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Primavera, tempo di pulizie: disintossicarsi con lo yoga

Scritto da: Redazione Le Vie del Dharma | Salute e Benessere

Primavera, tempo di pulizie: disintossicarsi con lo yoga

È tornata la primavera e con lei la luce, il tepore e anche un po’ di stress per il nostro organismo che si sta liberando dalle tossine: lo yoga e una corretta alimentazione possono aiutarci ad affrontare al meglio un momento di cambiamento così intenso.

È primavera: tempo di pulizie

A primavera la linfa degli alberi, che era stata spinta giù verso le radici, nella terra, per non gelare durante l’inverno, comincia a risalire lungo il tronco e fino al più piccolo rametto. È così che cominciano a vedersi di nuovo le prime foglioline.

Questa “inversione” è la medesima anche nel nostro corpo: la linfa (anche noi l’abbiamo!) si mette di nuovo in movimento, per portare fuori le tossine accumulate durante l’inverno e risvegliare l’intero organismo. Ecco allora che possiamo sentirci stanchi: il fegato deve pulire il sangue dai rifiuti che si sono rimessi in moto e che devono essere portati fuori dal nostro corpo. Possiamo aiutare l’organismo in questo lavoro di “pulizie di primavera” e, proprio come facciamo in casa, usare l’acqua e qualche prodotto pulente.

Disintossicare l’organismo: un aiuto dalle erbe

Nelle stagioni di passaggio (primavera e autunno soprattutto, ma un po’ in tutti i cambi di stagione) può capitare di sentirsi privi di energia, più stanchi fin dal mattino e più assonnati di giorno. La medicina tradizionale indica questi cali come segnali di fatica degli organi deputati alla disintossicazione dell’organismo, soprattutto il fegato.

Le erbe più efficaci in questo senso (“spazzine” anche dei reni e del sangue) sono il tarassaco, il cardo mariano, la cicoria, assunte sotto forma di tisane. Non a caso nel periodo primaverile si trovano anche gli asparagi (meglio se selvatici), la cui azione depurativa è nota.

Ecco un piccolo riassunto delle erbe utili per la depurazione, incluse alcune non propriamente amare:

  • Basilico: questa pianta – il cui nome significa “pianta regale” – tonifica il sistema nervoso e le ghiandole surrenali (teniamole a mente! Tra poco ne riparleremo), cancella la stanchezza, stimola fegato, reni e intestino.
  • Borragine: oltre alle foglie da sminuzzare, crude, nelle insalate, anche i petali del fiore sono ricchi di vitamine e di fitoestrogeni, miracolosi per la salute della pelle.
  • Asparagi: come già detto, ripuliscono reni e vescica con la loro azione diuretica e drenante anche sul fegato. Usiamoli nel risotto e nelle zuppe, ma evitiamo di mangiarli con uova e burro fuso!
  • Tarassaco: mangiato fresco in insalata (ma anche lesso è ottimo), pulisce sangue, fegato e intestino.
  • Alghe: anche loro sono “erbe” di mare, e svegliano il metabolismo appesantito dall’inverno. Si possono trovare nelle erboristerie e nei negozi di alimenti naturali, come polvere (kombu o kelp) o in capsule (spirulina).
  • Ribes nero: preparato con i germogli del ribes, stimola soprattutto le ghiandole surrenali a rilasciare sostanze antiinfiammatorie e antiallergiche; combatte la stanchezza primaverile e rafforza il sistema immunitario; aiuta a ridurre il colesterolo nel sangue e a drenare tutto l’organismo. Si può assumere nei 3 mesi primaverili, 50 gocce la mattina a digiuno (macerato glicerico di ribes nigrum), con un po’ d’acqua. 

Scopri come coltivare queste ed altre erbe comodamente sul tuo balcone.

Le posizioni yoga per liberarsi dalle tossine

Le ghiandole surrenali vengono stimolate anche da specifiche posizioni yoga, quali gli inarcamenti.
Ne descriviamo quattro: due sono per tutti (Bhujangasana e Sarpasana) e due per chi è già più esperto (Dhanurasana e Natarajasana).

Bhujangasana, la posizione del cobra

Simbolo di trasformazione per eccellenza – “cambia” persino la pelle, proprio come abbiamo bisogno di fare in noi in primavera – il serpente e le posizioni a esso legate sono adatte alla primavera.

  • Corpo disteso prono, fronte a terra, gambe unite, piedi allungati sul loro dorso;
  • sistemare le mani, palmo in basso, ai lati del torace, più o meno all’altezza dei capezzoli;
  • la posizione inizia strisciando sul pavimento il naso, la bocca, il mento, per ruotare il capo all’indietro, allungando bene la gola, a quel punto sollevare anche il busto – comunque non oltre l’ombelico – tenendo i gomiti vicini al busto e tenendo le braccia piegate;
  • restare 2-3 respiri, tornare, sciogliere la posizioni e riposare;
  • ripetere ancora 2 volte, aumentando ogni volta di 1-2 respiri la statica.

Sarpasana, la posizione del serpente

Anche le torsioni sono posizioni yoga disintossicanti, e qui uniamo appunto la torsione al simbolo del serpente come trasformazione.

  • Corpo disteso supino, gambe unite, piegare la gamba destra appoggiandone il piede sul ginocchio della gamba sinistra;
  • la mano sinistra afferra il ginocchio destro e lo “tira” verso il pavimento a sinistra;
  • la testa ruota sul proprio asse verso destra;
  • il braccio libero – in questo caso il destro – si allontana un po’ dal corpo e resta rilassato, cercando di tenere la scapola destra a contatto col pavimento.
  • Restare 4-7 respiri o più, tornare lentamente, ripetere dall’altro lato, per gli stessi tempi.
  • Ripetere il tutto per un totale di 3 volte.

Dhanurasana, l’arco (parziale e completo)

Dhanurasana, l’arco: nella foto la posizione completa

Dhanurasana, l'arco: nella foto la posizione completa

  • Corpo disteso prono, allungare il braccio destro in avanti, palmo della mano “incollato” sul pavimento;
  • piegare la gamba sinistra e afferrarne la caviglia con il braccio sinistro;
  • spingendo sulla mano destra, tirare su il busto, inarcandolo all’indietro, mentre il piede sinistro si allunga verso l’alto, sempre tenendo la caviglia con la mano sinistra;
  • anche il capo si piega all’indietro, per aumentare l’inarcamento.
  • Restare 4-7 respiri, tornare, riposare qualche respiro e ripetere dall’altro lato.
  • L’intera routine si ripete per un totale di 3 volte.

L’asana si sviluppa con la ripetizione e, dopo un opportuno numero di ripetizioni, nel corso di 2-3 mesi, si potrà affrontare la posizione completa:

  • stessa partenza, divaricare le gambe quindi piegarle entrambe al ginocchio, afferrando le caviglie con le mani;
  • la posizione si crea spingendo i piedi contemporaneamente indietro e verso l’alto, mantenendo il legame tra le mani e le caviglie, e inarcando il corpo all’indietro;
  • le cosce si sollevano da terra, il corpo “dondola” quasi sull’addome, l’unica parte del corpo che appoggia sul pavimento.
  • I piedi e le gambe possono restare divaricati, tenderanno via-via ad avvicinarsi sempre di più, con l’apprendimento della posizione.

Natarajasana, Shiva danzante

  • In piedi, allungare verso l’alto il braccio sinistro, palmo della mano in avanti;
  • piegando la gamba destra afferrare la caviglia con la mano, dallo stesso lato;
  • piegando leggermente il busto in avanti, la gamba destra si allunga all’indietro e verso l’alto, mantenendo il legame con la mano corrispondente.
  • Gli occhi sono aperti e lo sguardo è fissato sull’orizzonte.
  • La gamba che sorregge tutto il peso – in questo caso la sinistra – resta tesa.
  • Restare 4-7 respiri, tornare, riposare qualche respiro e ripetere dall’altro lato.
  • L’intera routine si ripete per un totale di 3 volte.

Pranayama: il potere purificante del respiro

Anche lo yoga insegna che il modo migliore per depurarci è respirare all’aria aperta. La primavera è un buon momento per cominciare a farlo, ogni volta che ci è possibile. Ricordiamoci che una respirazione profonda può eliminare fino al 75% dei rifiuti che l’organismo produce.

In primavera si torna all'aria aperta anche per correre, leggi qui come farlo senza correre rischi.

Possiamo provare ad aumentare l’espirazione fino a farla durare circa il doppio rispetto all’inspirazione. Il consiglio è cominciare con tempi brevi: inspirare contando 1, 2, 3, espirare contando 1, 2, 3, 4, 5, 6.
Quando questo tempo è diventato familiare, si può inserire anche una ritenzione breve, prima di espirare.
Inspirare per 2 tempi, trattenere per 1 tempo, espirare per 4 tempi, questo è un buon tempo per un respiro purificante.

E perché non approfittare della primavera per richiamare alla memoria il suono delle api, che tra poco sentiremo di nuovo ronzare intorno ai fiori?

Brahmari, il ronzio dell’ape

Dopo una profonda inspirazione, lasciar uscire l’aria dal naso e dalla bocca appena schiusa, producendo il tipico ronzio dell’ape: è una vibrazione ottenuta dalla pronuncia della parola inglese king (re, in italiano), fermandosi sulla “n”.
Conviene andare dal vostro/dalla vostra insegnante e ascoltare il suono, perché come quasi sempre nelle tecniche di pranayama (tecniche di respirazione) è più facile “a farsi che a dirsi”.

In questo link puoi trovare un breve video in cui potrai sentire bhramari, il ronzio dell’ape.



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