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1987-2017: 30 anni di Benessere e Conoscenza

Pet Therapy e disabilità grave

Scritto da: Alberto Dal Negro | Amici Animali

Pet Therapy e disabilità grave

Per un animale noi siamo quello che siamo. Non c’è giudizio, non c’è discriminazione. L’ho già scritto e non dico nulla di nuovo. E nessuno lo mette in dubbio.

Ma guardiamo la situazione dall’altra parte, dalla parte di una persona che si trova di fronte un animale.

Proviamo a pensare ad una ragazza con una grave disabilità, diamole un nome di fantasia, ad esempio Esther, per rendere il tutto più concreto. Ipotizziamo che questa ragazza, di origine nordafricana, sia vissuta fino all’anno prima e per lunghi dieci anni sempre chiusa in casa, priva di ogni stimolo, per cui ogni cosa al di fuori di una stretta routine rappresenta per lei un'esperienza spesso destabilizzante.

Poi Esther arriva in Italia con la famiglia, viene inserita in una scuola, con mille attività e progetti. Come può reagire in questo turbinio di situazioni nuove? Esther si muove su una sedia a rotelle, e fatica molto anche nei movimenti con gli arti superiori. E non parla. Piange e si dispera in continuazione. Sotto l’aspetto cognitivo è come una bambina di 18 mesi. Comunica solo i suoi bisogni primari, ma fa capire chiaramente quello che non le piace.

La sua insegnante ci chiama per vedere se, con l’aiuto di un animale, si riesce a ridurre questo suo continuo stato di ansia che si amplifica quando chi la accudisce si allontana un attimo da lei; e se si riesce ad aiutarla a relazionarsi adeguatamente con gli altri. Anche solo con un animale. Può sembrare poca cosa, ma per Esther sarebbe già un passo importante.

Pet Therapy: cos'è e come funziona

Il progetto che abbiamo fatto con lei si è sviluppato in 7 incontri, un’ora a settimana; insieme ad una mia collega e alla sua splendida labrador chocolate, Olivia.

 

Il progetto ha avuto un esito molto positivo. E' impressionante il progresso osservato dal momento iniziale a quello finale, ci racconta la sua insegnante.

Pet Therapy: il rapporto animale paziente

Esther, dopo una prima necessaria fase in cui ha dovuto "inquadrare" il cane, capire se fidarsi o meno, prendere confidenza con lui, ha mostrato via via una forte attrazione verso di lui e la sua attenzione è sempre stata costante e al massimo livello consentitole, tanto che al termine dell'incontro era tanto esausta quanto rilassata. Ha saputo comunicare molto bene le sue intenzioni.

Progressivamente si sono osservati sempre più sorrisi, un maggiore rilassamento del tono muscolare, evidenziato anche da sempre più frequenti sospiri. Inizialmente Esther era sempre attaccata alla sua assistente, con una ricerca continua di approvazione. A mano a mano ha ricercato il contatto con l'animale fino a disinteressarsi completamente di chi le fosse vicino.

Ha altresì ricercato molto il contatto fisico anche con la coadiutrice, acquisendo incontro dopo incontro una sempre maggiore fiducia e una certa sicurezza. Questo lo si è osservato anche dalla sua posizione, con una postura che si faceva via via sempre più diritta (= "mi sento sicura"/"sto bene").

Si è assistito ad una vera e propria interazione, con tempi lunghi di relazione col cane, movimenti adeguati e sempre più mirati (sia da seduta sia da distesa), nel massimo rispetto dell'animale.

Pet Therapy: come si svolge

Dei progetti esperiti durante l'anno – ci racconta la sua insegnante - questo è di fatto l'unico in cui per Esther si sia assistito ad un risultato significativo, ed in cui sia emerso il potenziale della ragazza.

Nel dare al cane un biscotto si è destreggiata molto bene a livello di manualità, dimostrando (a se stessa e agli altri) delle abilità sconosciute. Non solo ci è riuscita, ma ci è riuscita bene. Per accarezzare il cane, una volta presa confidenza, si protendeva verso di lui dalla sedia, ed i suoi movimenti erano sempre controllati, morbidi, misurati. La motivazione è tutto…

Ecco perché l'animale è un grande dono

Da parte nostra, in accordo con la sua assistente, cosa abbiamo fatto: abbiamo deciso di non avere alcuna aspettativa, di lasciare libertà di interazione, di fare in modo che Esther e Olivia interagissero spontaneamente, che seguissero i loro tempi e le loro strategie di avvicinamento e interazione, intervenendo solo a loro sostegno laddove ce lo chiedessero, con i movimenti o con gli sguardi.

Restando un po’ indietro e lasciandoli doverosamente protagonisti della scena. Doveva essere il loro spettacolo, non certo il nostro. E ha funzionato. Noi eravamo un po’ discosti, ma eravamo presenti, felici di quei piccoli semplici passi, emotivamente coinvolti e profondamente partecipi di ciò che stava accadendo…ed Esther lo sentiva.

LEGGI LA LA STORIA DI OMAR E BAFFONERO

  

Anche le persone che ci sembrano maggiormente compromesse sono in grado di avvertire sia minimi cambiamenti dell’ambiente sia dei nostri stati d’animo” scrive in un suo bellissimo libro Elide Del Negro, educatrice della Fondazione Hollman ed una delle massime esperte del settore. Ricordo che, ancora oltre dieci anni fa, mi ha colpito molto quanto scriveva:

“Imparare a riconoscere segnali comunicativi semplici, trasmessi da un animale all’uomo, è un processo che richiede umiltà e semplicità. Soprattutto richiede la capacità di ascolto, partendo dall’ascolto del silenzio… Da questo discende che il terapista stesso deve aver imparato ad ascoltarsi e a conoscersi in maniera approfondita; perché quanto maggiore è la capacità di un individuo di comprendere il proprio mondo emotivo, tanto maggiore sarà, di conseguenza, anche la sua capacità di intuire quello degli altri.”

Una riprova quindi di quello che raccontiamo sempre a chi intende avvicinarsi a questo settore: prima di tutto un percorso di crescita personale, che si affina a mano a mano che ci sintonizziamo sul sentire del nostro cane e, nello stesso tempo, sul nostro sentire. Più facciamo progressi in questa direzione, migliore sarà il contributo di aiuto che saremo in grado di offrire al prossimo.

Chi è l'operatore di Pet Therapy

“Non è necessario avere in attività animali che eseguono esercizi, ma terapisti che sanno osservare” conclude Elide del Negro.

Grandissima verità. Facile a dirsi…ma quanti sono in grado di osservare, sentire e sentirsi?

Ma questa è l’unica direzione da seguire per crescere, personalmente e professionalmente.

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