interno del paese solo per questioni legate alla sepoltura. In Giappone la donazione di organi (approvata solo nel 1997) è un evento rarissimo perché cozza con la cultura di quel popolo.

Sulla rivista Scienza e Conoscenza n. 53 trovi l'articolo completo che approfondisce l'argomento con le risposte a queste domande:

  • La scienza dei trapianti è davvero obiettiva?
  • Cosa succede quando avvengono complicazioni?
  • Possiamo ripensare al senso collettivo sulla nascita e sulla morte?
  • Note e bibliografia essenziale

Redazione Scienza e Conoscenza
Scienza e Conoscenza è la rivista ufficiale del Gruppo Editoriale Macro. È un trimestrale che parla di medicina integrata, medicina non... Leggi la biografia
Scienza e Conoscenza è la rivista ufficiale del Gruppo Editoriale Macro. È un trimestrale che parla di medicina integrata, medicina non convenzionale, scienze di frontiera, coscienza e consapevolezza, e che si avvale di un comitato scientifico di medici, ricercatori, scienziati e giornalisti.Operano in redazione: Marianna Gualazzi, Romina... Leggi la biografia

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