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La doula della morte: il sostegno negli ultimi giorni della vita

Crescita Personale

La doula della morte: il sostegno negli ultimi giorni della vita

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La doula della morte: il sostegno negli ultimi giorni della vita

Davanti alla morte di una persona cara, non siamo mai pronti, e per quanto ce lo possiamo aspettare, ad esempio quando la persona è molto anziana o malata, quando si presenta è sempre uno schiaffo di quelli che ci lasciano a terra storditi per un po’. Il momento del trapasso è molto difficile sia per chi sta lasciando questa vita sia per coloro che rimangono.

Per questo se ci fosse una doula, una persona che si prende cura del malato negli ultimi mesi della sua vita e accompagna i parenti nel duro cammino del lutto, questa fase potrebbe essere vissuta diversamente, offrendo l’opportunità di esaudire le ultime volontà del morente e facilitare il momento del distacco.

Henry Fersko-Weiss ci parla della sua esperienza di doula della morte e del perché è positiva nel suo libro Gli Ultimi Giorni della Vita.


Romina Rossi

La doula della morte: chi è e cosa fa

La doula è una figura professionale che offre sostegno emotivo e psicologico alla donna incinta e alla sua famiglia fino al primo anno di vita del bambino. Fornisce consigli, offre la propria esperienza alla neomamma, spesso lasciata sola in un momento così delicato della propria vita.

Mentre ormai la figura della doula è diventata normale, ancora, per lo meno da noi, non lo è la doula della morte, la persona che si prende cura del morente e della sua famiglia, assistendoli nella morte e durante il lutto, per aiutare i parenti a riprendere in mano la propria vita.

Nel momento della morte infatti, si creano dinamiche negative alimentate dai rimpianti: per non essere stati bravi genitori o bravi figli, per non avere fatto abbastanza, senza contare i sensi di colpa che si possono innescare da entrambe le parti. Se la vita fosse facile, forse lo sarebbe anche morire, ma nasciamo complessi e viviamo in maniera ancora più complessa, spesso incapaci di capire le nostre emozioni, o di farci comprendere e comprendere a nostra volta gli altri.

Tutti questi nodi vengono ingigantiti sul tramonto della vita, per cui da un lato diventa difficile lasciar andare la vita, perché si sente di non avere sistemato le cose più importanti e, dall’altro, non si vorrebbe lasciar andare la persona morente per via dei sensi di colpa, che spesso e volentieri diventano macigni che ci investono durante la fase di lutto. In questa situazione difficile si situa la doula della morte, il cui compito è semplice e complesso allo stesso tempo.

Ecco cosa scrive Henry Fersko-Weiss nel suo libro Gli Ultimi Giorni della Vita: “Probabilmente la cosa più importante che si possa fare per una persona che sta morendo e per i suoi cari consiste nell’ascoltarla davvero. Saper ascoltare è il fulcro dell’approccio doula: esso permette a una persona di condividere paure, rimpianti, frustrazioni, anelito religioso, disperazione e amore, ossia tutto l’insieme di emozioni e pensieri che si agitano nel suo animo. Per poter condividere quelle parti più profonde di sé, una persona deve sentire che non sarà giudicata, che non si tenterà di modificare le sue emozioni e che non le si imporranno idee diverse dalle sue.

Questo atto di vero ascolto, che io chiamo «ascolto attivo profondo», getta le basi di ogni supporto emotivo e spirituale. Rappresenta un dono di compassione che i familiari possono fare al morente, e gli uni agli altri. Per ascoltare in questo modo, le doule si mettono in disparte, restando aperti a ciò che la persona ha da dire; lo fanno senza paura, senza anteporre esigenze personali e senza lasciarsi ostacolare dalle proprie emozioni. Una doula non distoglie l’attenzione quando sente dire qualcosa di difficile da ascoltare, qualcosa che sfida le sue convinzioni o che la costringe ad analizzare le sue idee o sensazioni”.

Il suo compito, in altre parole, è quello di compiere un viaggio all’interno delle persone, che permetta loro di affrontare le emozioni e i sentimenti ancora in sospeso, liberandosi di pesanti fardelli in modo da poter compiere il nuovo viaggio leggeri e liberi. Perché non c’è niente di peggio che separarsi avendo il cuore pieno di sentimenti negativi e completamente in disequilibrio.

Ecco le parole dell’Autore: “Quando qualcuno sta morendo si deve realmente fare piazza pulita di tutte le macerie lasciate dalle tempeste passate. Per morire bene, una persona dovrebbe avere la possibilità di affrontare tutti quei problemi, anche quelli procrastinati per anni. È difficile morire in pace senza aver affrontato in qualche modo i rimpianti, i sensi di colpa, i dissapori e le fratture del passato.

Indipendentemente da quanto tempo è trascorso da un brutto episodio, o da quante parole dure siano state dette, esiste sempre un modo per ridurre il loro impatto e forse anche per risanare una situazione. Ciò può avvenire direttamente, oppure per mezzo di una lettera (che può anche non essere mai consegnata al destinatario).

Gesti come esprimere rimpianto, far chiarezza su una situazione o perdonare possono rivelarsi estremamente potenti e trasformativi per tutte le persone coinvolte. Possono bastare anche solo alcune semplici parole, pronunciate con l’intento di ricomporre uno screzio o un rapporto difficile”.

Con l’ascolto e l’aiuto a rivivere la propria vita e le proprie azioni, la persona morente può trovare risposte alle domande che più l’hanno assillata durante la propria esistenza, approcciare certe situazioni da angolazioni diverse, arrivando a quella accettazione che permette di trascorrere gli ultimi giorni in serenità.

D’altra parte, il lavoro della doula è prezioso anche per i famigliari, perché li aiuta nel percorso durante e dopo la morte: già vedere il proprio caro sul letto di morte più sereno e in qualche modo più consapevole del proprio vissuto è d’aiuto; inoltre la doula e può continuare a guidare i famigliari nell’analisi del declino fisico del congiunto, delle drammatiche difficoltà affrontate per accudirlo, dell’altalena di emozioni e degli incancellabili momenti di amore e rivelazione che hanno vissuto.

Viene portato avanti un lavoro di rielaborazione che può sconfinare nel supporto attivo alle prime fasi del lutto, se la famiglia richiede alle doule anche quel tipo di coinvolgimento.

Le sedute sono condotte da una o due doule, che diventano compagne di lutto dei familiari durante il processo della sua elaborazione: li affiancano nelle emozioni che provano e nelle risposte che danno, proprio come sono stati vicini a loro nei giorni della veglia. Gli strumenti utilizzati dalle doule – spiega Henry Fersko-Weiss – vengono usati sia con il morente che con i famigliari e sono:

  • ascolto attivo profondo,
  • contatto fisico,
  • visualizzazione,
  • esplorazione del significato,
  • lavoro su un lascito.

Scrive l’Autore: “Poiché il lutto è un lungo processo, le doule non possono rimanervi impegnate per tutta la sua durata. Se lo facessero, non sarebbero disponibili per occuparsi di altre persone morenti e dei loro congiunti. Perciò, a un certo punto, il lavoro con una famiglia si deve concludere. Questo può avvenire dopo una sola visita o dopo alcuni mesi. La decisione spetta alla famiglia e alle doule.

In genere, per i familiari lasciare andare non è facile, né lo è per le doule. I legami che si creano durante settimane o mesi di stretta collaborazione in un periodo così intenso e intimo sono molto forti. Qui il rito può rivestire un ruolo fondamentale. Esso serve a commemorare le esperienze, a segnare la transizione da una realtà a un’altra e a permettere alla famiglia e alle doule di dirsi addio in modo tale da stabilire un senso positivo di conclusione”.

Il lavoro del futuro

Se vi dicessero che avete pochi mesi di vita, cosa fareste? Come li vorreste trascorrere, e con chi? E come vi immaginate il vostro funerale? C’è qualcuno che conosce le vostre ultime volontà e che possa farle rispettare fino all’ultimo momento? Quanti di voi pianificano la propria morte?

Probabilmente la maggior parte di noi non ci pensa, o non prende in considerazione tutti gli aspetti, eppure si tratta di un aspetto importante, come scrive l’Autore: “Pianificare gli ultimi giorni di vita è un altro aspetto importante dell’approccio doula alla cura dei morenti. La maggior parte delle persone non lo fa, sia perché si cerca di restare concentrati sui bisogni immediati dell’accudimento, sia di mantenere una vita quotidiana il più possibile normale.

Queste tattiche aiutano tutti a tenere a bada i pensieri sulla morte. È come camminare lungo la stretta mulattiera di un passo di montagna: non si sbircia oltre il bordo del precipizio per vedere a che altitudine ci si trova, né si pensa a cosa succederebbe se si cadesse. Piuttosto, si sta attenti al terreno immediatamente davanti a sé, fingendo che quella sia solo una normale passeggiata all’aperto; altrimenti si potrebbe perdere l’equilibrio o ci si bloccherebbe per la paura.

Un altro motivo per cui le persone non pianificano la fine di una malattia è che non conoscono né le scelte che hanno a disposizione né i benefici della pianificazione: sono convinte che l’unica cosa che gli resti da fare è soffrire, sperando che finisca il più presto possibile”.

Le statistiche dicono che la popolazione italiana è sempre più anziana, ciò significa che sono tante le persone che potrebbero avere bisogno del supporto di una doula, che possa dare conforto anche a figli e nipoti, amici o chiunque ne abbia bisogno.

Avere qualcuno che assista le persone in questo inevitabile passaggio è un vero aiuto: basta pensare al modo in cui si muore oggi, in un ospedale o in una struttura apposita, un luogo estraneo circondato dal via vai di estranei che non aiuta né il morente né i famigliari. Sarebbe bello se in queste strutture ci fosse una doula che si potesse dedicare ai malati e alle loro famiglie, prendersi cura dei loro bisogni e come, scrive l’Autore, ascoltare attentamente. Il loro momento di passaggio sarebbe molto più facile, o per lo meno sereno.

Nel mio lavoro di naturopata mi sto rendendo conto di quanto le persone abbiano bisogno di essere ascoltate, di poter parlare liberamente davanti a qualcuno che non le giudica ma che possa offrire un sostegno. A volte non c’è la soluzione di fronte al problema, ma non sempre è la soluzione ciò che si cerca, bensì la possibilità di poter parlare a cuore aperto di se stessi. Parlare ed essere ascoltati è di per sé terapeutico.

Posso solo immaginare cosa possa significare avere qualcuno che si dedichi al benessere delle persone anche durante gli ultimi momenti della propria vita: di sicuro si instaura una relazione da cui possono trarre vantaggio tutti i partecipanti, non solo la famiglia assistita ma anche la doula stessa, che di volta in volta, mettendosi al servizio degli altri, si arricchisce di sensibilità, dello scambio con gli altri e anche di gratitudine da parte delle persone che accudisce. Stare a contatto con la morte aiuta queste doule a capire più in profondità la morte.

Negli Stati Uniti il ruolo della doula sta diventando una professione, quella del caregiver (una parola per me bellissima, che dice molto sul ruolo che queste persone sono chiamate a svolgere, perché letteralmente potrebbe essere tradotta con “colui che dona attenzioni”) in forte ascesa. E in certi momenti una semplice attenzione, o il prendersi cura di qualcuno quanto può fare la differenza?

Il lato positivo è che chiunque può diventare caregiver, ovviamente una certa attitudine e sensibilità ad avere a che fare con persone in uno dei momenti più difficili della loro vita è indispensabile, ma davvero, come ci racconta Henry Fersko-Weiss la formazione per diventare doule della morte non richiede lauree specialistiche né skills particolari.

Poche tecniche, per altro ben spiegate nel libro, sono gli strumenti che permettono di approcciarsi al malato e alla famiglia che, grazie alla sensibilità e all’esperienza personale, possono essere affinati e personalizzati sempre più. C’è da augurarsi che la doula della morte diventi una delle professioni del futuro, sarebbe un passo in più verso il rispetto dei diritti dei malati molte volte negati, verso una morte meno asettica e più umana. Uno sbocco professionale fatto di compassione, sensibilità e tanto amore e rispetto per la vita.

 

TUTTO QUELLO CHE DEVI SAPERE SU COME ESSERE UNA DOULA DELLA MORTE


Romina Rossi
Giornalista freelance e web writer, collabora con la rivista “Vivi Consapevole” e diversi siti web, occupandosi prevalentemente di medicina... Leggi la biografia
Giornalista freelance e web writer, collabora con la rivista “Vivi Consapevole” e diversi siti web, occupandosi prevalentemente di medicina naturale, benessere olistico e tecniche naturali di guargione.L’amore per la Natura e la curiosità di capire i complicati e delicati meccanismi di funzionamento dell’uomo, la portano a intraprendere... Leggi la biografia

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