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Il motivo nascosto per cui imponiamo la disciplina ai nostri figli

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Il motivo nascosto per cui imponiamo la disciplina ai nostri figli

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Il motivo nascosto per cui imponiamo la disciplina ai nostri figli
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Se siete genitori, vi sarà capitato di chiedervi “perché mio figlio non fa ciò che gli dico?”. Perché sembra che i nostri figli debbano sempre sfidarci? E soprattutto, imporci loro con la disciplina è la soluzione migliore?

Nel suo libro “Zero Disciplina” la dottoressa e psicologa Shefali Tsabary ci spiega il motivo nascosto per cui i genitori si sentono in dovere di imporre la disciplina ai propri figli.


Redazione Web Macro

I figli tendono a sfidarci, sempre, fin da piccoli. Non è così? E allora ricorriamo alla ferrea disciplina per ristabilire l'ordine e ricordare loro chi è che comanda.

Ma ci siamo mai fermati un minuto a chiederci se quello che noi percepiamo come sfida è effettivamente lo stato reale delle cose? È davvero così? Veramente i nostri figli ci sfidano sempre?

Facciamo un esempio pratico. Abbiamo comprato a nostra figlia di 5 anni un vestito nuovo per andare ad una festa di compleanno. Eppure, quando apriamo la porta della sua camera lei indossa uno dei suoi vecchi abiti e ci guarda sorridente, proprio come se volesse sfidarci appunto. La prendiamo sul personale vero?

Le abbiamo comprato un abito nuovo, spendendo soldi, volendo che lei sia al meglio. Ma perché pensiamo che nostra figlia sia al corrente di questo? Secondo voi le sa quello che pensiamo? 

Insomma, siamo convinti che il desiderio di autodeterminazione di nostro figlia rappresenti una forma di ribellione per agire diversamente dal modo che in cui noi vogliamo agisca.

Come stanno realmente le cose

Eppure, se chiedessimo alla nostra bambina perché ha indossato quell'abito, ci risponderebbe con una semplicità e una logica spiazzanti. Perché era quello che più le piaceva e più si addiceva al suo umore in quel momento. Noi non c'entriamo nulla. Non compariamo nemmeno nella spiegazione.

Ecco allora che la realtà diventa un'altra, quella che ci vede come protagonisti, e il più delle volte con un ruolo del tutto discutibile. Quello del manipolatore. Pensiamo alle semplici frasi che diciamo ai nostri bambini per indurli a fare ciò che vogliamo noi. Per esempio "La mamma è tanto felice quando ti vede suonare il pianoforte" oppure "Rendi il papà davvero orgoglioso quando ti vede giocare a calcio".

Quando manipoliamo i nostri figli in questo modo li graviamo della responsabilità di prendersi cura delle nostre emozioni. E come conseguenza, quando fanno qualcosa che devia dal percorso che noi abbiamo prestabilito per loro, entrano in conflitto con se stessi

Da cosa deriva questo? Perché diamo per scontato che i figli debbano riflettere la nostra immagine al meglio? E perché ci sentiamo privati del nostro potere quando, per esempio, indossano un abito diverso da quello che avevamo scelto per loro?

Questa sensazione trae origine dalla nostra infanzia, quando i nostri genitori si sono comportati esattamente come noi ci stiamo comportando adesso. 

Quindi, a 5 anni è il vestito, a 10 vincere una competizione sportiva, a 20 entrare nell'università più prestigiosa e così via.

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Tendiamo a ripetere gli errori dei nostri genitori

Ci vuole un grande coraggio per riuscire a chiedersi perché quando i nostri figli sfidano l'immagine che abbiamo di noi stessi come genitori, proviamo emozioni così forti. Ci vuole coraggio perché la risposta, guardandosi dentro, probabilmente sarebbe che ci sentiamo vuoti, perché il nostro vero sè è stato oppresso durante l'infanzia.

Ed ecco spiegato il motivo per cui, nel 90% dei casi viene imposta la disciplina: perché ci sentiamo inadeguati e colpevoli.

La rivelazione che la disciplina non rappresenta altro che una stampella per quei genitori che si sentono impotenti nel confrontarsi con le proprie inadeguatezze è niente meno che rivoluzionaria.

Ed è grazie a questa consapevolezza rivoluzionaria che ora possiamo concepire la genitorialità sotto una luce completamente diversa. Diventare genitore è una splendida opportunità per risvegliare in noi ciò che era stato anestetizzato dall'educazione che ci era stata impartita. In pratica, diventare genitori ci da l'opportunità di rinascere.

Quali comportamenti possiamo adottare per far sì che questa rinascita abbia inizio? 

Potremmo inizire così: anziché attaccare verbalmente nostro figlio quando pensiamo che ci stia sfidando, poniamoci in ascolto delle emozioni che affiorano in noi in quel momento.

Così facendo, senza soffocare il sè autentico dei nostri figli, il rapporto genitore-figlio si trasforma in un sostegno reciproco per il raggiungimento della completezza da parte di entrambi. Ed è così che essere genitori diventa la cornice perfetta per la nostra crescita.

L’obiettivo del lavoro genitoriale è amare i nostri figli a partire da una sensazione interiore di abbondanza, che si traduce in un approccio che non teme per il loro benessere o successo. Sentendoci completi sul piano personale, non abbiamo alcun bisogno di indurli a adeguarsi a un nostro bisogno interiore.

È determinante liberare i nostri figli dal giogo di vivere i nostri sogni al nostro posto: sogni radicati nei nostri bisogni, non nei loro. Una volta liberi, si impegnano nella lotta per scoprire la propria voce e il proprio sentiero autentici instaurando un dialogo con l’immediatezza della propria esperienza di vita; e questo è il dono migliore che si possa fare a un figlio.


Redazione Web Macro
La Redazione Web Macro si occupa di tutte le ultime novità, anticipazioni, curiosità, approfondimenti che riguardano il mondo Macro. Gli articoli... Leggi la biografia
La Redazione Web Macro si occupa di tutte le ultime novità, anticipazioni, curiosità, approfondimenti che riguardano il mondo Macro. Gli articoli spaziano su tutti i principali argomenti che Macro divulga con passione dal 1987. Il meglio per il benessere di Corpo, Mente e Spirito raccontato da coloro che vedono nascere quotidianamente i... Leggi la biografia

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