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Cambiare il sistema: è davvero così difficile?

Scritto da: Italia Che Cambia | Vivere Ecologico

Cambiare il sistema: è davvero così difficile?

Paura, disorientamento, crisi, resistenza. Quando parliamo di cambiamento entrano in gioco un' infinità di emozioni contrastanti: ecco perché cambiare ci appare così difficile, talvolta impossibile.

Se poi da un livello puramente personale passiamo ad uno più complesso - ad esempio se volessimo agire su chi ci sta attorno, sul nostro quartiere, la nostra città, l’intero Paese - il coefficiente di difficoltà diventa ancora più alto.

Infatti alle nostre dinamiche intrapersonali dobbiamo aggiungerne altre interpersonali e sistemiche, il che va a complicare incredibilmente le cose. È una sorta di “secondo livello” di cambiamento, seppur intrecciato col primo, che è molto difficile da maneggiare.

Spesso, una volta raggiunta una certa consapevolezza su un determinato argomento, ciò che ci viene naturale è cercare di trasmettere questa nostra “scoperta” a chi ci sta intorno: smaniamo dalla voglia di rendere il mondo partecipe del nostro cambiamento, ci sembra tutto così evidente che non capiamo come mai anche gli altri non aprano gli occhi. Vorremmo che tutti seguissero il nostro esempio innescando una catena virtuosa di propagazione del cambiamento.

Perché il cambiamento è complicato

Ma non è così semplice e c’è il rischio concreto di cadere in quella che potremmo definire la “sindrome di Rocky IV”. In una celebre scena di Rocky IV, Stallone dopo aver sconfitto il terribile Ivan Drago urla in diretta mondiale “Se io posso cambiare, se voi potete cambiare, allora tutto il mondo può cambiare!”. Non che il concetto in sé sia sbagliato, ma la nostra mente tende a concepire questo processo di cambiamento sistemico in maniera lineare, come una sommatoria di tanti cambiamenti personali. Se tutti noi cambiassimo le nostre abitudini singolarmente, pensiamo, allora anche il sistema nel suo complesso cambierebbe!

Tuttavia si tratta di un falso ragionamento. Infatti i sistemi rispondono a logiche che non sono lineari. Per fare un esempio un po’ grossolano ma che rende l’idea, sarebbe come cercare di risolvere un cubo di Rubik ragionando sui singoli quadratini colorati. Potremmo andare avanti giorni a spostare i singoli quadratini sulla faccia giusta, ma ogni nostra mossa agirebbe indirettamente sulle altre facce rovinandoci i piani e scombinando tutto. Lo stesso accade nei sistemi: ogni mossa che facciamo genera innumerevoli retroazioni e comporta un riadattamento generale che va ben aldilà dei nostri intenti iniziali.

Per capirlo basta aumentare anche di un minimo la complessità, salire di un livello e passare dalla singola persona alla forma di aggregazione sociale immediatamente superiore: la coppia. Quando due persone decidono di vivere assieme vi è generalmente una prima fase instabile in cui ognuno è chiamato a modificare in parte le sue abitudini per adattarle in maniera compensativa a quelle dell’altro. Si creano così dei ruoli più o meno definiti (spesso inconsapevoli) e delle dinamiche specifiche. Ad esempio se un partner è particolarmente disordinato l’altro tenderà ad essere più ordinato, se uno ha un atteggiamento protettivo e genitoriale l’altro potrà assumere comportamenti infantili ed insicuri. E così via.

Ovviamente si tratta di esempi e semplificazioni, ma il senso generale è che la coppia è un sistema che ha una sua stabilità ed ha proprietà emergenti che vanno aldilà di quelle dei due individui che la compongono. Per questo è così difficile cambiare le dinamiche di coppia!

Quante volte ci sarà capitato, a fronte di un cambiamento in una nostra abitudine, di vedere resistenze da parte del nostro partner o addirittura movimenti nella direzione opposta? Noi diventiamo più attivi e dinamici e il partner è improvvisamente indolente, e così via. Magari ci siamo arrabbiati e abbiamo litigato a morte perché abbiamo visto nel partner un freno al tipo di cambiamento che avremmo voluto portare nel nostro sistema-coppia, ma la verità è che è il sistema stesso che tende alla stabilità e quindi oppone delle forze uguali e contrarie ad ogni nostra spinta verso il cambiamento.

E che dire delle dinamiche di gruppo? Chi ha lavorato in gruppo saprà quanto sia difficile cambiare i ruoli che inconsapevolmente tendiamo ad assumere all’interno di un gruppo.

Quando penso a queste dinamiche mi viene spesso in mente un mio conoscente che metteva così tanta foga e concitazione nel parlare a tutti dell’importanza di vivere in maniera sostenibile che aveva generato attorno a sé una generale insofferenza verso queste tematiche e una spinta di direzione opposta. Oppure a quel ministro a capo di una guerra alla droga il cui figlio diventò tossicodipendente. Esistono migliaia di esempi come questi. Non siamo esseri poi così razionali e le nostre azioni sono dettate da molti fattori che non siamo neppure del tutto in grado di comprendere.

Dunque le cose si complicano anche solo al passaggio dall’individuo alla coppia o a piccoli gruppi di persone. Figuriamoci a formazioni sociali più complesse! A tutto ciò si aggiungano anche le dinamiche, altrettanto complesse, del sistema fisico in cui ci muoviamo. Un vero rompicapo, altro che cubo di rubik!

Cosa possiamo fare nel concreto?

Quindi non si può fare nulla? Ogni nostra azione è destinata miseramente a fallire per colpa del sistema? Fortunatamente non è così. Tutti i sistemi hanno dei punti in cui sono particolarmente sensibili al cambiamento. Solo non sono quelli che ci aspetteremmo. Ad esempio nei sistemi sociali, nei gruppi, nelle relazioni interpersonali una delle leve di cambiamento maggiore consiste nel cambiare il modo con cui ci relazioniamo con gli altri, ad esempio utilizzando tecniche di facilitazione o strumenti come la comunicazione non violenta elaborata da Marshall Rosenberg. Inoltre esiste un’intera branca della psicologia, detta sistemico-relazionale, che studia proprio questo tipo di influenze reciproche e inquadra il comportamento di un individuo all’interno di un sistema di relazioni.

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Per il mondo fisico invece uno “strumento” come la permacultura si è rivelato un metodo particolarmente efficace di interazione con i sistemi complessi. Mentre per chi volesse approfondire la questione da un punto di vista più teorico vi è il filone di studi del cosiddetto “pensiero sistemico”. Una delle sue opere principali è “Thinking in systems” di Donella H. Meadows, in cui si illustra il funzionamento controintuitivo di molti sistemi complessi e si passano in rassegna alcuni casi standard con le rispettive leve di cambiamento più comuni.

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Per concludere, con questo articolo non vorrei frenare la spinta al cambiamento né gli entusiasmi di chi vuole cambiare il mondo. Tutt’altro! Vorrei piuttosto mettere in guardia dai pericoli che si corrono lungo il percorso ed evitare così delusioni e scoramenti che rischiano di portare al fallimento e a concludere la nostra esperienza al primo ostacolo con un malinconico “Tanto le persone non vogliono cambiare” o “ tanto non cambia mai niente”.

Per cambiare davvero un sistema non è sufficiente la spinta emotiva iniziale: servono studio e applicazione, conoscenze tecniche e pratica sul campo, capacità di mettersi in gioco e elasticità mentale nel rivedere le nostre convinzioni.

Articolo scritto da Andrea Degl’Innocenti di Italia che Cambia e autore del libro Islanda Chiama Italia - Storia di un paese che è uscito dalla crisi rifiutando il debito.

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